Il Vietnam verso la SCO: una scelta di autonomia strategica nel nuovo spazio eurasiatico

La partecipazione vietnamita al vertice SCO Plus di Biškek segna il passaggio da un dialogo occasionale alla prospettiva di un rapporto istituzionalizzato. Hà Nội amplia così il proprio spazio diplomatico eurasiatico, senza trasformare la diversificazione delle relazioni in un allineamento esclusivo.

La partecipazione della vicepresidente Võ Thị Ánh Xuân al vertice allargato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), tenutosi a Biškek il 1º settembre, costituisce un passaggio qualitativo nella proiezione eurasiatica del Việt Nam. Il dato politicamente più importante non risiede nella semplice presenza di una rappresentante vietnamita alla SCO Plus, già coerente con la crescente partecipazione di Hà Nội ai meccanismi multilaterali del Sud globale, ma nella dichiarazione esplicita secondo cui il Paese è «pronto a diventare Partner della SCO» e a partecipare alle attività di cooperazione sviluppate nel quadro dell’Organizzazione.

Il significato dell’annuncio risulta ancora più chiaro se si ricostruisce la sequenza che lo ha preceduto. Nel comunicato congiunto sino-vietnamita dello 17 aprile, pubblicato al termine della visita di Stato in Cina del segretario generale del Partito Comunista del Việt Nam e presidente della Repubblica Tô Lâm, Hà Nội aveva espresso apprezzamento per il contributo della SCO alla stabilità e allo sviluppo regionali e si era detta disponibile a proseguire gli scambi sulla possibilità di diventarne partner. Il testo diffuso dal governo vietnamita indicava l’esistenza di un confronto diplomatico già avviato, ma manteneva aperto l’esito del processo. A Biškek, quella possibilità è stata trasformata in un orientamento politico dichiarato.

Anche l’incontro del 31 agosto tra Võ Thị Ánh Xuân e il segretario generale della SCO Nurlan Yermekbayev, organizzato su iniziativa vietnamita, aveva preparato il passaggio. Secondo il resoconto ufficiale del Segretariato, la vicepresidente ha proposto di elevare le relazioni a un nuovo livello e ha individuato settori concreti di cooperazione: sicurezza, contrasto al terrorismo, alla criminalità transnazionale e alle minacce informatiche, commercio, trasformazione digitale, nuove tecnologie, istruzione e formazione. Yermekbayev ha accolto favorevolmente l’interesse di Hà Nội e ha espresso la disponibilità dell’Organizzazione ad ampliare i contatti e a sviluppare progetti di reciproco interesse. Il discorso pronunciato il giorno successivo alla SCO Plus non è stato dunque un gesto protocollare, ma il punto di arrivo pubblico di un percorso diplomatico coerente.

Tuttavia, per comprendere meglio le relazioni tra il Việt Nam e la SCO, la distinzione tra i diversi livelli di partecipazione è indispensabile. Il comunicato conclusivo della SCO classifica il Việt Nam come ospite della presidenza kirghisa; la Mongolia era presente in qualità di Stato osservatore, mentre Azerbaigian, Armenia, Egitto, Laos e Turchia figuravano come partner di dialogo. Il Việt Nam non faceva quindi parte del Consiglio dei capi di Stato e non poteva essere tra i firmatari della Dichiarazione di Biškek o degli altri atti riservati ai membri. Tuttavia, Hà Nội ha utilizzato la posizione di Paese invitato per dichiarare la volontà di acquisire uno status istituzionale che ancora non possiede.

