Sarvnaz Chitsaz: dietro il volto di una sostenitrice dei diritti delle donne, una storia nelle strutture militari e dirigenti del MEK

Documenti pubblicati dallo stesso Mujahedin-e Khalq ricostruiscono il lungo percorso di Sarvnaz Chitsaz all’interno dell’organizzazione, dalle reti studentesche alle strutture militari, dalle relazioni internazionali al Consiglio dirigente, sollevando interrogativi sulla sua attuale immagine pubblica.

Oggi Sarvnaz Chitsaz interviene nelle conferenze internazionali sui temi della libertà, dell’uguaglianza e dei diritti delle donne in qualità di presidente del Comitato per le donne del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI). Partecipa a incontri politici in tutta Europa, sottolinea la necessità della partecipazione femminile alla leadership politica e presenta una visione per il futuro dell’Iran nell’ambito dei programmi del CNRI. Ciò che riceve molta meno attenzione nei suoi attuali profili pubblici, tuttavia, è il suo coinvolgimento pluridecennale nelle strutture del gruppo terroristico Mujahedin-e Khalq (MEK), un’organizzazione la cui storia è intrecciata alla lotta armata, al servizio come mercenari per il dittatore Saddam Hussein, ad atti di terrorismo documentati e a gravi controversie in materia di diritti umani e finanze.

L’esame di documenti pubblicati dallo stesso MEK mostra che Chitsaz non è stata semplicemente una figura politica attiva nel campo dei diritti delle donne. Ha ricoperto incarichi in diversi settori dell’organizzazione, dalle reti studentesche che sostenevano il MEK negli Stati Uniti alle relazioni estere, dalle attività mediatiche alle strutture associate all’Esercito di Liberazione Nazionale e al Consiglio dirigente. La rilevanza di questi elementi risiede nel fatto che tali informazioni non sono state documentate in un rapporto accusatorio redatto dagli oppositori dell’organizzazione, bensì in una pubblicazione ufficiale dello stesso MEK.

Uno dei documenti più importanti per comprendere il passato di Sarvnaz Chitsaz è il numero 119 di Iran Liberation, pubblicato nel settembre 1993. La rivista, che all’epoca apparteneva al MEK, pubblicò le biografie di diversi membri e dirigenti dell’organizzazione in un rapporto dedicato alla costituzione del suo Consiglio dirigente femminile. Il numero originale è oggi conservato nell’archivio digitale dell’Università di Exeter.

L’importanza di questo documento risiede proprio nella sua provenienza. Nel 1993, presentando le donne che ricoprivano incarichi all’interno delle proprie strutture dirigenti, il MEK pubblicò dettagli sul passato di Chitsaz che oggi costituiscono una base per esaminare criticamente la sua posizione politica. Tali informazioni rappresentano la versione ufficiale dell’organizzazione sulla storia personale di Chitsaz.

Secondo il documento, dopo la Rivoluzione iraniana del 1979 Chitsaz aderì agli studenti sostenitori del MEK presso la Iowa State University, negli Stati Uniti, e tra il 1981 e il 1984 fece parte del comitato politico delle Società degli studenti musulmani iraniani dell’Iowa.

L’importanza di questo precedente non consiste soltanto nella durata del suo legame con l’organizzazione. La biografia del 1993 mostra che l’attivismo studentesco segnò l’inizio di un percorso che avrebbe portato Chitsaz ad assumere responsabilità più importanti all’interno del MEK. Presentarla esclusivamente sulla base della posizione che ricopre oggi, senza fare riferimento al percorso politico seguito in precedenza, non consente pertanto di offrire un quadro completo della sua identità organizzativa.

La parte più controversa della biografia di Chitsaz riguarda gli incarichi ricoperti all’interno delle strutture associate all’Esercito di Liberazione Nazionale, la forza militare del MEK costituita quando l’organizzazione aveva la propria base in Iraq. Iran Liberation afferma esplicitamente che, dopo le attività svolte nelle organizzazioni studentesche, Chitsaz venne trasferita nelle basi di frontiera del MEK e lavorò nel dipartimento delle relazioni estere dell’Esercito di Liberazione Nazionale. Lo stesso documento afferma che partecipò alle operazioni «Quaranta Stelle» e «Luce Eterna» nel 1988. Aggiunge inoltre che, durante un’operazione nella primavera del 1991, lavorò nel sostegno logistico e fu responsabile delle munizioni su diversi fronti.

