Ri Kyong Su analizza la crisi politica, economica e ideologica dell’Occidente, sostenendo che la democrazia liberale sia entrata in una fase di declino irreversibile, mentre il socialismo continua a rappresentare l’aspirazione storica dei popoli all’indipendenza e al progresso.

di Ri Kyong Su (Rodong Sinmun) – 29 ottobre 2026
La parola «fine» circola incessantemente nella comunità internazionale, che osserva con attenzione i gravi fenomeni anomali che si manifestano nel mondo occidentale. Vengono avanzate le più svariate ipotesi, tra cui il tramonto politico della classe dominante, la fine dello Stato di diritto, la fine del sistema finanziario di stampo occidentale, la fine della «globalizzazione» e la fine dell’ordine egemonico globale guidato dagli Stati Uniti.
Ciò suggerisce che il mondo capitalista stia precipitando in una grave crisi politica e in un’insormontabile crisi economica e che il sistema di dominio globale fondato sull’avidità, instaurato dagli Stati Uniti attraverso il raggruppamento delle nazioni occidentali e consolidatosi nel corso di un lungo periodo, sia entrato in un processo di collasso irreversibile.
Già soltanto leggendo il titolo dell’articolo Come finirà l’ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti?, pubblicato sul quotidiano cinese Reference News, si può notare che il testo è costruito sul presupposto che l’ordine globale egemonico a guida statunitense sia inevitabilmente destinato a finire. Ciò implica che tale ordine perirà inevitabilmente, sia a causa dei violenti conflitti armati che potrebbero scoppiare nella regione del Pacifico occidentale, sia a causa delle continue crisi generate dall’intensificarsi dei disordini e delle contraddizioni interne.
La storia conferma che, indipendentemente dalla grande potenza dominante, un ordine mondiale unipolare è destinato a collassare.
L’ordine egemonico dell’Impero Romano, che si dice abbia garantito la stabilità della regione mediterranea nell’antichità, terminò con il suo declino, mentre l’egemonia britannica, che raggiunse il proprio apogeo nel XIX secolo, quando la Gran Bretagna era considerata la «fabbrica del mondo», crollò dopo aver attraversato due guerre mondiali nella prima metà del XX secolo.
Con il trascorrere del tempo, dall’inizio del XXI secolo, la gerarchia mondiale dominata dagli Stati Uniti è stata profondamente scossa e si sta rapidamente indebolendo.
Per i gruppi monopolistici e le forze dominanti dei Paesi occidentali, Stati Uniti compresi, questa rappresenta certamente una tendenza molto preoccupante e inquietante. Tutto ciò che viene associato alla parola «fine» – il governo e lo Stato di diritto, la «globalizzazione» e l’ordine mondiale di dominio – è infatti qualcosa che essi hanno faticosamente costruito e plasmato con il fine ultimo di accumulare profitti e potere e garantire il proprio stile di vita sfarzoso.
Ciò che si può affermare con certezza riguardo al mondo occidentale, che negli ultimi tempi ha conosciuto un declino senza precedenti, è che la democrazia liberale rischia di estinguersi.
Se esiste un’ideologia fondamentale per i Paesi occidentali, questa è proprio la «democrazia liberale». I Paesi occidentali hanno rivestito in tal modo la propria democrazia e l’hanno propagandata come se la società capitalista costituisse l’incarnazione stessa di questa ideologia. I loro sistemi politici ed economici nazionali sono stati costruiti su questa base e anche la formulazione delle politiche interne ed estere e della legislazione si fonda su di essa.
Il caos e la crisi del mondo occidentale, collegati a questo processo di declino, possono essere considerati il prodotto della «democrazia liberale», il cui funzionamento diventa giorno dopo giorno sempre più insostenibile.
Le ideologie riflettono pienamente le aspirazioni e le esigenze della classe che rappresentano, nonché le caratteristiche dell’epoca.
L’ideologia della «democrazia liberale» è stata creata dalle forze occidentali che, sentendosi fortemente minacciate dalla rapida crescita delle forze socialiste dopo la Seconda Guerra Mondiale e dall’ascesa dei movimenti operai e di liberazione nazionale e anticoloniale, deformarono la democrazia borghese allo scopo di contrastarli. Considerata nella sua essenza, la «democrazia liberale» è un’ideologia ferocemente anticomunista e antisocialista che non mira a garantire al popolo autentica libertà, diritti democratici e una vita felice, ma serve alla classe capitalista occidentale e alle forze dominanti per schiacciare il socialismo, che guida e rappresenta le forze progressiste del mondo.
