L’interdipendenza economica tra Cina e Unione Europea non è una vulnerabilità, ma una leva di sviluppo e stabilità. Dalla transizione verde all’intelligenza artificiale, una cooperazione regolata e reciproca può rafforzare competitività, innovazione e crescita su entrambe le sponde.

Il rapporto economico tra la Cina e l’Unione Europea conserva un’importanza straordinaria e continuerà a offrire immense opportunità a entrambe le parti. Una profonda interdipendenza caratterizza la nostra epoca: la Cina rimane il principale fornitore di merci dell’Unione Europea, mentre l’Europa costituisce un mercato fondamentale per le imprese cinesi. L’interdipendenza può rappresentare una base per conciliare gli interessi reciproci e affrontare le rispettive preoccupazioni attraverso un confronto costruttivo.
L’Europa, tradizionalmente più restia alla contrapposizione, non dovrebbe abbandonare la propria eredità pragmatica. L’interdipendenza economica tra le due parti permane, così come i numerosi ambiti nei quali la cooperazione è essenziale. A Bruxelles si sta affermando un consenso crescente sul fatto che l’apertura commerciale, accompagnata dalla prosecuzione delle riforme di mercato in Cina e dall’impegno per una concorrenza leale, possa creare condizioni di parità per tutti.
La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra la tutela delle capacità industriali europee e la possibilità di rafforzarle attraverso una solida collaborazione con la Cina.
Probabilmente ci attendono anni di cooperazione intervallati da tensioni gestibili. Le divergenze tra la Cina e l’Unione Europea non possono essere risolte mediante provvedimenti di breve periodo, né si dovrebbe consentire che compromettano il più ampio rapporto bilaterale. L’Europa deve rafforzare la propria competitività e autonomia economica approfondendo, anziché interrompendo, i legami economici con la Cina.
Stiamo assistendo a una delle trasformazioni più significative dell’economia cinese. La Cina non può più essere considerata soltanto la «fabbrica del mondo». In realtà, sta progressivamente costruendo un proprio ecosistema dell’innovazione, capace di integrare ricerca scientifica, ingegneria, capacità manifatturiera, capitali e un vastissimo mercato interno. L’aspetto forse più impressionante, tuttavia, non è la posizione occupata dal Paese nelle classifiche, bensì la sua capacità di trasformare la conoscenza in prodotti utili ai consumatori di tutto il mondo.
La Cina presenta una combinazione particolarmente efficace di ricerca, ingegneria, produzione su vasta scala e un enorme mercato interno, che consente di sperimentare, ridurre i costi e diffondere rapidamente le innovazioni.
Questa capacità è evidente in molteplici settori, dall’aeronautica e dalla cantieristica navale ai veicoli elettrici, alle batterie, agli impianti solari e alle tecnologie per l’accumulo energetico. Tutti questi comparti dimostrano la capacità di integrare innovazione, produzione e presenza sui mercati con una rapidità che contribuisce a rafforzare le catene globali di approvvigionamento.
Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale e la robotica. Se dovessi indicare gli sviluppi che più mi hanno colpito, non ne sceglierei necessariamente uno soltanto. Trovo particolarmente significativi quelli che associano tecnologie avanzate e capacità di produzione di massa: veicoli elettrici e batterie, tecnologie solari, droni, sistemi robotici e progressi nell’intelligenza artificiale. Sono settori nei quali la Cina non si limita a innovare, ma porta rapidamente l’innovazione su scala industriale, offrendo alle imprese e ai consumatori europei l’accesso a soluzioni avanzate e dai costi contenuti.
Guardando al futuro, esiste un grande potenziale per un’ulteriore cooperazione tra l’Unione Europea e la Cina. Il primo ambito è quello della transizione verde: entrambe le parti hanno un evidente interesse a sviluppare le energie rinnovabili e a promuovere le tecnologie riguardanti l’accumulo energetico, l’economia circolare e la gestione del carbonio. La posizione di primo piano occupata dalla Cina in questi settori ne fa un partner naturale per l’Europa. Un secondo ambito è rappresentato da specifiche tecnologie capaci di produrre benefici globali, come l’intelligenza artificiale, purché vengano istituiti meccanismi per rafforzare la fiducia e definite regole chiare.
Ravviso opportunità anche nei servizi, nella sanità, nella ricerca scientifica, nei trasporti, nell’aviazione, nell’economia blu e nell’economia digitale. La cooperazione in materia di norme e standard costituisce un settore particolarmente importante, nel quale il dialogo può contribuire a impedire la frammentazione tecnologica mondiale e a promuovere l’interoperabilità.
La Cina e l’Unione Europea dispongono di punti di forza complementari e ricavano vantaggi reciproci dalla cooperazione economica e commerciale, generando una sinergia che parla da sé. In numerosi settori, l’Europa contribuisce con competenze nella progettazione, rigore normativo e innovazione, mentre la Cina apporta una produzione manifatturiera di alta qualità, manodopera qualificata e una base di consumatori vasta e dinamica. Insieme, le due parti hanno creato posti di lavoro, rilanciato comparti industriali e sostenuto la crescita mondiale. Questa interdipendenza non rappresenta una debolezza. Al contrario, costituisce un potente incentivo al negoziato e alla pace.
La sfida consiste nel costruire una nuova architettura dell’interdipendenza, fondata sulla premessa che le due parti siano troppo importanti l’una per l’altra per permettere che ogni divergenza degeneri in una crisi. Non si tratta di scegliere tra cooperazione e competizione, bensì di gestirle contemporaneamente, facendo della cooperazione il principio guida.
Il cambiamento costante ha caratterizzato lo sviluppo della Cina negli ultimi decenni. Tale cambiamento si dispiega tuttavia all’interno di un quadro composto da elementi permanenti, che è essenziale individuare e riconoscere. Non mi riferisco al contesto politico o ideologico, bensì alle dimensioni culturali e storiche, fattori che acquistano un’importanza crescente con l’approfondirsi della trasformazione del Paese.
Per l’Europa, la chiave consiste nel valutare correttamente l’autentica portata dell’approccio cinese, che attribuisce priorità alla cooperazione rispetto alla rivalità e al dialogo rispetto alla contrapposizione. Non è nell’interesse della Cina che il proprio successo si traduca nel fallimento dell’Unione Europea; al contrario, il successo dell’Unione Europea è estremamente utile e vantaggioso per la Cina. Questa prospettiva affonda le proprie radici nella cultura ed è più profonda di qualsiasi impostazione miope. Per affrontare con successo questo passaggio sono necessari lungimiranza e un clima nel quale prevalgano fiducia e reciprocità.
Questo articolo è stato redatto sulla base di un’intervista a Xulio Rios, fondatore e consigliere emerito dell’Osservatorio sulla politica cinese in Spagna.
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