L’ennesimo contratto a perdere
Vanificata la spinta degli operai metalmeccanici per un contratto nazionale dignitoso con recupero del potere di acquisto e di contrattazione.
Vanificata la spinta degli operai metalmeccanici per un contratto nazionale dignitoso con recupero del potere di acquisto e di contrattazione.
Il Dipartimento di Filosofia di Unibo ha respinto il corso riservato ai cadetti di Modena, scatenando l’attacco del Capo di Stato Maggiore e della ministra Bernini. In gioco non è un pregiudizio: è l’autonomia universitaria, la libertà d’insegnamento e la difesa del sapere civile.
Precari PNRR, lavoratori usa e getta: migliaia di contratti a termine scadranno mentre il Piano arranca tra ritardi, burocrazia e organici insufficienti. La PA rischia di perdere competenze preziose invece di stabilizzarle, trasformando un’occasione storica in precarietà permanente e servizi più deboli.
Il 28 novembre, i sindacati sono scesi in piazza per uno sciopero generale che denuncia una Manovra ingiusta: niente tasse ai capitali, sgravi alle imprese al posto di aumenti salariali, welfare fermo, precari della ricerca senza futuro, miliardi al riarmo. All’orizzonte privatizzazioni, sanità privata e un clima sempre più autoritario.
La “pace” promessa passa dal riarmo: Berlino accelera su EDIP e infrastrutture dual use, Roma e Parigi riaprono il dossier leva (anche obbligatoria). Tra nuove deroghe, appalti lampo e cultura militarista, l’Europa prepara lo scontro mentre welfare e diritti arretrano.
Scendiamo in piazza per contestare la manovra 2026 del governo Meloni, una manovra che prevede l’aumento delle spese militari a discapito di servizi pubblici essenziali. Contestiamo anche il sotto finanziamento della sanità, della scuola e dei trasporti e la mancanza di iniziative per ridurre il lavoro precario e aumentare i salari.
Nell’Italia del lavoro nero è fin troppo facile imbattersi negli affitti occultati e non registrati, nei contratti di locazione non depositati.
Nel capitalismo odierno la ricchezza si concentra, il welfare arretra e la “meritocrazia” svela i propri limiti. La disuguaglianza non suscita più indignazione: è normalizzata. Serve riaprire il conflitto sociale per rompere rassegnazione, rendite e privilegi.
La CUB ha tenuto a Pisa una conferenza stampa con presidio per denunciare la precarietà nel settore culturale: salari poveri, part time involontari, appalti e false partite IVA. Verso lo sciopero generale del 28 novembre, per fondi, stabilizzazioni e dignità.
La vera sfida sarebbe quella di generare nuova ricchezza senza redistribuire stagnazione. Il concetto non è ovviamente nostro, lo abbiamo preso in prestito da quanti chiedono al Governo una nuova politica industriale.