Sebbene le potenze occidentali abbiano costantemente propagandato la propria democrazia come «governo del popolo, dal popolo e per il popolo», la sua natura ingannevole e reazionaria è stata smascherata già da molto tempo.
La democrazia occidentale è una forma di politica al servizio della borghesia, una dittatura esercitata dalla classe capitalista.
Una politica che non rifletta la volontà e le esigenze delle ampie masse lavoratrici non può essere una vera democrazia ed è destinata a essere respinta dal popolo. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, innumerevoli persone nei Paesi occidentali aspiravano al socialismo e lo perseguivano, facendone una tendenza inarrestabile dell’epoca.
Un organo di stampa statunitense descrisse così la situazione di quel periodo:
Il 1947 fu un anno di transizione. Gli Stati Uniti si lanciarono a capofitto nella Guerra Fredda.
La loro dirigenza falsificò documenti nei quali si sosteneva che Stalin intendesse espandere il movimento rivoluzionario su scala globale. In Grecia, l’esercito britannico represse il Fronte di Liberazione Nazionale di sinistra, che godeva di un vasto sostegno popolare, e restaurò la monarchia e la dittatura di destra. In risposta, i comunisti organizzarono una rivolta, intensificando la guerra civile. Tuttavia, la Gran Bretagna, trovandosi in difficoltà finanziarie, non fu più in grado di reprimere la rivolta in Grecia e chiese l’intervento degli Stati Uniti.
Le classi capitaliste dei Paesi occidentali cospirarono tra loro e intrapresero una disperata lotta per reprimere e frenare le forze rivoluzionarie che stavano diventando sempre più attive in Europa, mentre contemporaneamente intensificavano ostinatamente la Guerra Fredda.
Quest’ultima fu inizialmente un aspro scontro ideologico e istituzionale, per poi trasformarsi in un duro confronto tra socialismo e capitalismo anche sul terreno della potenza militare.
In realtà, l’Occidente non è destinato a prevalere nello scontro ideologico tra socialismo e capitalismo. È fin troppo evidente che il capitalismo, che concede ogni sorta di benefici e privilegi soltanto a una ristretta cerchia borghese, parte da una posizione di svantaggio e finirà per soccombere nello scontro ideologico con il socialismo, che pone il popolo al centro di ogni cosa.
Per cercare di compensare in qualche modo questo svantaggio e garantire la superiorità del capitalismo sul socialismo, le potenze occidentali scelsero la parola «libertà» e la anteposero alla parola «democrazia».
La classe dominante dei Paesi occidentali, che ha creato il concetto politico di «democrazia liberale», ne ha costantemente riempito il contenuto di elementi tossici capaci di paralizzare la coscienza ideologica non soltanto dei propri cittadini, ma anche delle popolazioni dei Paesi socialisti, diffamando incessantemente la democrazia socialista. Si trattava di concezioni reazionarie intessute di una retorica interclassista e ipocrita, come quella relativa alla libertà, all’uguaglianza e ai diritti umani fondati sull’estremo individualismo e sul culto del denaro, così come alla politica democratica, ai sistemi multipartitici, alla costruzione di una società di massa e all’affermazione di valori pluralistici. Sbandierando incessantemente questi ideali, le forze occidentali hanno glorificato e abbellito il sistema di governo capitalista e hanno ferocemente diffamato il socialismo ricorrendo a formule come «dittatura», «totalitarismo», «annientamento dell’individualità» e «violazione dei diritti umani».
La sconfitta del socialismo in diversi Paesi alla fine del secolo scorso fu il risultato dell’incessante penetrazione e dei feroci attacchi del veleno invisibile della «democrazia liberale».
Nei Paesi ex socialisti, nel contesto dei cambiamenti generazionali e della continua trasformazione della coscienza collettiva, l’attenzione si concentrò esclusivamente sull’accumulazione della ricchezza materiale, mentre venivano trascurate l’educazione ideologica e la formazione intellettuale della popolazione. Le tossine della «democrazia liberale», introdotte dall’Occidente attraverso svariati canali, penetrarono facilmente nelle menti delle persone come un virus, distorcendone e corrompendone la coscienza ideologica.
Di conseguenza, le posizioni rivoluzionarie e socialiste, costruite con il sangue dei rivoluzionari delle generazioni precedenti e attraverso gli sforzi sinceri delle ampie masse lavoratrici, crollarono improvvisamente.
