Il vertice di Biškek conferma la trasformazione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai da organismo prevalentemente securitario a piattaforma multidimensionale dell’Eurasia, sempre più centrale nella cooperazione economica, energetica e infrastrutturale e nella ridefinizione degli equilibri di un ordine internazionale multipolare.

Articolo tratto dalla newsletter ISIA – Istituto Italiano per l’Asia
Il vertice di Bishkek e l’evoluzione del ruolo geopolitico della SCO
Lunedì 31 agosto, a Bishkek, capitale del Kirghizistan, si sono ufficialmente aperti i due giorni di lavori del 25º vertice dei capi di Stato della Shanghai Cooperation Organisation (SCO). Le radici del gruppo risalgono già al 1996, quando Russia, Cina, Kazakhstan, Kyrgyzstan e Tajikistan formarono un “blocco di sicurezza” con il nome di “Shanghai Five” per porre fine alle dispute territoriali sorte a seguito del dissolvimento dell’Unione Sovietica e per contrastare crescenti attività di terrorismo e separatismo. Nel 2001 il blocco si trasformò nella Shanghai Cooperation Organisation (SCO), con sede ufficiale a Pechino, e l’Uzbekistan divenne parte integrante dell’organizzazione. Successivamente, India, Pakistan, Iran e Bielorussia diventarono membri a pieno titolo. Accanto ai dieci membri ufficiali, la SCO ha ampliato la sua portata geografica e politica grazie allo sviluppo di una rete di partenariati strategici tramite il formato SCO Plus. Quest’ultimo comprende quindici partner di dialogo – Arabia Saudita, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Cambogia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Laos, Maldive, Myanmar, Nepal, Qatar, Sri Lanka e Turchia – oltre a due Stati osservatori, Afghanistan e Mongolia.
Il vertice di quest’anno, presieduto dal presidente kirghiso Sadyr Japarov, si è aperto all’insegna del motto “25 anni di SCO: insieme verso pace, sviluppo e prosperità sostenibili”. Un auspicio ambizioso alla luce del quadro geopolitico nel quale si riuniscono i Paesi membri. L’Iran è infatti coinvolto nel conflitto contro Stati Uniti e Israele, mentre la Russia prosegue le proprie operazioni militari in Ucraina. Non sorprende, dunque, che a margine del vertice si siano svolti colloqui bilaterali tra il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, Xi Jinping e Vladimir Putin, – questi ultimi già sollecitati dal presidente statunitense Donald Trump a non fornire armi a Teheran. In questo contesto di crescente volatilità geopolitica, il presidente Xi Jinping ha sottolineato la necessità per la SCO di favorire la costruzione di un ambiente internazionale più sicuro. Al tempo stesso, il vertice ha dedicato ampio spazio alla dimensione geoeconomica, sempre più centrale nell’evoluzione dell’organizzazione. L’attuale forza dell’organizzazione risiede infatti nella capacità di presentare un modello economico alternativo, capace di rafforzare i legami economici tra i propri membri attraverso corridoi commerciali trans-euroasiatici, infrastrutture digitali e nuovi strumenti di cooperazione finanziaria. Attualmente, tra i progetti più significativi rientrano l’International North-South Transport Corridor, destinato a collegare San Pietroburgo a Mumbai attraverso l’Iran e i porti del Golfo, e lo sviluppo di nuove infrastrutture per il trasporto delle merci lungo le direttrici eurasiatiche della Belt and Road Initiative. A questi si aggiunge il Power of Siberia 2, il progetto di gasdotto volto a rafforzare ulteriormente i legami energetici tra Russia e Cina.
Non a caso, il vertice di quest’anno rappresenta il primo incontro dei leader della SCO dall’avvio della nuova “Strategy for the Development of the Organisation until 2035”, che segnala un cambiamento dell’agenda dalla tradizionale dimensione securitaria ad una indirizzata a favorire lo sviluppo e il progresso economico, orientando così la SCO verso una piattaforma multidimensionale, nella quale sicurezza, infrastrutture, energia, commercio e tecnologia diventano strumenti complementari di cooperazione. Tuttavia, la crescente rilevanza della SCO non deve essere interpretata come la formazione di un blocco compatto e politicamente uniforme. Nonostante i suoi membri rappresentino circa il 40% della popolazione mondiale e un quarto del PIL globale, le differenze tra gli interessi nazionali, le priorità strategiche e le relazioni bilaterali dei singoli Paesi rimangono profonde. Più che un’alleanza rigidamente strutturata, la SCO appare quindi come uno spazio di confronto e coordinamento nel quale Stati con agende divergenti cercano di ampliare le proprie possibilità di azione in un sistema internazionale sempre più competitivo.
Conclusosi con l’adozione della Dichiarazione di Bishkek, il vertice ha rappresentato un importante risultato diplomatico per il Kirghizistan: per un Paese di circa sette milioni di abitanti, infatti, ospitare il vertice che celebra i 25 anni di una delle principali organizzazioni multilaterali dell’Eurasia costituisce non solo un’occasione per valorizzare il proprio ruolo all’interno dello spazio centroasiatico, ma anche per aumentare il proprio profilo internazionale. La presidenza di Japarov si inserisce infatti in una più ampia strategia diplomatica volta a consolidare la stabilità economica del Paese e a rafforzarne il profilo internazionale, anche attraverso la candidatura a un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2027-2028.
