Per oltre vent’anni Gordana Ristić ha trasformato il dolore per la scomparsa del figlio Davor in impegno, solidarietà e ricerca della verità. Con la sua morte, SOS Kosovo Metohija perde una referente preziosa, una compagna di strada e una testimone instancabile della tragedia dei rapiti.

Comunichiamo a tutti i nostri amici associati e sostenitori una triste notizia.
La nostra cara amica, sorella e compagna Goca (Gordana Ristić), ci ha lasciato. Una donna, una madre che ha avuto una vita dura e molto dolorosa, è veramente difficile dire addio a una persona che ha significato così tanto per noi e con cui abbiamo condiviso tanto in oltre vent’anni di collaborazione, tra dolori, sofferenze e momenti di grande umanità e profondità d’animo. Oltre che di concrete Progettualità di solidarietà.
Goca è stata per oltre 20 anni la nostra referente di fiducia totale per il nostro Progetto “Figli dei Rapiti e Scomparsi del Kosovo Metohija”.
La ricorderemo sempre con affetto profondo, gratitudine e una grande stima, la porteremo nel nostro cuore e nelle nostre coscienze, per quanto ci sarà ancora permesso di continuare il nostro impegno solidale e di vita. Una cosa è certa: una donna di cui ci sentiamo molto fortunati ad averla conosciuta, incontrata ed aver avuto il suo affetto e rispetto.
Chi scrive perde un altro pezzo di sé. In questi 20 anni ad ogni nostra visita là, mi portava nell’ufficio dell’associazione delle Madri dei Rapiti del Kosovo, di cui era presidente e, come in un rito prestabilito, immancabilmente, in un quasi silenzio condividevamo un caffè, e ogni volta ella levava dal portamonete la foto ormai sbiadita del suo Davor, il figlio rapito e scomparso e mai più ritrovato, la cui tragica storia trovate in allegato. In quei pochi minuti, in cui il nostro tempo sembrava sospeso, mi raccontava il suo dolore, il suo tormento, il suo sentimento di sconfitta di una madre che per oltre vent’anni ha aspettato un figlio, pur sapendo che non sarebbe mai più tornato. Il tutto sempre con grande dignità e sobrietà, senza inutili esasperazioni.
E poi, sempre in silenzio, ci abbracciavamo, negli ultimi anni anche senza più lacrime, ormai esaurite dal tempo e dallo spietato destino.
Resta, come sempre, ciò che insieme abbiamo FATTO: dai Progetti per le Madri dei rapiti, al sostegno delle famiglie più indigenti del Kosovo Metohija e a Nis. E questo resterà scolpito in ciascuno di noi, per sempre come patrimonio di vita e storico.

Gordana Ristić era nata il 20.12.1945 a Kosovo Polje in Kosovo, dove era vissuta con la sua famiglia fino al 1999, da dove era poi dovuta scappare insieme ad oltre 300. 000 serbi, rom e membri delle altre minoranze… quando è arrivata la “democrazia” della NATO e dei terroristi dell’UCK.
Il 22 giugno 1999, suo figlio Davor di 28 anni fu rapito e scomparso a Pristina, da allora non si hanno più avuto notizie.
Questo è il ricordo di Radmila Vučićević dell’associazione “Srecna Porodica” donne vedove e profughe di guerra del Kosovo Metohija, nostra referente per i Progetti in Kosmet:
“…Cari amici e fratelli di SOS Kosovo Metohija – SOS Yugoslavia, con grande dolore, ci siamo riuniti oggi per dare l’ultimo saluto a Gordana Ristić, una donna ordinaria ma al tempo stesso straordinaria. Se fosse stata fortunata, sarebbe stata sepolta accanto al marito Slobodan, a Kosovo Polje, vicino a Pristina. Se fosse stata fortunata, la sua bara sarebbe stata portata dal figlio, il suo Davor, ma il destino le ha riservato un’attesa e una ricerca lunga 27 anni. Inizialmente, sperava che tornasse vivo, una madre coraggiosa e combattiva, una leonessa, non si è persa un solo incontro di ricerca dei dispersi e dei rapiti. Era presente a Merdar molte volte quando le famiglie ritiravano le salme dei loro cari. E lì aspettava, sperava. Quando si rese conto che Davor non sarebbe tornato vivo, disse: “Se riuscissi a trovare anche solo un osso, una sua mano da seppellire, allora io potrò, a quel punto, morire subito dopo“. Questa madre dei dispersi non ha avuto nemmeno quello. Si potrebbe comporre un poema epico su Gordana Ristić, una persona minuta dal corpo fragile, la cui sofferenza era immensa. E lei la sopportava con tenacia sulle sue fragili spalle. Credo che quelle sofferenze l’abbiano sopraffatta, così è caduta e si è rialzata, ha sopportato numerose operazioni e ha continuato a lottare. La nostra Goca non ha combattuto solo la sua battaglia personale. È stata attiva nell’Associazione delle Famiglie dei Rapiti e degli Scomparsi fino all’ultimo. Conosceva ogni famiglia della regione di Niš, sapeva chi era più vulnerabile, chi aveva bisogno di legna da ardere, chi di un armadio, chi di cibo. Ha sempre condiviso equamente. Gordana ha collaborato attivamente con la Commissione Statale per le Persone Scomparse, l’associazione di sfollati “Srecna Porodica”, il Circolo delle Sorelle Serbe di Niš e l’associazione “SOS Jugoslavia – SOS Kosovo e Metohija” di Italia. Enrico Vigna, presidente dell’associazione, ha sempre detto: “Goca è una mia sorella“. Goca accoglieva sempre i giornalisti e raccontava la sua storia nella speranza che qualcuno si facesse avanti con la verità sulla scomparsa del suo Davor. Col passare del tempo, Goca non si è lasciata sopraffare dalla disperazione. Ha vissuto in città, come una vecchia Prištevka, accogliendo gli amici con i dolci della sua terra natale. Si è presa cura con amore e dedizione costante dei suoi fratelli Ljubiš e Boris e di sua sorella Ljiljna. Goca parlava ogni giorno anche con suo cognato Jordan Ristić, professore e famoso cronista del Kosovo, finché Jordan è stato in vita. Conservava con affetto le amicizie dei tempi del liceo a Pristina. Naturalmente, il suo più grande sostegno, il suo amore disinteressato e illimitato, è sempre stato la cura reciproca per sua figlia Biljana, i nipoti Nikola e Mirjana e le pronipoti Nina e Danica. Se n’è andata serenamente, nel sonno, senza inutili agonie, la nostra Gordana. È andata a riposare da tutti i tormenti che l’avevano afflitta. È andata a incontrare finalmente il suo martire Davor”.
La questione obliata dei RAPITI nel Kosovo Metohija.
Da 25 anni alla ricerca della verità: la storia di Davor Ristić, uno dei 1300 rapiti.

