La Corte dei conti fotografa le persistenti difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale: liste di attesa, carenza di personale, forti disparità regionali e risorse insufficienti. Per rilanciare la sanità pubblica servono assunzioni stabili, investimenti adeguati e un rafforzamento della medicina territoriale.

Nei giorni scorsi la magistratura contabile ha fotografato le difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale per abbattere i tempi di attesa per accedere alle cure. In pochi anni sono arrivate risorse che non sempre hanno determinato la crescita delle prestazioni, anche a causa delle differenze regionali sempre più marcate e per i limiti del decreto Liste di attesa.
Per queste ragioni urgono assunzioni stabili, ossia a tempo indeterminato; le risorse economiche vanno poi rapportate ai reali fabbisogni, che risultano di gran lunga superiori alle previsioni di spesa governative.
La Corte dei conti ha pubblicato un testo dedicato a “L’attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa”; in sostanza, chiede al Governo di predisporre maggiori risorse e procedere con assunzioni a tempo indeterminato, oltre alle esortazioni per un utilizzo migliore e integrale dei fondi.
Le risorse finalizzate dalle Regioni allo stesso obiettivo ammontano invece a circa 1,647 miliardi, mentre quelle effettivamente utilizzate risultano pari a circa 1,580 miliardi.
La macchina organizzativa della Sanità pubblica necessita di correttivi, ma anche di politiche attive del lavoro e, in fondo, di risorse in linea con la spesa media europea che, al cospetto di quella italiana, è decisamente più elevata. E se alcuni Enti territoriali si sono mossi con tempestività, altri sono decisamente in ritardo o in difficoltà e non sono riusciti a usare integralmente le risorse (insufficienti comunque) messe a disposizione. Parliamo di spiccioli a confronto della spesa complessiva, ma il dato è di aiuto per capire le crescenti difficoltà in cui si dibatte, in alcuni territori, la sanità pubblica. E non dimentichiamo poi che la popolazione, invecchiando, chiede maggiori servizi e prestazioni che, nel caso della specialistica ambulatoriale, si indirizzano verso il privato in convenzione (i numeri dei medici di famiglia sono insufficienti e il carico di lavoro eccessivo, gli strumenti in loro dotazione inadeguati).
Sarebbe un gran risultato, ad esempio, dotare i medici di famiglia di strumenti diagnostici, consentire loro la riduzione dei pazienti assegnati senza incorrere in decurtazioni economiche. In questo modo rilanceremmo anche la medicina di base, potenziandola.
Le criticità quanto a liste di attesa non sono poche: per dirne una, la classificazione delle prescrizioni, il loro ordine di priorità, viene apertamente criticato dalla Magistratura contabile, oltre ai tempi di attesa lunghi, agli appuntamenti offerti in strutture lontane dall’abitazione o comunque irraggiungibili per chi è senza un mezzo privato.
Poi ci sono anche cattive abitudini che portano il cittadino a preferire una struttura privata vicina a casa a una pubblica più lontana, ma è innegabile che il depotenziamento del pubblico giochi a sfavore del SSN e, per anziani non automuniti o per le classi meno abbienti, la distanza gioca un ruolo determinante.
La magistratura contabile richiama anche le difficoltà di coordinamento tra Stato e Regioni e la carenza di personale sanitario, in particolare di alcune figure specialistiche: questo dovremmo ricordare ai sostenitori del numero chiuso alla facoltà di Medicina.
La legge di Bilancio 2026 autorizzerebbe una spesa annua di 450 milioni di euro per assunzioni a tempo indeterminato in deroga ai vincoli previsti dalla legislazione vigente, ma, se guardiamo ai numeri effettivi, queste risorse basteranno per un migliaio di dirigenti medici e sanitari e un numero di infermieri che oscilla tra 5700 e 6100.
Da capire, in realtà, i reali fabbisogni e i numeri effettivi dei pensionamenti.
Se per la magistratura contabile è di vitale importanza potenziare il sistema dei controlli, per noi sarebbe prioritaria una politica assunzionale in base alle reali necessità; poi, una volta raggiunti gli organici indispensabili, possiamo anche ragionare sull’efficacia della spesa e sull’appropriatezza delle decisioni. Se vogliamo abbattere le attese bisogna restituire dignità al SSN, organici adeguati e strumenti di lavoro efficaci; il resto sono solo parole al vento. Per chi avesse voglia di leggere e ragionare con la propria testa, oltre al Rapporto Gimbe c’è sempre la relazione della Corte.
https://storagehub.homnya.net/cmsimage/2026/10/delibera_54_2026_ammstato.pdf
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