Sarvnaz Chitsaz: dietro la vetrina dei «diritti delle donne» c’è la struttura dei Mojahedin del Popolo

Perché, per conoscere questa figura, i suoi discorsi sui diritti umani non sono sufficienti?

Quando il nome di Sarvnaz Chitsaz compare nei media e nelle conferenze internazionali, generalmente c’è un titolo preciso al centro dell’attenzione: attivista per i diritti delle donne e presidente della Commissione delle Donne del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI). Parla dei diritti delle donne in Iran, critica la discriminazione e la repressione delle donne, partecipa a conferenze internazionali e tiene discorsi sulla partecipazione politica delle donne e sul futuro dell’Iran.

A prima vista, potremmo trovarci di fronte a una difensora dei diritti delle donne che utilizza una tribuna internazionale per sollevare le questioni riguardanti le donne iraniane. Tuttavia, questa immagine rappresenta soltanto una parte della storia.

La domanda principale di questo articolo è:

In quale struttura opera esattamente Sarvnaz Chitsaz, quale storia ha questa struttura e perché presentarla semplicemente come «attivista per i diritti delle donne» può nascondere al pubblico una parte importante della sua identità politica e organizzativa?

La risposta a questa domanda ci conduce direttamente al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ai Mojahedin del Popolo e a diversi decenni di attività di questa organizzazione.

La Commissione delle Donne del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana presenta Sarvnaz Chitsaz come la propria presidente. Alla conferenza della Giornata internazionale della donna del 2025, è stata presentata come Chair of the NCRI Women’s Committee, e lo stesso titolo è stato ripetuto anche nel rapporto annuale della Commissione del 2026.

Nel febbraio 2026 ha inoltre tenuto un discorso alla conferenza internazionale delle donne a Parigi, un evento che affrontava anche il tema della leadership femminile e del futuro politico dell’Iran.

Pertanto, Chitsaz non parla soltanto di questioni sociali riguardanti le donne. I suoi discorsi e le sue attività si inseriscono nel quadro di un progetto politico più ampio riguardante il futuro del governo iraniano.

Questa differenza è importante.

Una persona che sia semplicemente una ricercatrice o un’attivista per i diritti delle donne non è la stessa cosa di una figura che, contemporaneamente, ricopre un ruolo nella struttura politica di una corrente di opposizione organizzata, ed è esattamente a questo punto che occorre andare oltre il titolo di «attivista per i diritti delle donne».

La Commissione delle Donne dell’NCRI non può essere analizzata senza considerare la struttura madre: l’NCRI si presenta come una coalizione politica. Nei documenti ufficiali di questo Consiglio, i Mojahedin del Popolo, o PMOI/MEK, sono presentati come uno dei suoi membri centrali. Questo elemento è determinante per comprendere Chitsaz, perché non presiede un’organizzazione femminile indipendente, un’istituzione accademica o un’organizzazione non governativa neutrale; presiede invece una componente di una struttura politica di opposizione.

Per molti osservatori al di fuori dell’Iran, i «Mojahedin del Popolo» potrebbero essere semplicemente il nome di un gruppo che si oppone alla Repubblica Islamica, ma la storia di questa organizzazione è molto più complessa.

I Mojahedin del Popolo furono fondati nel 1965 come organizzazione guerrigliera contraria al governo dello Shah in Iran. La loro attività iniziale aveva carattere clandestino e armato.

Negli anni Settanta, l’organizzazione intraprese attività armate e, secondo rapporti ufficiali degli Stati Uniti, a questa organizzazione fu attribuita la responsabilità dell’uccisione di alcuni membri del personale militare e di civili americani in Iran. Dopo la rivoluzione del 1979, il conflitto tra l’organizzazione e la Repubblica Islamica si intensificò e nel 1981 l’organizzazione entrò nella fase dello scontro armato diretto con il governo. Successivamente, la leadership e una parte significativa dei membri dell’organizzazione lasciarono l’Iran e infine, nel 1986, si trasferirono in Iraq.

Questo fu uno dei più importanti sviluppi nella storia dei Mojahedin del Popolo.

La presenza dei Mojahedin in Iraq trasformò questa organizzazione da un gruppo di opposizione in esilio in una forza militare organizzata stanziata sul territorio di un Paese straniero. Di conseguenza, per una parte significativa della propria storia, i Mojahedin del Popolo non furono né un’organizzazione per i diritti umani né semplicemente un partito politico in esilio; furono invece un’organizzazione armata dotata di una struttura militare che operava con l’aiuto e il sostegno del governo di Saddam Hussein.

Anche il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, nei suoi rapporti, ha fatto riferimento alla presenza del MEK in Iraq e alle operazioni armate condotte dall’organizzazione dal territorio iracheno.