Continua in Serbia l’impegno di trovare e chiarire il destino delle persone rapite e scomparse in Kosovo e Metohija dal 1998 ad oggi, da persone armate e in uniforme che si definivano UCK, poi legalizzate in Kosovo dopo l’arrivo delle forze KFOR. Il 22 giugno sono 25 anni che Gordana Ristić, presidente dell’Associazione Rapiti del Kosovo Metohija, con cui, come SOS Kosovo Metohija-SOS Yugoslavia, siamo gemellati e costruiamo Progetti di solidarietà, continua, insieme a tutti i familiari degli scomparsi, a chiedere verità e giustizia. E noi, da 25 anni, siamo tenacemente al loro fianco. Qui il video con la storia di Davor Ristić, che vale per tutti loro.
Secondo le analisi statistiche effettuate in questi decenni da esperti, testimoni e periti internazionali, sul numero totale delle persone rapite e scomparse, circa 1300, il 20% è scomparso prima dell’aggressione della NATO, il 5% durante l’aggressione e il 75% dopo l’arrivo delle forze di pace. Le persone rapite e scomparse appartengono a tutte le nazionalità, minoranze nazionali, comunità etniche e di tutte le confessioni: serbi, montenegrini, musulmani, turchi, rom, gorani, albanesi e cittadini stranieri. Persone di età diverse sono state rapite e portate in luoghi sconosciuti: bambini, donne, anziani, adulti. Professori universitari, medici, giornalisti, studenti, studentesse, artigiani, agricoltori, artisti, sacerdoti, membri della polizia e dell’esercito, ecc. I rapimenti hanno colpito anche malati: disabili di varie categorie, ritardati, persone socialmente disturbate, persone affette da malattie incurabili. Violente privazioni della libertà e omicidi sono stati perpetrati nelle case domestiche, nei luoghi di lavoro, con imboscate nel traffico e in altri luoghi pubblici. Nel corso di tutti questi anni è emerso, attraverso informazioni e ammissioni, che molte delle persone rapite e scomparse venivano portate in campi o prigioni private in Kosovo Metohija, Macedonia e Albania.
Il dramma delle persone scomparse e sequestrate, ha trovato nel libro dell’ex procuratore del Tribunale dell’Aja, Carla del Ponte, “La caccia, io e i criminali di guerra“, la rivelazione di orrori e crimini, compreso un criminale commercio di organi umani, la prova che in Albania vi erano stati luoghi di orrore ed efferatezze disumane, dove a serbi e altri furono dapprima asportati gli organi ad uno ad uno, e poi uccisi senza pietà a scopo del traffico di organi. La storia della famigerata “casa gialla” a Burelj in Albania è la più nota, ha suscitato nella popolazione serba e di tutti, un orrore e una ripugnanza non colmabili, se non con l’accertamento dei fatti, come dicono i familiari dei rapiti: “l’incertezza e il non sapere, usurano e uccidono gli animi”.