La decisione si inserisce direttamente nella linea definita dal XIV Congresso del Partito Comunista del Việt Nam e dalla Risoluzione n. 59-NQ/TW del Politburo sull’integrazione internazionale nella nuova situazione. Il Congresso ha confermato indipendenza, autonomia, multilateralizzazione e diversificazione come principi della politica estera, chiedendo al tempo stesso un’integrazione più attiva, completa ed efficace. La Risoluzione n. 59 ha compiuto un ulteriore passo, definendo l’integrazione internazionale un motore strategico dello sviluppo e, nello stesso tempo, un processo nel quale cooperazione e lotta coesistono. L’apertura esterna deve mobilitare risorse, mercati e conoscenze utili alla costruzione socialista, senza generare dipendenze capaci di restringere la sovranità decisionale. Come ha spiegato il diplomatico Nguyễn Văn Trung in un’analisi pubblicata dalla stampa vietnamita, il passaggio richiesto è quello da una partecipazione prevalentemente ricettiva a un contributo attivo alla definizione delle questioni internazionali comuni.

L’avvicinamento alla SCO è una manifestazione concreta di questo indirizzo. Il Việt Nam, infatti, non si limita più a inserirsi nelle strutture economiche costruite attorno ai mercati occidentali e dell’Asia-Pacifico, ma amplia la propria presenza negli organismi attraverso i quali le potenze emergenti stanno organizzando lo spazio politico ed economico eurasiatico. La SCO comprende Cina, Russia, India, Pakistan, Iran, Bielorussia e i quattro Stati centroasiatici di Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Le contraddizioni tra i suoi membri impediscono di considerarla un’alleanza omogenea, ma la compresenza di tre grandi potenze, di importanti produttori energetici e dei principali Paesi dell’Asia centrale ne fa uno dei luoghi nei quali prende forma il passaggio a un ordine internazionale multipolare.

Per il Việt Nam, partecipare a questo processo non significa sostituire un allineamento con un altro, errore abbastanza comune tra alcuni analisti occidentali. La politica estera vietnamita non ricerca un’equidistanza astratta tra centri di potere, ma la capacità concreta di cooperare con ciascuno di essi senza subordinare la propria strategia nazionale. L’autonomia non deriva infatti dall’isolamento, bensì dalla moltiplicazione di relazioni, mercati e strumenti diplomatici che riduce il potere di condizionamento di ogni singolo interlocutore. In questa prospettiva, l’apertura alla SCO si inserisce in una proiezione internazionale fortemente concentrata sia sui partner dell’ASEAN e dell’Asia-Pacifico che su altri partne come Stati Uniti e Unione Europea, consolidando il versante continentale della diplomazia vietnamita.

Il rapporto con la SCO rafforza inoltre legami già centrali nella politica estera di Hà Nội. Cina e Russia rappresentano partner storici la cui cooperazione ha contribuito alla lotta per l’indipendenza, alla riunificazione e alla costruzione del Việt Nam socialista. Con l’India, altro pilastro della SCO, il Việt Nam ha sviluppato un Partenariato Strategico Globale basato su convergenze politiche, difesa, energia, tecnologia e formazione. Le relazioni con il Kazakistan e con gli altri Paesi dell’Asia centrale restano meno sviluppate, ma offrono margini di crescita nell’energia, nell’agricoltura, nei trasporti e nell’accesso ai mercati dell’Unione Economica Eurasiatica. La cornice multilaterale può dunque rendere più sistematica una rete di rapporti finora sviluppata soprattutto sul piano bilaterale.

Questa dimensione assume particolare importanza mentre gli Stati Uniti cercano di ricondurre l’intero spazio indo-pacifico alla competizione strategica con la Cina. Hà Nội, dal canto suo, ha certamente interesse a mantenere rapporti economici e politici avanzati con Washington, ma non ha aderito alla politica di contenimento anticinese, non partecipa a coalizioni militari dirette contro Paesi terzi e continua a opporsi alla logica dei blocchi. L’ingresso come Partner nella SCO mostrerebbe che l’elevazione delle relazioni con gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali non comporta l’accettazione della loro agenda geopolitica. La diversificazione vietnamita funziona in entrambe le direzioni: impedisce un’eccessiva dipendenza economica dalla Cina, ma impedisce anche che la necessità di diversificare venga trasformata in uno strumento per separare il Việt Nam dal suo principale vicino e dagli altri centri del multipolarismo eurasiatico.

