La guerra ai palestinesi continua con la propaganda filosionista: il DDL “antisemitismo” censura qualsiasi critica al feroce colonialismo di Israele e rafforza il fronte interno contro il dissenso.

Il sostegno incondizionato a Israele è stato uno dei punti fermi della politica estera americana nel corso della storia novecentesca, ed è proseguita nel XXI secolo: tuttavia, la propaganda pro-sionista, nonostante si avvalga della repressione contro i movimenti di solidarietà con il popolo palestinese sempre più diffusi sia negli USA che negli altri paesi “occidentali”, sta uscendo delegittimata a sconfitta: l’indignazione e la reazione alle politiche di sterminio, deportazione, terrorismo dello Stato di Israele è dilagata in tutto il mondo, fino a prospettare l’accusa di “comportamenti genocidiari” contro la popolazione di Gaza e della Cisgiordania.
Perfino negli Usa, a parte gli esponenti del mondo MAGA, i consensi per Israele anche tra i conservatori sono ai minimi storici, se un terzo degli adulti americani è convinto che i palestinesi abbiano subito un genocidio mentre a negarlo è rimasto solamente il 20 per cento della opinione pubblica statunitense. Risultati simili si sono registrati in Europa, dove le voci critiche verso Israele e il sionismo rappresentano il 70% della cittadinanza.
È evidente che la narrazione filo-sionista sta incontrando grandi difficoltà, se perfino intellettuali un tempo vicini ad Israele prendono le distanze dal ddl del Governo Meloni, e in altri paesi europei chiedono un’inversione di tendenza della politica estera. Purtroppo, le voci critiche sempre più diffuse non hanno finora impedito vendite di armi Usa ad Israele per 22 miliardi di dollari, senza la spesa per la difesa missilistica: al contrario dei governi, la maggioranza di cittadine e cittadini europee e perfino statunitensi sono contrari a rifornire di armi Israele, mentre al contempo crescono le iniziative delle lobby sioniste per raccogliere fondi da inviare al governo di Israele, o per finanziare candidati filo-sionisti. È comunque incoraggiante notare che i risultati di alcune elezioni locali negli Usa non abbiano favorito tali candidati, rivelando quale sia il reale orientamento dell’opinione pubblica statunitense.
Non va dimenticato che Netanyahu parla di una battaglia campale per conquistare «i cuori e le menti dell’Occidente», intendendo un piano ben orchestrato per influenzare l’opinione pubblica e condizionare lo stesso sistema di potere: sarebbe utile conoscere le agenzie di propaganda particolarmente attive nella denigrazione degli attivisti ProPal, indagare sui viaggi e sui soggiorno gratuiti offerti a studenti e studentesse in Israele, sulle generose borse di studio, sulla campagna pubblicitaria che in pochi mesi ha già superato 45 milioni di dollari, sull’utilizzo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale per condizionare la conoscenza e l’interpretazione della realtà.
Docu-film come Naza, inchieste giornalistiche, prese di posizione di personaggi pubblici hanno un grande peso nella realtà e arrivano a cancellare mesi di propaganda incessante a favore di Israele che in questo momento storico sta perdendo la battaglia campale della pubblicità. Ma questa battaglia mediatica deve essere ancora più incisiva, se si vuole raggiungere risultati apprezzabili e interrompere interventi legislativi che condizionano la politica estera di paesi UE e dell’Italia in particolare, come quello del DDL Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo e per il rafforzamento della Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo nonché delega al Governo in materia di contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme on line in Italia già approvato in Senato il 5 ottobre scorso (DDL S.1722).
Le Disposizioni del DDL riprendono la definizione di antisemitismo dell’IHRA – International Holocaust Remembrance Alliance, che è stata criticata e confutata da storici ed intellettuali tra cui molti di origine e religione ebraica: il motivo sta nella infondatezza storica di questa definizione, poiché si considera “antisemitismo” qualsiasi critica alle politiche dello Stato di Israele e all’ideologia sionista (una dottrina etnico-nazionalista, come riconosciuto dalla generazione degli storici israeliani “revisionisti” quali Benny Morris e Ilan Pappè, entrambi concordi nella natura colonialista dello Stato di Israele). Il governo Meloni, con significative e inquietanti convergenze di esponenti del centro-sinistra e del PD in particolare, sta dunque introducendo una legge che vieterà ogni contestazione allo Stato di Israele o perfino ai suoi governi.