Dopo che le famiglie avevano denunciato le scomparse, i soldati della KFOR e dell’UNMIK sono stati obbligati a indagare, forse, con un atteggiamento più giusto e imparziale, fossero intervenuti da subito con una condotta decisa e risoluta, indagando sul campo e facendo irruzioni in tutti i luoghi segnalati, e controlli adeguati, avrebbero sicuramente potuto salvare molte vite umane e a liberare centinaia di serbi, rom, albanesi e altri rapiti. Ma in pratica sono stati solo osservatori della situazione, così come la Croce Rossa Internazionale, che non ha rispettato la Convenzione di Ginevra e il II Protocollo supplementare che protegge la vita umana e il diritto umanitario sulla detenzione forzata.
La polizia dell’UNMIK ha poi confermato che c’erano 144 campi, prigioni segrete, solo in Kosovo Metohija.
Da 25 anni i familiari dei rapiti cercano la verità. Una di questi è Gordana Ristić, da oltre 20 anni nostra referente di fiducia per i Progetti di solidarietà. Gordana è di Kosovo Polje, sta ancora cercando suo figlio Davor, scomparso il 22 giugno 1999 sulla strada tra Kosovo Polje e Pristina.
In piena disperazione e sperando di ritrovare suo figlio, aveva dato 8.000 marchi a un “mediatore” albanese, che gli aveva promesso di restituirle Davor, ma dopo aver preso i soldi è poi scomparso, è poi arrivata a offrire la sua casa in cambio dei resti del figlio. Ha chiesto aiuto a KFOR, UNMIK, Croce Rossa Internazionale, ma invano: Davor non è mai tornato a casa. “…Cerchiamo solo giustizia e vogliamo solo conoscere il destino dei nostri cari, non abbiamo bisogno nemmeno più di condanne, voglio solo sapere dove sono le ossa di mio figlio per poterlo seppellire, poterci piangere sopra e trovare la pace nell’anima e poi morire serena…”.
Il dolore di questa madre, ormai per me una cara sorella e compagna di impegno, come quello di ogni familiare di rapiti, non si mitiga per un solo secondo: “…Stava andando a Pristina da Kosovo Polje ed è stato rapito lungo il percorso. Non so cosa gli sia successo, c’erano tante voci su dove fosse stato portato: Lapusnik, Prizren…Fino ad oggi non ho scoperto la verità. Un giovane è stato riportato a Kosovo Polje ai suoi genitori, che avevano anche loro dato dei soldi, ma a differenza di me, forse i loro erano contatti migliori. Ora ho anche ricevuto una lettera dal Tribunale Speciale dell’Aja, in cui è stata respinta la mia richiesta di parte civile contro Thaci e gli altri, per includere il caso di mio figlio nel processo in corso…Ho anche avuto un incontro con il capo della Commissione per le persone scomparse del Kosovo, Andin Hoti. Ci ha detto che hanno nuove informazioni sui luoghi in cui potrebbero trovarsi i resti dei nostri cari, ma che senza l’approvazione di Kurti non possono rivelare quei luoghi o avviare una ricerca…Chiedo ai rappresentanti degli stati e delle organizzazioni umanitarie di mettersi nella mia posizione e nella posizione di tutte le madri, non passa un minuto senza che io pensi a mio figlio. Perché non mi dicono dov’è, il corpo è stato portato in Albania? Dico a coloro a cui ho dato soldi, solo di dirmi dov’è mio figlio, concedermi solo di trovare i suoi resti, tutto il resto non mi importa più. Sono solo una madre che aspetta da 25 anni di seppellire un figlio, così avrò qualcuno che giacerà accanto a me nella tomba quando arriverà il mio momento…”, dice l’inconsolabile Gordana.
Aspettando DAVOR di Gordana Ristić

Traduzione di Dimitri V. per il CIVG, video curato da Luigi Mezzacappa
Il film è stato fatto dall’Associazione Madri dei rapiti del Kosovo di Nis, con cui abbiamo da oltre 20 anni un Progetto di Solidarietà concreta, Gordana Ristic è la presidente dell’Associazione di Nis e nostra referente di fiducia in tutti questi anni.
Tutti soldi ricavati dalle proiezioni e presentazioni andranno al Progetto con le Madri dei rapiti.
Progetto “Figli dei rapiti del Kosovo” a Nis

Il Progetto consiste in una solidarietà concreta a profughi, minori e di tutte le etnie.
Mediante una campagna scuola annuale, finalizzata alla raccolta fondi per l’acquisto in loco di un kit scolastico che comprenda dotazioni di cancelleria, garantiamo la possibilità di seguire la scuola a circa trenta (fino a tre anni fa erano sessanta) di questi minori in età scolare.
Inoltre, forniamo un contributo economico “una tantum” a ciascuno di loro, come sostegno alla famiglia.
Il Progetto consiste in una solidarietà concreta da realizzare in collaborazione con l’Associazione delle mamme dei rapiti che fornisce in loco una rete di mutuo aiuto a questi profughi, minori e di tutte le etnie.
Referente in loco è la sig.ra Gordana Ristic in qualità di Presidente dell’Ass. Madri dei rapiti di Nis.
A cura di Enrico Vigna,presidente di SOSYugoslavia-SOS KosovoMetohija agosto 2026
SEGUI LA PAGINA FACEBOOK
SEGUI IL CANALE WHATSAPP
SEGUI IL CANALE TELEGRAM
Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.