Cuba denuncia le pressioni del Governo statunitense sui membri dell’ONU

Cuba denuncia le pressioni esercitate da Washington su diversi governi alla vigilia del nuovo voto dell’Assemblea Generale dell’ONU contro il blocco, accusando gli Stati Uniti di ricorrere a minacce, ricatti e incentivi per modificare posizioni consolidate.

Granma – 14 ottobre 2026

«Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, nervoso e preoccupato di fronte alla prospettiva di una nuova sconfitta alle Nazioni Unite, sta esercitando pressioni e ricattando capi di Stato e di governo di diversi Paesi affinché modifichino il proprio voto contro il blocco nell’Assemblea Generale dell’ONU».

Con queste parole, il membro dell’Ufficio Politico del Partito e ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha denunciato mercoledì, attraverso il social network X, le «ripetute menzogne e le nuove iniziative» del Dipartimento di Stato statunitense, mediante le quali Washington «tenta di mettere a tacere la denuncia della punizione collettiva che infligge al popolo cubano e di rendere il resto della comunità internazionale complice di questa barbarie».

Parallelamente, il viceministro degli Esteri Carlos Fernández de Cossío ha scritto sui social network: «Alla maggiore potenza economica, tecnologica e militare del pianeta non basta imporre una punizione collettiva all’intero popolo cubano e peggiorare il livello e le condizioni di vita di tutta la popolazione con l’intento di provocare una crisi umanitaria».

«Di fronte all’isolamento politico e morale provocato da questa aggressione genocida, destina ingenti risorse a esercitare pressioni sui governi di tutto il mondo, con l’obiettivo di indurli a modificare la posizione tradizionalmente assunta nel chiedere la fine di questo abuso e di questo crimine», ha denunciato.

A questo proposito, ha sottolineato che «il Segretario di Stato degli Stati Uniti va da un Paese all’altro e telefona ai capi di Stato e di governo, nel disperato tentativo di intimidire, ricattare e promettere incentivi ai governi di ogni parte del mondo».

Ha inoltre aggiunto che «l’obiettivo, nell’anno in cui la guerra economica è stata inasprita più che mai, è addossare la colpa all’aggredito, screditare la vittima e cercare così di modificare una posizione che gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno storicamente espresso in modo inequivocabile contro il blocco economico».

Le pressioni e le minacce della Casa Bianca nei confronti di Paesi terzi giungono a pochi giorni dalla nuova presentazione, davanti all’Assemblea Generale dell’ONU, del rapporto «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba», che in passato ha ottenuto in quella sede il sostegno della stragrande maggioranza degli Stati membri.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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