Le elezioni del 24 settembre hanno profondamente rinnovato la House of Keys e aperto la strada all’elezione di Chris Thomas a Chief Minister. Il voto offre l’occasione per conoscere un sistema politico e costituzionale pressoché unico nel panorama europeo.

Nel cuore del Mare d’Irlanda, quasi equidistante dalle coste inglesi, scozzesi e irlandesi, esiste una realtà politica che sfugge alle categorie normalmente utilizzate per descrivere l’Europa contemporanea. L’Isola di Man non appartiene al Regno Unito, non è uno Stato indipendente, non è un territorio britannico d’oltremare e non è mai stata membro dell’Unione Europea. È una dipendenza della Corona britannica dotata di un proprio parlamento, di un governo autonomo, di un ordinamento giuridico distinto e di un sistema fiscale proprio. Le elezioni generali del 24 settembre, seguite il 13 ottobre dalla scelta di Chris Thomas come nuovo Chief Minister, permettono di osservare da vicino uno dei sistemi politici più particolari del continente.
Gli elettori mannesi sono stati chiamati a rinnovare i 24 membri della House of Keys, il ramo direttamente eletto del Tynwald. Il territorio è suddiviso in dodici circoscrizioni, ciascuna delle quali elegge due rappresentanti: ogni elettore può dunque esprimere fino a due voti e vengono eletti i due candidati che ottengono il maggior numero di preferenze. Il risultato del 2026 ha determinato un ricambio eccezionalmente ampio. Ben quindici dei ventiquattro eletti sono entrati per la prima volta nella Camera, mentre tre ministri del governo uscente — Tim Johnston, Daphne Caine e Clare Barber — non sono riusciti a conservare il proprio seggio. Otto dei nuovi membri della House of Keys sono donne.
Il dato più significativo, tuttavia, riguarda l’appartenenza politica degli eletti. Ventidue dei ventiquattro membri della nuova Camera sono indipendenti. Gli unici rappresentanti formalmente legati a un partito sono Joney Faragher e Sarah Maltby del Manx Labour Party, entrambe rielette. Il Liberal Vannin Party, che nella legislatura precedente disponeva di un rappresentante, è rimasto invece senza seggi: il suo leader Lawrie Hooper è stato sconfitto a Ramsey e nessuno dei quattro candidati presentati dal partito è stato eletto. Neppure le più recenti formazioni Change e Transform Isle of Man sono riuscite a entrare nella Camera.
La quasi totale assenza di partiti rappresenta una caratteristica strutturale della politica mannese. I partiti, infatti, svolgono un ruolo secondario, mentre la maggioranza dei candidati si presenta tradizionalmente come indipendente. In questo senso, l’Isola di Man rappresenta quasi un laboratorio di democrazia parlamentare non partitica. Le campagne elettorali sono fortemente incentrate sui candidati, sulle questioni locali e sui rispettivi programmi individuali, mentre non esistono maggioranze precostituite paragonabili a quelle dei sistemi parlamentari europei fondati sull’alternanza tra partiti o coalizioni.
Questo non significa che nell’isola non esistano orientamenti politici differenti. Il Manx Labour Party, attivo da oltre un secolo e collocato a sinistra, conserva una presenza organizzata e nel corso dell’ultima legislatura ha sostenuto posizioni più favorevoli all’intervento pubblico in materia di sanità, edilizia e politiche sociali. Il dibattito parlamentare può inoltre produrre schieramenti relativamente riconoscibili su singole questioni. Tuttavia, queste divisioni non si cristallizzano normalmente in maggioranze e opposizioni permanenti. Il governo deve quindi costruire il consenso all’interno di un parlamento composto soprattutto da personalità politiche autonome.
Il voto del 24 settembre ha comunque espresso una richiesta piuttosto evidente di cambiamento. Dei rappresentanti uscenti che hanno tentato la rielezione, sette sono stati sconfitti, mentre in quattro circoscrizioni entrambi i seggi sono andati a nuovi membri. Lo stesso Chief Minister uscente Alfred Cannan ha conservato il proprio posto nella circoscrizione di Ayre and Michael, ma con un risultato molto meno convincente rispetto al passato: ha ottenuto 1.090 voti, classificandosi secondo dietro al nuovo candidato indipendente Stephen Broad, che ne ha raccolti 1.680. Cannan ha definito l’esperienza elettorale «molto umiliante» nel senso inglese di humbling, riconoscendo implicitamente il ridimensionamento del proprio consenso.
Dopo il rinnovo della House of Keys, sono gli stessi 24 membri della Camera a eleggere al proprio interno il Chief Minister (o Ard-Shirveishagh Ellan Vannin, secondo la denominazione in lingua locale). Una volta scelto, questi nomina tra i membri del Tynwald i ministri che comporranno il Council of Ministers. Il governo nasce dunque attraverso un processo essenzialmente parlamentare successivo al voto popolare, piuttosto che dall’affermazione di un partito o di una coalizione.