Queste informazioni costituiscono uno degli elementi più significativi del documento storico, poiché restituiscono un’immagine di Chitsaz che va ben oltre le normali attività politiche o in materia di diritti umani. Nella ricostruzione fornita dallo stesso MEK, il suo nome è collegato alla struttura militare dell’organizzazione, alle sue operazioni e a responsabilità relative alle munizioni.

In questo contesto, la menzione del nome di Chitsaz in relazione a operazioni militari e alla logistica delle munizioni non rappresenta un dettaglio marginale. Questo precedente solleva seri interrogativi sulla sua posizione all’interno della struttura militare dell’organizzazione e sul modo in cui il suo passato viene presentato nei suoi attuali profili pubblici.

Ciò che è certo è che lo stesso MEK registrò nella sua biografia incarichi connessi alle strutture militari e logistiche dell’organizzazione. La questione assume particolare rilevanza nella valutazione di una figura che oggi parla di opposizione alla violenza, libertà e diritti umani. La domanda critica è se sia mai stata fornita una spiegazione chiara del rapporto tra le sue attuali attività e il suo passato militare e organizzativo. E il pubblico internazionale che oggi la conosce come sostenitrice dei diritti delle donne è consapevole dell’esistenza di questi documenti?

I documenti storici indicano che le attività di Chitsaz all’interno del MEK non si limitarono al ramo militare. Secondo la biografia del 1993, ricoprì incarichi in diversi settori dell’apparato delle relazioni estere dell’organizzazione e, per un certo periodo, svolse funzioni dirigenziali nel dipartimento informativo del MEK. Successivamente fu trasferita a Ginevra, dove lavorò nel settore dei rapporti con le organizzazioni internazionali. Secondo lo stesso documento, Chitsaz fu inoltre rappresentante del MEK nei Paesi scandinavi e in seguito venne incaricata degli affari europei. L’ultimo incarico riportato prima della sua selezione nella struttura dirigente fu quello di direttrice del dipartimento delle relazioni internazionali dell’organizzazione.

Questa parte della storia di Chitsaz è importante quanto le responsabilità associate all’Esercito di Liberazione Nazionale. Il dipartimento delle relazioni estere di un’organizzazione politica ha il compito di comunicare le posizioni dell’organizzazione, stabilire contatti con personalità e istituzioni straniere ed espanderne la presenza internazionale. Le attuali attività di Chitsaz negli ambienti politici europei dovrebbero pertanto essere esaminate anche alla luce della sua lunga esperienza proprio in questo ambito.

Da questa prospettiva, è opportuno chiedersi se la sua attuale posizione all’interno del Comitato per le donne del CNRI, oltre alla funzione dichiarata nel campo dei diritti umani, rappresenti una prosecuzione del ruolo politico e comunicativo svolto da Chitsaz all’interno della rete del MEK. I documenti storici offrono una base sostanziale per porre questo interrogativo.

Ancora più importante, nel settembre 1993 Iran Liberation pubblicò il nome di Sarvnaz Chitsaz tra i membri supplenti del Consiglio dirigente del MEK. Il Consiglio venne presentato quell’anno come parte di una ristrutturazione dell’organizzazione e il MEK lo descrisse come simbolo del ruolo delle donne nella propria leadership.

L’inserimento del nome di Chitsaz nell’elenco dei membri supplenti indica che, secondo la ricostruzione ufficiale dell’organizzazione, ella era considerata una persona dotata di un consolidato percorso e di una posizione riconosciuta all’interno del MEK. Questa storia differisce considerevolmente dall’immagine di un’attivista sociale indipendente impegnata esclusivamente nella difesa dei diritti delle donne.

Un esame del passato di Chitsaz sarebbe incompleto senza comprendere la natura dell’organizzazione Mujahedin-e Khalq. Il gruppo nacque negli anni Sessanta e, dopo la Rivoluzione del 1979 e il progressivo aggravarsi dei contrasti con la Repubblica Islamica, entrò in una fase di confronto armato nel 1981. Il trasferimento della sua leadership fuori dall’Iran e il successivo insediamento in Iraq posero le basi per la creazione dell’Esercito di Liberazione Nazionale e per l’espansione delle operazioni armate dell’organizzazione.

La storia violenta del MEK non è stata documentata soltanto nei rapporti dei suoi avversari. Nei propri documenti ufficiali, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha descritto il gruppo come un’organizzazione con una storia di attività terroristiche, facendo riferimento all’uccisione di cittadini statunitensi in Iran negli anni Settanta, ad atti di violenza e alle operazioni armate dell’organizzazione.