Durante gli anni della guerra Iran-Iraq, i Mojahedin del Popolo erano stanziati in Iraq e, sotto il sostegno del dittatore Saddam Hussein, svolgevano attività mercenarie per lui contro la propria patria, cioè l’Iran. Anche nei rapporti ufficiali degli Stati Uniti si afferma che il MEK beneficiò delle risorse finanziarie del governo iracheno.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha riferito che, dopo la caduta di Saddam Hussein, emersero prove relative alla ricezione da parte del MEK di milioni di dollari provenienti da fonti collegate al programma Oil-for-Food nel periodo compreso tra il 1999 e il 2003.

Un’organizzazione che oggi in Europa tiene discorsi sulla democrazia, i diritti umani e la libertà delle donne, in una parte importante della propria storia ebbe una stretta collaborazione con uno dei governi più repressivi della regione.

Questa contraddizione non può essere semplicemente ignorata sulla base del cambiamento del linguaggio politico dell’organizzazione negli ultimi decenni.

Uno dei fatti storici più importanti riguardanti i Mojahedin del Popolo è che gli Stati Uniti inserirono questa organizzazione nel 1997 nella lista delle Foreign Terrorist Organizations (FTO).

Questa designation non era un’etichetta politica o mediatica; era un provvedimento ufficiale del governo statunitense nell’ambito delle leggi antiterrorismo.

I rapporti del Dipartimento di Stato americano sulla storia del MEK fanno riferimento a una serie di operazioni armate, tra cui l’uccisione di personale e cittadini americani negli anni Settanta. Di conseguenza, quando parliamo della storia dei Mojahedin del Popolo, ci troviamo di fronte a un’organizzazione che, in un determinato periodo, era stata ufficialmente inserita dal governo degli Stati Uniti tra le organizzazioni terroristiche.

I Mojahedin del Popolo sono rimasti nella lista FTO degli Stati Uniti tra il 1997 e il 2012 e, secondo una dichiarazione del Dipartimento di Stato americano, la loro rimozione dalla lista sottolineò che tale decisione non significava ignorare o dimenticare le precedenti attività terroristiche dell’organizzazione.

Accuse relative al trattamento dei membri

Human Rights Watch, nel rapporto No Exit del 2005, esaminò le testimonianze di ex membri del MEK e riportò accuse riguardanti detenzione, percosse, tortura, pressioni psicologiche, isolamento e trattamento riservato alle persone che desideravano lasciare l’organizzazione.

Queste accuse costituiscono un dossier diverso rispetto alla storia delle attività armate dell’organizzazione.

In altre parole, la questione non riguarda soltanto ciò che l’organizzazione ha fatto contro la Repubblica Islamica; un’altra domanda è come abbia trattato i propri membri e i propri critici interni.

Anche il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, al momento della revoca della designation nel 2012, espresse preoccupazione per le accuse di maltrattamenti nei confronti dei membri del MEK.

Pertanto, se Chitsaz intende presentarsi come difensora della libertà e dei diritti delle donne, esaminare la storia della struttura organizzativa all’interno della quale opera è del tutto legittimo e necessario.

Anche il dossier finanziario del MEK costituisce una parte importante della sua storia. Una parte di questo dossier riguarda i rapporti finanziari con il governo iracheno durante il periodo di Saddam Hussein. Un’altra parte riguarda i metodi di raccolta delle risorse finanziarie nei Paesi occidentali.

Nel 2009, sette persone negli Stati Uniti si dichiararono colpevoli di aver fornito material support al MEK, in un periodo in cui l’organizzazione era ancora inserita nella lista FTO. Secondo quanto dichiarato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, queste persone raccoglievano fondi per l’organizzazione e, in alcuni casi, ricevevano le donazioni sotto la copertura di attività per i diritti umani. Questi procedimenti dimostrano che la questione del finanziamento del MEK non era semplicemente una questione teorica o propagandistica; esistevano anche veri procedimenti giudiziari al riguardo.

Chitsaz e il suo legame con i Mojahedin: la questione non riguarda soltanto il presente

Ora possiamo tornare alla stessa Sarvnaz Chitsaz. Se fosse semplicemente una relatrice esterna che partecipava occasionalmente alle conferenze dell’NCRI, l’analisi potrebbe essere diversa. Tuttavia, Chitsaz è presidente della Commissione delle Donne dell’NCRI e documenti storici pubblicati dagli stessi Mojahedin dimostrano che il suo legame con questa corrente non si limita agli anni recenti.

Nel numero di settembre 1993 della pubblicazione Iran Liberation, il nome di Chitsaz compare tra le donne elette o supplenti del Consiglio di Leadership dei Mojahedin.

Questo documento appartiene alla stessa organizzazione e, pertanto, non dovrebbe essere utilizzato oltre la sua capacità probatoria; tuttavia, costituisce un elemento significativo che indica che il suo legame con la struttura dei Mojahedin ha una storia risalente nel tempo.

