La straordinaria rimonta elettorale di Lula segna una svolta nella politica brasiliana, premiando la mobilitazione popolare e le promesse di giustizia sociale. La reazione negativa dei mercati finanziari evidenzia tuttavia le profonde contraddizioni economiche e politiche che attraversano il Paese.

di Gabriele Maccioni
Attività svolta col prof. Andrea Vento
Nelle ultime elezioni presidenziali brasiliane del 25 ottobre Lula ha compiuto un vero e proprio miracolo politico, registrando una crescita record di ben 10.400.000 voti tra primo e secondo turno, aggiudicandosi il 51,79% dei consensi. Una rimonta straordinaria che ha blindato la sua vittoria finale contro l’altro candidato Bolsonaro.
La polarizzazione del Paese ha spinto gli elettori alle urne come raramente accaduto in passato. L’affluenza alle urne è infatti aumentata in controtendenza rispetto ai trend storici delle seconde votazioni, salendo dal 78,9% del primo turno all’80,8% del ballottaggio. Anche Bolsonaro ha mostrato capacità di mobilitazione, guadagnando 3.700.000 voti in più rispetto alla prima tornata. Tuttavia, la crescita non è bastata a contenere l’ondata di consensi riservata a Lula, capace di intercettare in modo massiccio sia l’elettorato moderati dei candidati esclusi al secondo turno, sia la fetta di astensionisti tornata a votare per il secondo turno.
Il crollo del mercato finanziario brasiliano
In Brasile, la Borsa di San Paolo ha chiuso in calo del 13,9% il giorno successivo alla vittoria di Lula, registrando la peggiore seduta dal 2020. Il Real ha perso l’8,1% sul dollaro. Tra i maggiori ribassi figurano:
-Banco do Brasil, una delle cinque banche controllate dallo stato, crollata di circa il 29%;
-Bradesco, la seconda banca del Brasile per valore di mercato, del 21%;
-B3, società che gestisce la Borsa brasiliana, del 36%.
In forte calo anche numerose società attive nei servizi, nelle infrastrutture e nei settori maggiormente dipendenti dall’economia interna. Gli investitori avevano scommesso su una vittoria di Bolsonaro, associandola a una rapida riduzione della spesa pubblica e del deficit, minori imposte e politiche più favorevoli alle imprese.
Lula ha invece condotto la campagna promettendo di ampliare la spesa sociale, riducendo la settimana lavorativa senza tagli salari, proseguire le politiche di tutela dell’Amazzonia e aumentare il salario minimo oltre l’inflazione.
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