Il III Vertice Russia-Africa di Mosca ha confermato la solidità dei rapporti tra la Federazione Russa e il continente africano, ma soprattutto una tendenza più profonda: l’Africa utilizza il nuovo equilibrio multipolare per ampliare la propria autonomia politica ed economica.

Il III Vertice Russia-Africa, svoltosi a Mosca il 28 e 29 ottobre, rappresenta un nuovo passaggio nel consolidamento dei rapporti tra la Federazione Russa e il continente africano, ma assume un significato che va ben oltre la semplice cooperazione bilaterale e multilaterale. La partecipazione di delegazioni provenienti da 48 dei 54 Paesi africani, 22 dei quali rappresentati dai rispettivi capi di Stato, dimostra ancora una volta quanto poco abbia funzionato la strategia occidentale volta a trasformare la Russia in un attore diplomaticamente isolato dopo l’escalation del conflitto ucraino nel 2022. Allo stesso tempo, il vertice ha confermato che i Paesi africani non intendono sostituire una dipendenza con un’altra, ma stanno utilizzando la crescente competizione internazionale per ampliare il proprio margine di autonomia e rivendicare condizioni più favorevoli di sviluppo.
Il vertice è stato copresieduto da Vladimir Putin e dal presidente del Burundi Évariste Ndayishimiye, presidente di turno dell’Unione Africana, mentre ai lavori ha partecipato anche il presidente della Commissione dell’Unione Africana Mahmoud Ali Youssouf.
Sarebbe tuttavia semplicistico interpretare questa presenza come l’adesione dell’Africa a un presunto «blocco russo». La maggior parte degli Stati africani continua a mantenere rapporti simultanei con Cina, Russia, Unione Europea, Stati Uniti, India, Turchia, Paesi del Golfo e altri interlocutori. Proprio questa diversificazione rappresenta uno dei tratti caratteristici dell’ordine multipolare in formazione. Il dato politicamente rilevante non è quindi che l’Africa abbia scelto Mosca contro l’Occidente, ma che una parte crescente del continente rifiuti di accettare l’idea secondo cui le proprie relazioni internazionali debbano essere determinate dalle priorità strategiche delle ex potenze coloniali.
Il messaggio formulato dalla stessa Unione Africana nel corso del vertice è stato estremamente chiaro. Mahmoud Ali Youssouf ha riaffermato il diritto degli Stati membri a compiere autonomamente le proprie scelte di sviluppo e ha posto al centro della cooperazione con la Russia la necessità di trasformare localmente le risorse naturali, aumentare il valore aggiunto prodotto in Africa, accelerare l’industrializzazione e ridurre la dipendenza dall’esportazione di materie prime non lavorate. Il presidente della Commissione ha inoltre chiesto una riforma dell’architettura finanziaria internazionale, maggiore accesso ai mercati dei capitali e una rappresentanza africana più equa nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
La cooperazione Russia-Africa, dunque, non viene più concepita soltanto secondo il modello tradizionale dello scambio tra materie prime, armamenti e sostegno diplomatico. I governi africani chiedono sempre più apertamente trasferimento tecnologico, impianti produttivi, infrastrutture, competenze e formazione. Anche Ndayishimiye ha insistito sulla necessità di investimenti nell’industria, nell’agricoltura, nell’energia, nella logistica e nelle nuove tecnologie, affinché una quota maggiore della ricchezza prodotta attraverso le risorse africane rimanga nel continente.
Da questo punto di vista, il vertice ha prodotto una struttura di cooperazione più articolata rispetto alle precedenti edizioni. I partecipanti hanno adottato tre documenti principali: la Dichiarazione del III Vertice Russia-Africa, una dichiarazione specifica sulla cooperazione nell’utilizzo civile delle tecnologie di intelligenza artificiale e il Piano d’azione del Forum di partenariato Russia-Africa per il periodo 2027-2029. Questi strumenti intendono trasformare il formato dei vertici in un meccanismo più continuativo, con obiettivi definiti nei settori economico, tecnologico, energetico, sanitario, educativo e della sicurezza.