Dopo mesi e mesi di interminabile iter parlamentare, si sta arrivando alla stretta contro l’opposizione espressa dall’opinione pubblica e manifestata nelle piazze da migliaia di giovani, lavoratori e lavoratrici, cittadine e cittadini rispetto alle politiche genocidiarie dello Stato di Israele e del governo Netanyahu. L’intento è censurare le opinioni che contrastano l’ideologia sionista accusandole di antisemitismo e imporre una lettura acritica e a senso unico di quanto avviene in Palestina da quasi ottanta anni (senza considerare i precedenti quasi trent’anni del protettorato britannico), cioè una vera e propria colonizzazione attuata con tutti i mezzi, giuridici e violenti, con la sostituzione etnica di insediamenti ebraici alla popolazione palestinese di Gaza e Cisgiordania, condizionando definitivamente l’intera politica estera del Governo.
Se venisse approvato anche alla Camera, il DDL “sull’antisemitismo” fornirebbe strumenti potenti per rafforzare la diffusione del sionismo anche nelle scuole e nelle università con appositi corsi di formazione rivolti a docenti e mirate attività didattiche rivolte a studenti e studentesse, soprattutto in occasione del Giorno della Memoria, per sostenere incondizionatamente la definizione di antisemitismo dell’IHRA, da contrastare al pari di bullismo e cyberbullismo, con conseguenze nefaste sia per la ricerca storica che per la libertà di insegnamento. Non casualmente, infatti, migliaia di intellettuali si sono attivati per una definizione profondamente diversa da quella dell’IHRA, e scientificamente provata, riferendosi – tra le altre – alla Dichiarazione di Gerusalemme del 2021, da cui estrapoliamo alcuni passi eloquenti e significativi per distinguere una legittima critica a Israele da comportamenti antisemiti:
Critica dello Stato di Israele basata su prove concrete. Ciò include le sue istituzioni e i suoi principi fondanti, nonché le sue politiche e pratiche, sia interne che estere, come la condotta di Israele in Cisgiordania e a Gaza, il ruolo che Israele svolge nella regione o qualsiasi altro modo in cui, in quanto Stato, influenzi gli eventi mondiali.
Non è antisemita evidenziare la discriminazione razziale sistematica.
In generale, le stesse norme di dibattito che si applicano ad altri Stati e ad altri conflitti per l’autodeterminazione nazionale valgono anche nel caso di Israele e Palestina. Pertanto, pur essendo controverso, non è di per sé antisemita paragonare Israele ad altri casi storici, tra cui il colonialismo di insediamento o l’apartheid.
Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni sono forme comuni e non violente di protesta politica contro gli Stati. Nel caso di Israele, non sono, di per sé, antisemite.
[Fonte: https://jerusalemdeclaration.org/]
È chiaro che la dichiarazione IHRA, sulla quale si basa il Disegno di Legge detto “sull’antisemitismo”, non ha nulla a che vedere con la lotta all’antisemitismo: per la prima volta in Italia sarebbe proibito per legge parlare di qualunque genocidio che non sia quello degli ebrei della Shoah, nonché delle responsabilità materiali, morali ed etiche nello sterminio del popolo palestinese e, per estensione, di ogni popolo sottoposto a pratiche genocidiarie.
Perciò siamo convinti che il DDL “antisemitismo” rappresenti un’autentica minaccia alla libertà di espressione, alla democrazia, alla ricerca storica e alla libertà di insegnamento, sviluppando un sistema di controllo censorio sulle università e sulle scuole. L’obiettivo evidente del DDL “antisemitismo” è portare consenso all’operato di Israele e del suo governo, trattando ogni critica al loro operato alla stregua di un’azione antisemita.
Fonti
https://www.newarab.com/news/us-arms-sales-israel-surge-216-bn-20-months
https://responsiblestatecraft.org/israel-influencers-netanyahu
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