La débâcle della scuola pubblica… Stipendi, precarietà, sostegno, sicurezza: facce diverse dello stesso disinvestimento

Stipendi insufficienti, precarietà strutturale, carenze sul sostegno e problemi di sicurezza mostrano le diverse facce di uno stesso disinvestimento nella scuola pubblica italiana, mentre il confronto con gli altri paesi europei evidenzia un divario sempre più difficile da ignorare.

Nessuno parlerà esplicitamente di “definanziamento” o disinvestimento della scuola. I portali dedicati all’istruzione inanellano dati e statistiche utili anche a costruire una cortina di fumo attorno al mondo dell’istruzione.

Poi, parlando di microclima nel settembre 2026 all’interno delle aule scolastiche, si scopre che, al massimo, un istituto, con i fondi stanziati, potrà acquistare due ventilatori, un po’ come se con il secchiello volessimo affrontare un allagamento che inonda le strade.

Il trucco è ben noto: la spesa non diminuisce in valore assoluto, ma resta lontana dalle percentuali, rispetto al PIL, delle risorse stanziate per la scuola in altri paesi Ue. E, quanto agli stipendi, continuiamo ad averli decisamente bassi. Il nostro paese spende quasi l’1 per cento in meno della media Ue, non un euro in più, per capirci, quando invece la spesa militare è cresciuta in 12 mesi di mezzo punto in percentuale, pari a circa 12 miliardi di euro. È una scelta politica, quella di sottrarre risorse alla manutenzione dell’ambiente, a istruzione e sanità e spendere invece per il riarmo.

In Italia la retribuzione degli insegnanti della primaria è inferiore del 30 per cento rispetto ai colleghi delle superiori. In un decennio, tra il 2015 e il 2024, gli stipendi reali dei docenti italiani della primaria sono diminuiti del 4,4%, quando nei paesi Ocse crescevano di quasi il 15 per cento.

Se in un decennio l’aumento stipendiale è stato di circa 400 lordi al mese, vogliamo chiederci invece quanto potere di acquisto abbiamo perduto nello stesso periodo? Fatti due conti, i classici conti della spesa, i salari reali sono andati indietro; la dinamica contrattuale italiana è stata costruita per erodere il potere di acquisto.

E la precarietà? Inarrestabile, e non a parole, ma con numeri alla mano.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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