Dalla divisione del Vietnam all’intervento militare statunitense, dai bombardamenti all’impiego del napalm e dell’Agent Orange, fino alla caduta di Saigon: una ricostruzione della guerra e delle sue devastanti conseguenze umanitarie, politiche ed economiche.

La Guerra del Vietnam è tra le guerre più famigerate e sanguinose mai combattute dagli Stati Uniti d’America. Il pretesto, sempre invariato: ostacolare l’espansione del “pericoloso Socialismo”. Quella che doveva essere una “battaglia sul campo” si trasformò presto in una catastrofe umanitaria fatta di abusi, stupri, eccidi, torture da parte dei militari statunitensi nei confronti della popolazione locale.
Dopo anni di colonialismo (soprattutto francese), il Vietnam voleva essere un Paese indipendente; il rivoluzionario Ho Chi Minh era l’unico uomo perfetto che avrebbe potuto incarnare, per i vietnamiti, il proprio diritto e la propria battaglia per l’autodeterminazione. La scissione tra Nord e Sud del Vietnam rendeva l’applicazione di questo principio ancor più difficoltosa: mentre il Nord del Vietnam, noto come Repubblica Democratica del Vietnam, si batteva per l’autodeterminazione del Paese e la rottura definitiva dal passato coloniale, il Sud, noto come Repubblica del Vietnam, era ancora diplomaticamente e strategicamente legato agli Stati Uniti.
Proprio nella lotta per l’Indipendenza dal colonialismo francese, il Vietnam fu diviso in due a seguito degli Accordi di Ginevra. Il Vietnam del Nord, che aveva tutte le intenzioni di conquistare l’indipendenza, venne strategicamente sostenuto dalla Cina, un risvolto inaccettabile per gli Stati Uniti che miravano ad avere Vietnam, Laos e Cambogia sotto il proprio dominio e “convertirli” al Capitalismo. Gli Stati Uniti, che non firmarono gli Accordi e che promossero la creazione di uno Stato anticomunista al Sud per tentare di riportare l’intero Vietnam sotto il controllo occidentale, intervennero militarmente per evadere i flussi cinesi dal territorio vietnamita, in linea con quella che era la politica della SEATO, alleanza strategica istituita dagli USA per contenere l’espansione del Comunismo nel Sud-est asiatico; proprio come la NATO in Europa. Oltre agli Stati Uniti, facevano parte della SEATO Nazioni occidentali e alleati asiatici.
Negli anni ’50, il Vietnam divenne il perno della Guerra Fredda combattuta in territorio asiatico: nel 1960 ebbe origine il Fronte di Liberazione Nazionale, un gruppo politico a dominazione comunista sostenuto dall’URSS e nato allo scopo di combattere il regime filo-americano di Saigon, capitale del Sud, e sancire finalmente l’unificazione del Vietnam; nel frattempo, gli USA risposero non solo fornendo aiuti militari al Sud, ma anche bombardando il Nord del Paese, aumentando le unità della CIA sul territorio, incluse forze speciali addestrate nella guerra di guerriglia e nei metodi di controinsurrezione.
Il Governo di Diem, un ex funzionario per conto dei coloni francesi che vinse le elezioni grazie ai brogli ampiamente coperti dagli USA – in linea con i loro interessi – riuscì ad agevolare le infiltrazioni americane sul territorio, riconfermandosi alleato di Washington e dell’Occidente. Nel 1963 Diem fu arrestato e ucciso, insieme a suo fratello Nhu, da ufficiali dell’esercito. Il colpo di Stato, supportato anche dall’Amministrazione Kennedy, fu organizzato dai generali dello stesso esercito del Sud per ordine di Duong Van Minh, ormai frustrati dalla gestione fallimentare, autoritaria e repressiva di Diem, che stava alienando la popolazione e perdendo la guerra contro i guerriglieri del Nord.
L’eliminazione di Diem non risolve l’instabilità politica; al contrario, il Vietnam del Sud cade in mano a una serie di giunte militari deboli e prive di legittimità. Approfittandone, il Nord aumenta gli aiuti al Fronte di Liberazione Nazionale. Intanto, Pechino e l’Asse dei Non Allineati stringono alleanze con la Cina; nel timore che l’Asia possa essere conquistata dal Socialismo, gli USA cominciano i bombardamenti sul Vietnam del Nord, evitando una battaglia diretta sul campo per scongiurare l’intervento della Cina, com’era successo in Corea del Nord.
Di fronte al rapido peggioramento della situazione al Sud, nel febbraio del 1965 l’Amministrazione Johnson, succeduta dopo l’assassinio di Kennedy, avvia i bombardamenti sul Nord e invia i primi marines a Da Nang, località strategica situata nel Vietnam del Sud, con il compito specifico di difendere un’importante base aerea presente in quella zona. Ben presto, la battaglia si trasformò in una serie di crimini di guerra da parte delle forze statunitensi: gli USA adottarono la guerra chimica su larga scala, impiegando il napalm e l’Agent Orange (defoliante) per eliminare i nascondigli della giungla e le fonti di cibo, causando danni enormi sia ai combattenti che ai civili, macchiandosi di un crimine di guerra che resterà perpetuamente impunito.