L’incontro di Bishkek conferma, ora più che mai, la crescente rilevanza della SCO come piattaforma geopolitica attraverso cui i suoi membri, attraverso infrastrutture energetiche e commerciali, strumenti finanziari, cooperazione tecnologica e meccanismi di sicurezza, possono dialogare, diversificare partnership e accrescere la propria autonomia strategica al di fuori delle tradizionali strutture geopolitiche dominate dalle potenze occidentali. In questo contesto, non sorprende, dunque, che nella gerarchia diplomatica cinese la SCO sia considerata la principale piattaforma regionale dopo le Nazioni Unite: non più soltanto un forum di cooperazione, ma uno strumento attraverso cui contribuire a ridefinire gli equilibri dell’ordine internazionale.
The Bishkek Summit and the SCO’s Evolving Geopolitical Role
On Monday, August 31, the two-day 25th summit of the Heads of State of the Shanghai Cooperation Organization (SCO) officially opened in Bishkek, the capital of Kyrgyzstan. The group’s roots date back to 1996, when Russia, China, Kazakhstan, Kyrgyzstan, and Tajikistan formed a “security bloc” known as the “Shanghai Five” to resolve territorial disputes arising from the dissolution of the Soviet Union and to counter rising terrorism and separatism. In 2001, the bloc evolved into the Shanghai Cooperation Organization (SCO), headquartered in Beijing, with Uzbekistan becoming an integral part of the organization. Subsequently, India, Pakistan, Iran, and Belarus became full members. Alongside its ten official members, the SCO has expanded its geographic and political reach by developing a network of strategic partnerships through the “SCO Plus” format. This framework includes fifteen dialogue partners—Saudi Arabia, Armenia, Azerbaijan, Bahrain, Cambodia, Egypt, the United Arab Emirates, Kuwait, Laos, the Maldives, Myanmar, Nepal, Qatar, Sri Lanka, and Turkey—as well as two observer states: Afghanistan and Mongolia.
This year’s summit, chaired by Kyrgyz President Sadyr Japarov, opened under the motto “25 Years of the SCO: Together Towards Sustainable Peace, Development, and Prosperity.” This is an ambitious aspiration given the geopolitical landscape in which the member countries are meeting. Iran is currently involved in a conflict with the United States and Israel, while Russia continues its military operations in Ukraine. It is hardly surprising, then, that bilateral talks took place on the sidelines of the summit between Iranian President Masoud Pezeshkian, Xi Jinping, and Vladimir Putin—the latter two having already been urged by US President Donald Trump not to supply weapons to Tehran. Against this backdrop of rising geopolitical volatility, President Xi Jinping emphasized the need for the SCO to foster a more secure international environment. At the same time, the summit devoted significant attention to the geoeconomic dimension, which is becoming increasingly central to the organization’s evolution. Indeed, the organization’s current strength lies in its ability to present an alternative economic model capable of bolstering economic ties among its members through trans-Eurasian trade corridors, digital infrastructure, and new financial cooperation mechanisms. Key projects currently underway include the International North-South Transport Corridor—designed to link St. Petersburg to Mumbai via Iran and Gulf ports—and the development of new freight transport infrastructure along the Eurasian routes of the Belt and Road Initiative. Also included is “Power of Siberia 2,” a gas pipeline project aimed at further strengthening energy ties between Russia and China.
It is no coincidence that this year’s summit marks the first meeting of SCO leaders since the launch of the new “Strategy for the Development of the Organisation until 2035.” This strategy signals a shift in the agenda from a traditional focus on security to one aimed at fostering economic development and progress, thereby transforming the SCO into a multidimensional platform where security, infrastructure, energy, trade, and technology serve as complementary tools for cooperation. However, the SCO’s growing prominence should not be interpreted as the formation of a cohesive, politically uniform bloc. Although its members account for approximately 40% of the global population and one-quarter of global GDP, significant differences persist regarding the individual countries’ national interests, strategic priorities, and bilateral relations. Rather than a rigidly structured alliance, the SCO thus appears to be a forum for dialogue and coordination, where states with divergent agendas seek to expand their scope for action within an increasingly competitive international system.
Concluding with the adoption of the Bishkek Declaration, the summit represented a significant diplomatic achievement for Kyrgyzstan; for a country of approximately seven million inhabitants, hosting the summit—which marks the 25th anniversary of one of Eurasia’s key multilateral organizations—offered an opportunity not only to highlight its role within Central Asia but also to raise its international profile. Indeed, Japarov’s presidency is part of a broader diplomatic strategy aimed at consolidating the country’s economic stability and strengthening its standing on the global stage, including through a bid for a non-permanent seat on the UN Security Council for the 2027–2028 term.
The Bishkek meeting confirms, now more than ever, the growing importance of the SCO as a geopolitical platform through which its members—leveraging energy and trade infrastructure, financial instruments, technological cooperation, and security mechanisms—can engage in dialogue, diversify partnerships, and enhance their strategic autonomy outside the traditional geopolitical structures dominated by Western powers. Against this backdrop, it is hardly surprising that the SCO is regarded within China’s diplomatic hierarchy as the primary regional platform after the United Nations: no longer merely a forum for cooperation, but an instrument for helping to reshape the balance of the international order.
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