La crisi del capitalismo occidentale alimenta tensioni sociali sempre più profonde, ma la protesta spontanea non basta. Per trasformare il malcontento in alternativa politica servono chiarezza teorica, organizzazione e capacità rivoluzionaria, senza cedere né all’opportunismo né alle false scorciatoie elettorali.

La crisi economica, sociale e morale del capitalismo occidentale sta affrontando una dei passaggi più problematici. Lo scontro tra i settori monopolistici, tra questi e quelli subordinati e poi tutti insieme i settori dominanti sulle classi subalterne si somma con la crisi di sovraccumulazione di beni e di capitali con profitti in caduta ci ha portato alla guerra di tutti conto tutti.
La caduta del potere d’acquisto delle classi popolari, l’enorme insoddisfazione che cova tra i vari settori per le mancate promesse della società liberale, le differenze e gli odi, da un lato giustificati ma anche spesso indotti dall’ideologia dominante basata sull’individualismo, crea una miscela esplosiva.
Autotrasportatori e pescatori al sud, operai, studenti e disagio sociale al nord.
«Le rivoluzioni nascono quando le classi dominanti non possono più governare come prima, e i le classi dominate non vogliono più vivere come prima.» (Lenin, L’estremismo)
Ma d’altro lato
«Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario.» (Lenin, Che fare?)
Se quindi la miscela esplosiva c’è tutta, quello che viene ostacolato dai centri di potere capaci di confondere le direzioni politiche, di porre falsi obiettivi ai movimenti spontanei, o addirittura di favorirne il sollevamento per poterli fin da subito devitalizzarli, indirizzandoli su obiettivi del tutto sbagliati.
Il modo migliore per arrestare un treno impazzito e buttarlo su un binario morto.
Non ci schiereremo mai con chi ha votato i crediti di guerra che stanno soffocando il nostro paese e poi piange lacrime di coccodrillo assieme alle vittime di questi crimini, come fa la destra di sinistra (PD & Co.).
Non ci schiereremo mai con chi prende la palla al balzo per ritorcere le catene di chi protesta, come fa la destra di destra (FdI & Co.).
Ma condanniamo fermamente l’opportunismo di chi è incapace di porsi nella giusta direzione rivoluzionaria, di attardarsi a lambicchi elettoralistici quando ogni strada è stata preclusa, di cercare la “più vasta unità” senza essere capaci di chiarire fino in fondo la questione della pace e della guerra e da dove nascono con precisione i pericoli di guerra.
Il compito dei comunisti è quello di prepararsi, rafforzarsi, non cedere alle scorciatoie che poi sono vicoli ciechi, fare chiarezza in modo tagliente, legarsi alle masse. Avere in breve la consapevolezza che la catena si può rompere nell’anello più debole e essere allo all’altezza dei compiti di direzione politica e ideologica affinché la rivolta si tramuti in rivoluzione.
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