Nell’ottobre 1997 il MEK venne inserito nell’elenco statunitense delle organizzazioni terroristiche straniere. Tale designazione rimase in vigore fino al settembre 2012, quando il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti la revocò. Nella propria dichiarazione ufficiale, tuttavia, il Dipartimento sottolineò che la revoca della designazione non significava dimenticare le precedenti attività terroristiche del MEK. Fece specificamente riferimento all’uccisione di cittadini statunitensi negli anni Settanta e a un attacco compiuto nel 1992 sul territorio degli Stati Uniti, esprimendo inoltre preoccupazione per le accuse di maltrattamenti ai danni degli stessi membri dell’organizzazione. Questa posizione ufficiale riveste particolare importanza perché dimostra che la rimozione del MEK dalla lista statunitense delle organizzazioni terroristiche non ha cancellato il suo passato storico.

Accanto a questa storia, il percorso del MEK è stato segnato anche da critiche in materia di diritti umani e da controversie finanziarie. Nel rapporto del 2005, Human Rights Watch, sulla base delle testimonianze di ex membri, sollevò accuse relative a detenzioni, maltrattamenti e pressioni contro membri dissidenti. Nel 2009, inoltre, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti annunciò che sette persone si erano dichiarate colpevoli di aver fornito sostegno materiale al MEK nell’ambito di un caso di raccolta fondi, in un periodo in cui l’organizzazione figurava ancora nella lista statunitense delle organizzazioni terroristiche. Secondo i procuratori, in quel caso era stato utilizzato il nome di un comitato per i diritti umani per raccogliere donazioni, mentre i fondi erano destinati a sostenere le attività del MEK. Il caso assume particolare importanza nell’esaminare il rapporto tra l’uso dell’etichetta dei diritti umani e le attività dell’organizzazione.

Alla luce di questi documenti, Sarvnaz Chitsaz deve rispondere alle seguenti domande: quale fu esattamente il suo ruolo nelle operazioni militari e nelle responsabilità legate alle munizioni? Continua a difendere il passato armato del MEK? È disposta a rispondere a domande su questi temi davanti a organi di informazione indipendenti e organizzazioni per i diritti umani?

La responsabilità di fornire risposte si estende anche ai politici europei associati a questo movimento. I membri del Parlamento europeo che dichiarano di difendere i diritti umani e di contrastare il terrorismo e il riciclaggio di denaro devono chiarire: sono consapevoli del passato di queste persone e della loro organizzazione? Su quali basi concedono loro visibilità e sostegno politico? Quanto sono trasparenti le fonti finanziarie che sostengono queste interazioni? E, soprattutto, gli standard europei in materia di diritti umani e antiterrorismo vengono applicati alla valutazione dei partner politici con la stessa severità sottolineata nelle risoluzioni e nella legislazione?

La domanda finale è chiara: Chitsaz è disposta a rispondere alle domande sul proprio passato nell’organizzazione con la stessa trasparenza con cui parla di diritti umani? E i politici europei sono disposti a spiegare all’opinione pubblica il proprio sostegno e i propri legami con questo movimento?


Fonti e documentazione

  1. Iran Liberation, n. 119, settembre 1993; biografia di Sarvnaz Chitsaz e rapporto sul Consiglio dirigente femminile del MEK, in particolare p. 8. Archivio dell’Università di Exeter.
  2. Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, 28 settembre 2012; dichiarazione relativa alla revoca della designazione del MEK come organizzazione terroristica e richiamo alla sua storia di attività terroristiche.
  3. Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Rapporto sul terrorismo 2008; storia delle attività armate e delle operazioni terroristiche del MEK.
  4. Human Rights Watch, maggio 2005; rapporto No Exit relativo alle accuse di maltrattamenti nei confronti dei membri dissidenti del MEK.
  5. Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, 28 aprile 2009; procedimento riguardante sette imputati collegati alla raccolta di fondi e alla fornitura di sostegno materiale al MEK.
  6. Comitato per le donne del CNRI, 2025 e 2026; interventi di Sarvnaz Chitsaz e informazioni sulla sua attuale posizione.

SEGUI LA PAGINA FACEBOOK
SEGUI IL CANALE WHATSAPP
SEGUI IL CANALE TELEGRAM

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.