Leonardo fa acquisti

L’acquisizione della divisione militare di Iveco da parte di Leonardo rafforza il peso del gruppo nell’industria bellica europea. L’operazione solleva interrogativi sulle ricadute occupazionali, sulla militarizzazione produttiva e sull’atteggiamento dei sindacati di fronte all’economia di guerra.

Leonardo, acquistando la costola militare di Iveco, aggiunge un ulteriore tassello all’impresa di guerra e si pone in termini egemonici nel mercato bellico europeo per foraggiare la diffusione delle tecnologie dual-use nella società civile.

Le garanzie che l’azienda è in grado di fornire in termini occupazionali e contrattuali – da verificare tuttavia nei prossimi mesi – non potranno garantire la sicurezza alla forza-lavoro dipendente, impiegata in stabilimenti che nei prossimi anni diverranno sempre più obiettivi militari da parte di potenze capitalistiche ostili.

Oltre all’evidente militarizzazione dei territori e dei luoghi di lavoro, infine, non sfugga alla nostra attenzione l’atteggiamento fin troppo arrendevole dei sindacati firmatari di contratto davanti all’ampliarsi dell’industria di guerra, dopo anni nei quali avrebbero potuto avanzare rivendicazioni per il passaggio di produzioni dal militare al civile.

Pensare di salvaguardare l’occupazione e i salari con la mera subalternità all’economia di guerra è non solo un grave errore, ma anche una valutazione fuori da ogni logica, che preclude al sindacato la possibilità di aprire una contrattazione sulle tecnologie di ultima generazione e sul loro utilizzo in ambito produttivo. In prospettiva, quindi, non vediamo soltanto il rischio che il sindacato accolga la militarizzazione come un’opportunità (quando invece i dati[1] ci dicono che, ad esempio, a parità di risorse, gli investimenti nella protezione ambientale rispetto a quelli effettuati nel settore militare genererebbero all’incirca il triplo dei posti di lavoro), ma anche che accetti la progressiva diffusione delle tecnologie duali, vista alla stregua di processi naturali che migliorino la produzione.

[1] Cfr. M. Stamegna et alii, The economic impact of arms spending in Germany, Italy, and Spain, March 2024, MPRA Paper No. 120608.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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