Una delle contraddizioni più importanti che emergono nell’analisi dell’attività di Chitsaz è la distanza tra il contenuto dei suoi discorsi sui diritti umani e la struttura politica all’interno della quale tali discorsi vengono presentati. I Mojahedin del Popolo e l’NCRI hanno cercato di presentare sulla scena internazionale un’immagine di sé come difensori della democrazia, della libertà, del secolarismo e dei diritti delle donne. È naturale che la condizione delle donne iraniane rappresenti uno dei temi più efficaci per attirare l’opinione pubblica occidentale.

Tuttavia, quando questo stesso discorso viene pronunciato da una delle figure di alto livello di una struttura che affonda le proprie radici in una storia di attività armata, presenza militare in Iraq, rapporti con il governo di Saddam Hussein e decenni di attività politica organizzata, diventa inevitabile interrogarsi sulla funzione politica di tale discorso.

La domanda importante è:

I diritti delle donne, in questo quadro, costituiscono soltanto una preoccupazione in materia di diritti umani, oppure sono diventati contemporaneamente uno strumento per promuovere e legittimare il progetto politico dei Mojahedin e dell’NCRI?

Perché parlare di questa storia insieme all’attività attuale di Chitsaz?

Perché Chitsaz non è una relatrice indipendente e scollegata da questa storia. È presidente della Commissione delle Donne dell’NCRI. L’NCRI presenta i Mojahedin del Popolo come un suo membro centrale. Gli stessi Mojahedin hanno documentato la storia di Chitsaz all’interno della propria struttura organizzativa. Di conseguenza, i suoi discorsi odierni devono essere letti all’interno dello stesso contesto organizzativo.

Ciò significa che il pubblico ha il diritto di sapere da quale struttura, con quale storia e al servizio di quale progetto politico vengono pronunciati i discorsi di una «difensora dei diritti delle donne».

Le donne all’interno dell’organizzazione: la contraddizione principale

Se Chitsaz parla di emancipazione e diritti delle donne, la domanda principale è quale sia stata l’esperienza delle donne all’interno della stessa organizzazione. Le testimonianze di ex membri e i rapporti indipendenti riferiscono quanto segue:

• «Rivoluzione ideologica» del 1367–1368: obbligo per i membri di separarsi dai coniugi e di rimanere celibi/nubili.
• Struttura di controllo: forte controllo sulle relazioni personali, sui rapporti con la famiglia e sulla possibilità di lasciare l’organizzazione.
• Risposta dell’organizzazione: i Mojahedin respingono parte di queste narrazioni e le considerano legate a decisioni volontarie o a una campagna diffamatoria.

Un’organizzazione che ha esercitato un controllo sulla vita privata dei propri membri, come può essere considerata un’autorità morale nella difesa della libertà delle donne iraniane? Non rispondere a questa domanda costituisce la principale debolezza della narrazione di Chitsaz e dell’NCRI.

Oggi Sarvnaz Chitsaz cerca di presentarsi con un titolo chiaro e accettabile nell’opinione pubblica internazionale: attivista e difensora dei diritti delle donne.

Ma dietro questo titolo vi è una struttura politica nella quale i Mojahedin del Popolo occupano una posizione centrale, e i Mojahedin del Popolo non sono un’organizzazione la cui storia possa essere separata dalla sua immagine attuale.

Questa organizzazione:

• ha una storia di attività clandestine e armate fin dagli anni Sessanta;
• negli anni Settanta partecipò a operazioni che portarono alla morte di cittadini e membri delle forze americane in Iran;
• dopo la rivoluzione entrò in guerra armata contro la Repubblica Islamica;
• si trasferì in Iraq e costituì una forza militare organizzata;
• collaborò con il governo di Saddam Hussein e, secondo rapporti ufficiali degli Stati Uniti, beneficiò delle risorse finanziarie del governo iracheno;
• nel 1997 fu inserita nella lista FTO degli Stati Uniti;
• rimase in tale lista fino al 2012;
• fu coinvolta in procedimenti giudiziari relativi alla raccolta di risorse finanziarie e alla fornitura di material support;
• e fu oggetto di gravi accuse riguardanti il trattamento dei propri membri dissidenti.

Questa storia fa parte della storia dei Mojahedin del Popolo e non scompare sostituendo le espressioni «lotta armata» con «diritti delle donne e democrazia».

Sarvnaz Chitsaz è una figura che opera all’interno di una rete politica organizzata; una rete la cui storia è in parte profondamente legata alla violenza politica, alle attività militari, alla collaborazione con un governo straniero, alle controversie finanziarie e alle accuse di violazioni dei diritti umani al proprio interno.

Pertanto, la domanda principale di questo articolo rimane:

Sarvnaz Chitsaz è davvero soltanto un’«attivista per i diritti delle donne», oppure è una figura di un progetto politico più ampio che cerca di nascondere il proprio passato organizzativo dietro il linguaggio contemporaneo dei diritti umani e della democrazia?

Comprendere la risposta a questa domanda è impossibile senza conoscere i Mojahedin del Popolo, la loro storia e la struttura all’interno della quale Chitsaz opera oggi.

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