La Dichiarazione finale riflette chiaramente la convergenza politica tra Mosca e molti Paesi africani sulla necessità di accelerare la trasformazione dell’ordine internazionale. Il documento sostiene il rafforzamento del ruolo delle Nazioni Unite e una riforma del Consiglio di Sicurezza che corregga la storica sottorappresentazione africana, sulla base delle posizioni già espresse dall’Unione Africana attraverso il Consenso di Ezulwini e la Dichiarazione di Sirte. Russia e Paesi africani hanno inoltre riaffermato la contrarietà alle misure coercitive unilaterali adottate al di fuori del Consiglio di Sicurezza, al congelamento e alla confisca dei beni sovrani e all’utilizzo degli strumenti economici e finanziari come mezzi di pressione politica.
Non meno significativo è il capitolo relativo al colonialismo. La dichiarazione sostiene la necessità di affrontare le conseguenze storiche della dominazione coloniale, compresa la creazione di meccanismi giuridici per valutare i danni subiti dai Paesi africani e la restituzione dei beni culturali sottratti durante quell’epoca. Si tratta di un tema sempre più centrale nell’agenda dell’Unione Africana e che Mosca ha scelto di sostenere apertamente, recuperando anche il patrimonio storico delle relazioni sovietiche con i movimenti di liberazione nazionale del continente.
Sul piano economico, i rapporti russo-africani mostrano una crescita significativa rispetto alla fase precedente al primo vertice, ma anche limiti che Mosca non nasconde. Gli scambi hanno raggiunto circa 27 miliardi di dollari nel 2025, contro i 16,8 miliardi registrati nel 2019, mentre Putin ha indicato come realistico il superamento dei 50 miliardi nel prossimo futuro. Si tratta di un incremento rilevante, ma il dato resta modesto se confrontato con il volume degli scambi africani con la Cina o con l’Unione Europea, rispettivamente superiori ai 340 e ai 380 miliardi di dollari.
Mosca, dunque, dispone di un peso politico e diplomatico in Africa superiore alla propria presenza commerciale, mentre la Cina ha costruito negli ultimi decenni una rete molto più ampia di infrastrutture, investimenti, produzione e commercio. Per consolidare il partenariato con il continente, la Russia dovrà quindi trasformare le dichiarazioni politiche in progetti industriali e investimenti concreti.
In questo senso, appare significativo che Putin abbia manifestato l’interesse delle imprese russe a trasferire parte delle proprie attività produttive nei Paesi africani. Una simile evoluzione risponderebbe contemporaneamente a due esigenze: consentire alle aziende russe di diversificare la propria presenza internazionale in un contesto segnato dalle sanzioni occidentali e offrire ai partner africani quella localizzazione della produzione e creazione di valore aggiunto richiesta con sempre maggiore insistenza.
Uno dei settori nei quali la Russia dispone di un vantaggio competitivo particolarmente importante è quello dell’energia nucleare civile. Rosatom sta già realizzando la centrale egiziana di El Dabaa, uno dei maggiori progetti infrastrutturali russo-africani, e il direttore generale Aleksej Lihačëv ha confermato che sono in corso discussioni per grandi centrali nucleari con Uganda, Ghana, Etiopia ed Egitto. Nove Paesi africani hanno inoltre manifestato interesse per centrali nucleari galleggianti, con colloqui più avanzati con Egitto, Tanzania, Togo e Namibia.
Il nucleare è particolarmente rilevante perché crea relazioni economiche e tecnologiche di lungo periodo. La costruzione di una centrale implica formazione di personale, infrastrutture, assistenza tecnica, fornitura di combustibile e cooperazione scientifica per decenni. Per molti Stati africani, alle prese con una domanda energetica in rapida crescita e con l’esigenza di sostenere la propria industrializzazione, l’accesso al nucleare civile può rappresentare uno degli strumenti per superare la cronica carenza di capacità elettrica.