L’impiego diffuso del napalm durante i bombardamenti e le operazioni tattiche causò orribili mutilazioni, ustioni e vittime tra la popolazione civile. Tra il 1965 e il 1973, gli Stati Uniti sganciarono sul Vietnam il triplo del tonnellaggio di bombe impiegato da tutte le Nazioni belligeranti durante l’intera Seconda Guerra Mondiale. Tra i crimini di guerra americani più noti commessi sul campo durante le missioni di ricerca e distruzione delle campagne, ai fini di azzerare le risorse alimentari per la popolazione, figura il Massacro di My Lai del 1968, in cui centinaia di civili disarmati – donne, bambini e anziani – furono uccisi, stuprati, torturati dai soldati statunitensi.
In aggiunta, l’aviazione americana condusse pesanti incursioni di bombardamento anche sui territori di Laos e Cambogia, destabilizzando profondamente la fragile neutralità dei due Paesi neutrali per costringerli alla presa di posizione. La guerra e i crimini che ne derivano isolano diplomaticamente gli USA, che vengono criticati da alleati come la Francia e non più sostenuti dalla NATO, oltre a far salire i deficit economici. Le enormi spese militari costrinsero il presidente Johnson a tagliare fondi ai suoi programmi sociali anti-povertà della Great Society. Cresceva intanto la protesta anti-bellica tra la cittadinanza statunitense, specie nelle università; persino il Segretario alla Difesa Robert McNamara decise di dimettersi.
Il Fronte di Liberazione, costituito per la maggioranza da Viet Cong, ossia insorti di fede comunista perlopiù composti da contadini, agricoltori e civili, sferra un attacco a sorpresa su oltre 30 città e persino sull’Ambasciata americana a Saigon, nel Sud del Vietnam. L’obiettivo era rovesciare il Governo filo-statunitense al Sud. Tuttavia, non essendo un esercito regolare e ben equipaggiato come quello americano, utilizzavano il metodo della guerriglia: imboscate nella giungla, trappole, sabotaggi e attacchi a sorpresa nelle campagne, per poi mimetizzarsi tra la popolazione civile.
Ricevevano armi, munizioni e truppe dal Vietnam del Nord attraverso la celebre rete di sentieri e gallerie nota come Sentiero di Ho Chi Minh (Ho Chi Minh Trail), che attraversava Laos e Cambogia, due Paesi formalmente neutrali. Presto, però, i Viet Cong subiscono enormi perdite umane, stimando almeno 40.000 morti, e vengono quasi distrutti militarmente nel Sud. Nonostante ciò, la vittoria statunitense sembrava ancora lontana, se non impossibile; così, alla fine del marzo 1968, Johnson dichiara in TV che non si ricandiderà, ferma i bombardamenti sul Nord e avvia i colloqui di pace a Parigi.
Nel novembre 1968 viene eletto Richard Nixon che, invece di ritirarsi subito, cerca una “fine onorevole” imponendo la divisione permanente del Vietnam. Per farlo, intensifica i bombardamenti sul Sentiero di Ho Chi Minh e, nel 1970, invia truppe in Cambogia, allargando ulteriormente il conflitto geografico. Nixon avvia un piano per ritirare gradualmente i soldati americani e lasciare il peso dei combattimenti di terra all’esercito sudvietnamita, alleato degli USA; si parla così di “Vietnamizzazione” del conflitto.
Dopo trattative segrete condotte da Henry Kissinger e intensi bombardamenti, viene firmato l’accordo: gli USA ritirano tutte le truppe rimanenti e il Vietnam del Nord si impegna a non sostenere la sovversione, mantenendo però 200.000 soldati nel Sud. Kissinger e il negoziatore nordvietnamita Le Duc Tho vincono il Nobel per la Pace. La pace, tuttavia, dura pochissimo e i combattimenti ricominciano, ponendo il Sud in grande svantaggio.
Il Congresso americano limita i poteri di guerra del Presidente in base al War Powers Act del 1973 e taglia i fondi e gli aiuti militari a Saigon. Paralizzato dallo scandalo Watergate, Nixon non riesce ad opporsi e si dimette nell’agosto 1974, lasciando il Vietnam del Sud privo di sostegno mentre il Nord continua a ricevere aiuti da Mosca.
Alla fine di aprile del 1975, le truppe del Nord entrarono a Saigon, mentre gli americani effettuarono un’evacuazione disperata in elicottero per mettere in salvo il personale dell’Ambasciata e alcuni funzionari sudvietnamiti, come il Presidente Thieu, fuggito negli Stati Uniti. Il Vietnam fu definitivamente riunificato sotto il controllo del Partito Comunista e la città di Saigon fu ribattezzata Città di Ho Chi Minh.
Il costo sarà altissimo: oltre un milione di Vietnamiti, tra Nord e Sud, perderanno la vita a causa della guerra, delle torture per mano degli americani o degli eccidi; i profughi vietnamiti si stimano intorno ai 5 milioni: su una popolazione sudvietnamita di 16-17 milioni di persone, oltre 5 milioni sono diventate profughe interne durante la guerra. Dopo il 1975, la disperazione ha spinto fino a 1,4 milioni di persone a fuggire via mare (i cosiddetti boat people). Circa 50.000 di loro sono morti durante la traversata.
Le distruzioni materiali della guerra, unite al dogmatismo politico, al blocco delle relazioni con gli USA e alla dipendenza dal blocco sovietico, hanno condannato il Vietnam e i suoi vicini a una povertà estrema. Mentre i Paesi vicini del Sud-est asiatico, come Thailandia e Singapore, vivevano un boom economico sotto l’egida dell’ASEAN, l’Indocina è rimasta bloccata a livelli di sussistenza per tutto il XX secolo.
Pertanto, la guerra del Vietnam si conferma come una delle peggiori catastrofi umanitarie della Storia del secondo dopoguerra.
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