Gli Stati Uniti e il mondo dovrebbero ringraziare la Cina

Secondo un’analisi dell’Associated Press, la pianificazione energetica cinese ha contribuito a contenere l’impatto delle tensioni sul mercato petrolifero mondiale. Un riconoscimento significativo del ruolo svolto dalla Cina nel rafforzare la resilienza economica globale e favorire la transizione energetica.

Global Times – 19 settembre 2026

Il mondo deve ringraziare la «strategia energetica» della Cina per avere evitato uno shock dei prezzi petroliferi «molto peggiore». Lo ha scritto sabato l’Associated Press (AP), affermando che «in un modo alquanto insolito, abbiamo beneficiato gratuitamente delle scelte di Pechino» e che gli Stati Uniti dovrebbero «ringraziare» la Cina. L’ampio articolo si è concentrato sulle turbolenze dei mercati petroliferi mondiali, provocate dalle preoccupazioni per il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo l’analisi, la lungimirante pianificazione energetica cinese ha permesso al Paese di resistere alle pressioni e, contemporaneamente, di ridurre la domanda globale, attenuando così gli effetti al rialzo sui prezzi negli Stati Uniti, in Europa e nelle altre regioni.

In un momento nel quale gran parte dei mezzi d’informazione occidentali è impegnata a rilanciare la narrazione dello «shock cinese», questa potrebbe rappresentare una delle valutazioni più lucide sulla Cina formulate da una testata statunitense di primo piano da molto tempo. Uno dei due esperti intervistati dall’AP ha affermato che la Cina «merita un riconoscimento», poiché «ha realizzato in dieci anni ciò che noi abbiamo impiegato venticinque anni a fare dopo la crisi petrolifera del 1973». L’altro esperto ha interpretato questo risultato come una «conferma della validità» dell’ultimo piano quinquennale cinese e della sua attenzione all’«autosufficienza». È significativo che nessuno dei due abbia precedenti posizioni favorevoli alla Cina. Il primo è il contrammiraglio in congedo della Marina statunitense Mark Montgomery, analista presso l’intransigente centro studi di Washington Foundation for Defense of Democracies; il secondo è Jonathan Czin, già analista di alto livello della CIA e attualmente collaboratore della Brookings Institution.

L’elemento che rende degno di nota l’articolo non è il fatto che abbia improvvisamente «detto qualcosa di positivo sulla Cina», bensì che abbia riportato sul terreno del buon senso una questione a lungo politicizzata. L’accumulo di scorte petrolifere da parte della Cina e gli sforzi per ridurre le importazioni erano destinati anzitutto a tutelare la sicurezza energetica nazionale. I mercati mondiali, tuttavia, sono interconnessi. In una fase caratterizzata da una limitata disponibilità globale di petrolio, la Cina non si è precipitata ad acquistare greggio, ma ha lasciato una quota maggiore dell’offerta a disposizione degli altri Paesi, allentando la pressione sul mercato e contenendo, almeno in una certa misura, l’aumento dei prezzi. La parte del conto che gli Stati Uniti, l’Europa e gli altri importatori non hanno quindi dovuto pagare rappresenta semplicemente la più elementare aritmetica dell’interdipendenza. Non è difficile calcolarla.

In realtà, questo episodio costituisce soltanto uno degli esempi attraverso i quali è possibile comprendere il modo in cui la Cina interagisce con il resto del mondo. La pianificazione lungimirante risponde anzitutto agli interessi cinesi, ma in un mondo interconnesso può trasformarsi anche in un bene pubblico. La Cina ha contribuito a trasferire l’energia pulita dai laboratori alla produzione di massa, trasformando pannelli solari, batterie e veicoli elettrici in infrastrutture realizzabili su vasta scala. I Paesi in via di sviluppo possono così elettrificare le proprie reti, modernizzare i trasporti e ridurre a costi inferiori la spesa per l’importazione di combustibili. Nei Paesi sviluppati, invece, durante i periodi di maggiore sensibilità alle oscillazioni dei prezzi, le pressioni inflazionistiche provocate dall’energia sono risultate meno intense. I sostenitori della narrazione dello «shock cinese» amano rappresentare le capacità della Cina come un risultato ottenuto a spese degli altri. Nei momenti di crisi, tuttavia, il mondo può constatare chiaramente come la Cina abbia ripetutamente contribuito a rendere la situazione «meno grave».

Questo episodio offre inoltre una prospettiva più onesta attraverso la quale osservare le relazioni tra Cina e Stati Uniti. Il rapporto tra le due maggiori economie del mondo non costituisce una semplice equazione secondo la quale «il tuo guadagno è la mia perdita» oppure «ciò che possiedi tu non posso possederlo io». Ciò da cui i due Paesi dovrebbero guardarsi e che dovrebbero evitare non è lo sviluppo dell’altra parte, bensì la trasformazione di un mondo interconnesso in una narrazione distorta a somma zero. Indipendentemente dal fatto che Washington «ringrazi» o meno la Cina, l’essenza delle relazioni economiche e commerciali sino-statunitensi resta fondata sul mutuo vantaggio e su una cooperazione favorevole a entrambe le parti. Questo non cambierà.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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