Come l’Asia può beneficiare dell’espansione del commercio trainata dall’IA

L’Asia beneficia dell’espansione del commercio legato all’intelligenza artificiale grazie a filiere industriali complete, capacità manifatturiera, mercati di scala continentale e una domanda diffusa. Questa crescita amplia il mercato globale dell’IA e sostiene investimenti, innovazione e applicazioni in tutto il mondo.

Global Times – 14 ottobre 2026

La nuova capoeconomista del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Silvana Tenreyro, ha dichiarato martedì che il commercio mondiale è cresciuto dell’8,3 per cento tra il 2023 e il 2025, mentre gli scambi globali legati all’intelligenza artificiale sono aumentati del 29 per cento, a beneficio della Cina, dell’India e di altri Paesi asiatici, secondo quanto riferito da Reuters.

Perché l’Asia ha raccolto i benefici dell’espansione del commercio legato all’IA? Innanzitutto, l’intelligenza artificiale dipende in larga misura dall’hardware. La produzione di semiconduttori, l’assemblaggio di server, la costruzione di centri dati e le infrastrutture energetiche richiedono come fondamento un apparato industriale maturo, capacità manifatturiere su vasta scala e una rete stabile di catene di approvvigionamento. Dopo decenni di modernizzazione industriale e accumulazione tecnologica, i vantaggi in termini di capacità e costi in questi comparti si sono da tempo concentrati in Asia.

Dalla produzione di chip di memoria all’ecosistema comprendente processi avanzati, componenti per server e sistemi di raffreddamento, fino alla capacità produttiva su larga scala di server, moduli ottici e componenti elettronici, l’Asia ha costruito la più completa rete mondiale di approvvigionamento di hardware per l’intelligenza artificiale.

Nei primi otto mesi di quest’anno, le esportazioni cinesi di server, moduli ottici e componenti elettronici hanno registrato aumenti a due cifre su base annua, mentre la quota della Cina nelle spedizioni mondiali di robot umanoidi è salita al 97 per cento, secondo le statistiche doganali. Dietro questi dati si trova la capacità di offerta che la manifattura asiatica ha saputo esprimere nel settore dell’hardware per l’IA.

Il secondo fattore è l’effetto di scala sul versante della domanda. Cina e India contano complessivamente più di 2,8 miliardi di abitanti, formando un mercato regionale senza eguali nel resto del mondo. Questo rappresenta al tempo stesso un vastissimo banco di prova per le applicazioni dell’intelligenza artificiale e un acquirente di dimensioni eccezionali di hardware e servizi legati all’IA. In Asia, la domanda di intelligenza artificiale si sta manifestando simultaneamente in innumerevoli ambiti: dalla selezione dei prodotti assistita dall’IA durante le dirette del commercio elettronico transfrontaliero, al riconoscimento delle immagini integrato nei dispositivi educativi, fino al controllo della qualità basato sull’intelligenza artificiale nelle fabbriche.

I riscontri provenienti da centinaia di milioni di utenti alimentano il perfezionamento dei prodotti a una velocità che non trova riscontro altrove. Questa è l’adozione dell’intelligenza artificiale in Asia: non confinata nei laboratori o negli eventi di presentazione, ma estesa a ogni ramificazione del commercio, della manifattura e dei consumi quotidiani. Questa domanda endogena costituisce essa stessa uno dei pilastri fondamentali del commercio mondiale legato all’IA.

Ci si potrebbe chiedere se la profonda partecipazione dell’Asia al ciclo dell’intelligenza artificiale avvenga a scapito delle economie avanzate. La risposta è no. La crescita asiatica trainata dall’IA non sottrae loro i relativi benefici, ma amplia il mercato mondiale dell’intelligenza artificiale mettendo a disposizione capacità manifatturiere e spazio commerciale. Le fabbriche asiatiche forniscono apparecchiature informatiche al resto del mondo, mentre i mercati asiatici garantiscono ricavi e utenti alle imprese globali dell’IA. Il funzionamento stabile delle catene di approvvigionamento asiatiche sostiene a sua volta le aspettative di rendimento degli investimenti mondiali nell’intelligenza artificiale. Si tratta di un circolo di reciproco rafforzamento, non di un gioco a somma zero.

Le dimensioni di questo ciclo stanno aumentando rapidamente. Negli ultimi anni, il commercio mondiale di prodotti legati all’intelligenza artificiale è cresciuto molto più velocemente rispetto agli scambi complessivi di merci. Sebbene i beni connessi all’IA rappresentino circa il 15 per cento del commercio mondiale, gli scambi di prodotti abilitanti per l’intelligenza artificiale hanno generato il 42 per cento della crescita del commercio di beni nel 2025. Nel primo trimestre del 2026, questa quota è salita al 76 per cento, secondo le analisi dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Senza l’hardware per l’intelligenza artificiale prodotto su vasta scala e a costi competitivi dalle catene di approvvigionamento asiatiche, il costo della costruzione dei centri dati mondiali aumenterebbe considerevolmente, il ritmo di adozione dell’IA rallenterebbe in misura significativa e la sua diffusione in ogni Paese finirebbe per risentirne. Al tempo stesso, la rapida crescita dell’industria asiatica dell’intelligenza artificiale ha generato anche una notevole nuova domanda di importazioni: dalle apparecchiature di fascia alta per la ricerca e lo sviluppo ai software specializzati in settori di nicchia, fino alle soluzioni e ai servizi di IA adattati alle esigenze dei diversi mercati.

Ciò non significa che l’Asia possa considerarsi al riparo da ogni rischio. Le perturbazioni geopolitiche delle catene di approvvigionamento, i controlli sulle esportazioni di tecnologie fondamentali e le strozzature nelle infrastrutture energetiche e di calcolo potrebbero compromettere la sostenibilità di questa fase favorevole. Per il momento, tuttavia, grazie alla propria capacità di intercettare i benefici dell’espansione del commercio legato all’intelligenza artificiale, l’Asia si è già assicurata una posizione fondamentale lungo questa traiettoria.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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