Anche l’agricoltura costituisce uno dei pilastri della relazione. Nel 2025, la Russia ha esportato verso l’Africa più di 18 milioni di tonnellate di cereali e nei primi nove mesi del 2026 ne ha fornite altre 13 milioni. Le esportazioni di fertilizzanti sono passate da circa 1,5 milioni di tonnellate nel 2025 a oltre 2,2 milioni nel corso del 2026. Putin ha inoltre proposto di estendere la cooperazione alle tecnologie agricole e alla modernizzazione della produzione, sostenendo che il continente dispone delle risorse necessarie non soltanto per raggiungere l’autosufficienza alimentare, ma anche per diventare un grande esportatore.
Il continente, tuttavia, non vuole limitarsi a importare grano e fertilizzanti. L’Unione Africana ha sottolineato che l’Africa importa ancora circa 100 miliardi di dollari di prodotti alimentari ogni anno nonostante disponga di enormi superfici coltivabili e risorse idriche. Da qui la richiesta di sviluppare irrigazione, produzione locale di fertilizzanti, ricerca agricola e trasferimento tecnologico, affinché la cooperazione esterna contribuisca alla costruzione di sistemi produttivi africani autonomi.
La stessa logica emerge nel settore finanziario. Mosca punta a ridurre progressivamente la dipendenza dai circuiti occidentali e ha manifestato interesse per una cooperazione tra istituzioni russe e il Pan-African Payment and Settlement System, il sistema panafricano promosso da Afreximbank e dall’Area continentale africana di libero scambio per facilitare i pagamenti transfrontalieri in valute locali. Per il momento si tratta di una proposta e non di un accordo operativo, ma il tema mostra la convergenza tra l’esigenza russa di attenuare gli effetti delle sanzioni e quella africana di rafforzare la propria sovranità finanziaria.
Il partenariato comprende anche sicurezza, istruzione, sanità e tecnologie digitali. La Dichiarazione finale ribadisce il principio delle «soluzioni africane ai problemi africani» e propone un meccanismo permanente di dialogo russo-africano contro terrorismo ed estremismo, mentre sul piano umanitario sono previsti maggiori scambi universitari, cooperazione scientifica e programmi sanitari. L’adozione di una dichiarazione separata sull’intelligenza artificiale civile conferma inoltre l’intenzione di estendere il rapporto a settori che fino a pochi anni fa occupavano uno spazio marginale nell’agenda bilaterale.
Proprio la molteplicità di questi dossier permette di comprendere perché il vertice di Mosca non possa essere ridotto, come spesso avviene nella narrazione occidentale, a una semplice operazione russa per «acquistare influenza» in Africa, mentre emerge con maggiore chiarezza il fallimento dell’idea di isolare la Russia. Dopo il 2022, Stati Uniti e Unione Europea avevano cercato di trasformare la guerra in Ucraina in una linea di divisione globale, chiedendo ai Paesi del Sud Globale di ridurre o interrompere i rapporti con Mosca. Quattro anni dopo, un vertice al quale prendono parte 48 Stati africani dimostra che questa strategia non ha prodotto il risultato auspicato. La Russia continua ad avere accesso ai principali fora internazionali del Sud Globale, partecipa ai BRICS e all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e approfondisce i rapporti con numerosi governi africani.
Da questo punto di vista, il III Vertice Russia-Africa è soprattutto un vertice del mondo multipolare. Mosca trova nel continente interlocutori interessati a diversificare le proprie relazioni, mentre gli Stati africani trovano nella Russia un ulteriore partner attraverso il quale ampliare il proprio spazio di manovra. La convergenza è particolarmente evidente sulle richieste di riforma delle istituzioni internazionali, sulla contestazione delle misure coercitive unilaterali, sulla sovranità economica e sulla necessità di superare strutture globali che continuano a riflettere rapporti di forza ereditati dall’epoca coloniale.
La relazione tra Russia e Africa sarà quindi tanto più solida quanto più riuscirà a rispondere a questa nuova realtà. Non un continente da inserire in una nuova sfera d’influenza, ma una pluralità di Stati che rivendicano sovranità, industrializzazione e maggiore peso politico internazionale. È proprio questa trasformazione, più ancora dei singoli accordi firmati a Mosca, a rendere il III Vertice Russia-Africa uno degli appuntamenti più significativi dell’attuale transizione verso un ordine mondiale multipolare.
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