Il crollo del socialismo in diversi Paesi ha lasciato una dolorosa lezione storica: se non si previene in anticipo la degenerazione ideologica delle persone, essa condurrà inevitabilmente al collasso ideologico della società, culminando nel declino della rivoluzione e nella caduta del sistema.
Quando il socialismo venne meno in diversi Paesi, il mondo occidentale proclamò a gran voce questo evento come una «vittoria della democrazia liberale».
Nel suo saggio La fine della storia, pubblicato prima della caduta del Muro di Berlino nel 1989, lo studioso nippo-americano Francis Fukuyama sostenne che la «democrazia liberale» avesse riportato la vittoria nello scontro ideologico con il socialismo e affermò che essa rappresentasse di fatto il punto d’arrivo dell’umanità. Predisse inoltre che, dopo la fine della Guerra Fredda, le nazioni «liberaldemocratiche» del mondo avrebbero raggiunto l’armonia reciproca e convissuto pacificamente.
Tuttavia, la storia ha chiaramente dimostrato che questa affermazione non era altro che un sofisma.
La bandiera del socialismo sulla Terra non soltanto non è stata ammainata, ma sventola con vigore ancora maggiore.
I Paesi socialisti si adoperano attivamente per unire il popolo, realizzare la rinascita nazionale e il benessere della popolazione attraverso la forza collettiva e garantire saldamente la difesa nazionale.
L’ambizione delle potenze occidentali di dominare l’intero pianeta attraverso la «democrazia liberale» si sta rivelando un fallimento.
Il sinistro progetto dell’Occidente di imporla con la forza in Paesi del Medio Oriente e dell’Africa come Iraq, Afghanistan e Libia e di ricolonizzare il mondo è completamente naufragato. Le forze militari dei Paesi occidentali, Stati Uniti compresi, penetrate in un considerevole numero di Paesi quali avanguardie del neocolonialismo, vengono respinte una dopo l’altra, mentre i territori sottoposti al loro controllo e i mercati dai quali possono ricavare profitti si restringono costantemente.
I rapporti tra le nazioni «liberaldemocratiche», che si prevedeva sarebbero stati improntati all’armonia reciproca e alla pacifica convivenza, stanno diventando sempre più complessi e le contraddizioni si intensificano di giorno in giorno. Man mano che lo spazio disponibile per l’accumulazione dei profitti si restringe, si scatena una feroce lotta per le quote di mercato e, di conseguenza, i rapporti reciproci tendono a trasformarsi in ostilità.
Nella società capitalista, la libertà e la democrazia valgono soltanto per i ricchi. Il denaro diventa sinonimo di libertà illimitata, diritti e dignità umana. Chi non possiede denaro non ha né libertà, né diritti, né dignità.
I governi occidentali si affannano a contenere la collera delle masse lavoratrici all’interno dei propri confini, che esplode in forme sempre più intense di resistenza contro la crescente tirannia, lo sfruttamento e l’oppressione del capitale. Alla fine, essi ricorrono alla forza repressiva per soffocare spietatamente le lotte sempre più vigorose dei manifestanti.
Nei Paesi occidentali, dove la questione dei rifugiati è emersa come un grave problema politico ed economico, i partiti di estrema destra stanno guadagnando forza promuovendo il «nazionalismo».
Secondo i dati disponibili, tali forze sono presenti in circa dieci Stati membri dell’Unione Europea e stanno crescendo fino al punto da esercitare una forte influenza sui governi e sui parlamenti. In una terra dove un tempo si predicavano libertà, uguaglianza, diritti umani e democrazia, il fascismo, che aleggiava come uno spettro, sta ora tornando apertamente alla ribalta. Vengono commessi senza esitazione atti criminali di stampo fascista, tra cui arresti, detenzioni e deportazioni forzate di profughi, nonché pestaggi e omicidi indiscriminati nei loro confronti.
Ciò dimostra che la democrazia liberale è entrata in una fase di autodistruzione a causa delle proprie stesse tossine.
L’ideologia socialista, che riflette gli ideali e le aspirazioni del popolo, è eterna; la «democrazia liberale», invece, che serve soltanto una ristretta classe capitalista e sfruttatrice e non fa che intensificare ogni sorta di contraddizioni e conflitti, è destinata a perire. Questa è la verità e la legge dello sviluppo storico.
Per quanto il mondo attuale sia complesso e caotico, esso non potrà mai arrestare l’aspirazione e la volontà dell’umanità verso il socialismo e l’indipendenza.
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