Il 13 ottobre, poco meno di tre settimane dopo le elezioni, la nuova House of Keys ha scelto Chris Thomas, rappresentante indipendente di Douglas Central e già ministro del Tesoro. Thomas ha sconfitto la neoparlamentare Kirrie Jenkins con 16 voti contro 6 nella prima votazione; nella successiva votazione di conferma ha poi ottenuto l’appoggio di 22 dei 24 membri della Camera. È così subentrato al precedentemente citato Alfred Cannan, che guidava il governo dal 2021.
Thomas, membro della House of Keys dal 2013 e già titolare di diversi incarichi ministeriali, ha promesso un governo «più piccolo, più intelligente e più fluido», insistendo sulla necessità di concentrarsi sulle questioni concrete dell’isola. Dopo il voto parlamentare, il Luogotenente Governatore Sir John Lorimer gli ha formalmente conferito l’incarico.
Questa attenzione alle proprie istituzioni e alla propria identità nazionale non è puramente simbolica. L’Isola di Man, come affermato in apertura, non fa parte del Regno Unito e non invia deputati al Parlamento di Westminster. È una Crown Dependency, come Jersey e Guernsey, e il rapporto costituzionale con Londra passa direttamente attraverso la Corona. Carlo III è capo dello Stato con il titolo storico di Lord of Mann, rappresentato nell’isola dal Luogotenente Governatore. L’Isola di Man dispone però di un proprio governo, di tribunali autonomi, di un sistema amministrativo e fiscale distinto e di una capacità legislativa estremamente ampia. Il governo britannico conserva invece la responsabilità ultima per la difesa e le relazioni internazionali.
Al centro di questo sistema si trova il Tynwald, istituzione di origine norrena che rivendica il primato di più antica assemblea parlamentare al mondo rimasta in attività continua per oltre mille anni. L’etimologia stessa richiama il mondo scandinavo: il termine deriva dalla tradizione del thing, l’assemblea politico-giudiziaria delle società nordiche medievali. Il Tynwald ha attraversato conquiste, cambiamenti dinastici e trasformazioni costituzionali senza interrompere la propria esistenza.
L’isola ha peraltro sviluppato molto precocemente alcuni aspetti della partecipazione democratica. Le prime elezioni popolari della House of Keys si svolsero nel 1867. Nel 1881 il Tynwald divenne il primo parlamento nazionale a riconoscere ad alcune donne, inizialmente sulla base di requisiti patrimoniali, il diritto di voto in un’elezione generale. Nel 1919 venne introdotto il suffragio universale adulto basato sulla residenza. Nel 2006 l’età elettorale fu infine abbassata da 18 a 16 anni, facendo dell’Isola di Man la prima giurisdizione dell’Europa occidentale ad adottare questa scelta.
L’autonomia politica si accompagna inoltre a una forte autonomia economica e fiscale. L’isola stabilisce autonomamente gran parte della propria imposizione: per il 2026 il bilancio ha mantenuto l’aliquota personale di base al 10% e quella superiore al 21%, mentre specifici regimi fiscali hanno contribuito allo sviluppo dei servizi finanziari e di attività digitali. Allo stesso tempo, la stretta interdipendenza con il vicino britannico rimane evidente: in materia di dogane, accise e IVA, un accordo specifico fa sì che l’isola venga trattata come parte del Regno Unito, ed essa partecipa inoltre alla Common Travel Area insieme a Regno Unito, Irlanda e Isole del Canale.
Le elezioni del 2026 mostrano che questa struttura non rappresenta semplicemente una sopravvivenza medievale. Il Tynwald è certamente depositario di rituali, titoli e consuetudini antichissime, ma opera oggi all’interno di una società moderna che discute di costo della vita, sanità, abitazioni, infrastrutture, sostenibilità delle finanze pubbliche e sviluppo economico. Il forte ricambio del 24 settembre ha dimostrato inoltre che l’assenza di partiti dominanti non impedisce agli elettori di esprimere una netta volontà di discontinuità.
È proprio questa apparente contraddizione a rendere l’Isola di Man politicamente interessante. Dietro il celebre triscele e le cerimonie millenarie del Tynwald esiste una comunità che ha costruito nel corso dei secoli un equilibrio peculiare tra dipendenza dalla Corona e autogoverno, continuità istituzionale e innovazione democratica. Il voto del 24 settembre non ha modificato questa architettura, ma ne ha offerto una nuova dimostrazione: su una piccola isola del Mare d’Irlanda continua a funzionare uno dei sistemi politici più antichi e, nello stesso tempo, più singolari d’Europa.
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