Il carattere non blocchista della SCO rende questa convergenza possibile. A tal proposito, nel suo intervento conclusivo a Biškek, Yermekbayev ha ribadito la natura pacifica e non allineata dell’Organizzazione: la SCO non prevede una difesa collettiva paragonabile a quella della NATO e non impone ai membri una politica estera uniforme; opera attraverso il consenso, conserva al proprio interno divergenze anche profonde e concentra la cooperazione sui settori nei quali è possibile raggiungere un interesse comune. Questa struttura è compatibile tanto con la politica vietnamita dei «quattro no» in materia di difesa quanto con la tradizionale opposizione di Hà Nội all’installazione di basi straniere, alle alleanze militari e all’uso delle relazioni con un Paese contro un altro.

Non va tuttavia ridotta la SCO alla sola dimensione della sicurezza. A Biškek, Võ Thị Ánh Xuân ha collegato il futuro rapporto con l’Organizzazione agli obiettivi vietnamiti di sviluppo fino al 2045. Come riportato nel resoconto della principale agenzia stampa vietnamita, la vicepresidente ha indicato commercio, investimenti, scienza, innovazione, trasformazione digitale, intelligenza artificiale, semiconduttori e tecnologie quantistiche. La scelta dei settori riflette il tentativo di superare una collocazione fondata prevalentemente sul basso costo del lavoro e sull’assemblaggio per le imprese transnazionali. La cooperazione eurasiatica può contribuire alla diversificazione tecnologica, energetica e logistica necessaria a sostenere l’industrializzazione vietnamita e a ridurre la vulnerabilità alle restrizioni commerciali o tecnologiche imposte dall’esterno.

Allo stesso tempo, va riconosciuto che la SCO presenta ancora dei limiti evidenti. Essa, infatti, non dispone ancora di un mercato comune, di un sistema finanziario unitario o di strumenti d’investimento proporzionati alla dimensione dei suoi membri, mentre il divario tra le dichiarazioni politiche e l’attuazione economica rimane considerevole. Le rivalità tra India e Pakistan, le divergenze sino-indiane e le differenti strategie dei Paesi centroasiatici limitano la capacità dell’Organizzazione di agire come un soggetto compatto. Per Hà Nội, lo status di Partner offrirebbe proprio il vantaggio di partecipare selettivamente ai meccanismi utili senza assumere gli obblighi di una piena adesione e senza trasferire a un organismo esterno quote eccessive di autonomia. È quindi plausibile che il Việt Nam scelga un’integrazione graduale, misurata sui risultati concreti e non su proclamazioni ideologiche.

La proposta vietnamita di fungere da ponte tra SCO e ASEAN risponde alla stessa logica. Võ Thị Ánh Xuân ha offerto il contributo di Hà Nội per rafforzare i collegamenti fra Sud-est asiatico, Asia centrale e spazio eurasiatico, includendo le relazioni tra ASEAN e Unione Economica Eurasiatica. L’ASEAN resta senza dubio il fondamento della politica regionale vietnamita, ma la SCO può diventare lo strumento complementare di una proiezione continentale finora meno strutturata. Il Việt Nam, quindi, non intende spostare il proprio baricentro da un’organizzazione all’altra, ma cerca di accrescere il proprio valore politico mettendo in comunicazione spazi regionali differenti.

La funzione di raccordo proposta da Hà Nội possiede anche una portata politica. Il dialogo tra ASEAN e SCO può ridurre la frammentazione dell’Asia in dispositivi concorrenti e contrastare il tentativo statunitense di imporre alla regione una rigida separazione tra un’area marittima «indo-pacifica» organizzata in funzione anticinese e un’Eurasia continentale rappresentata come minaccia. Il Việt Nam difende invece un’architettura aperta, nella quale ASEAN mantenga un ruolo centrale e possa cooperare tanto con Cina, Russia e India quanto con gli interlocutori occidentali. Si tratta di una concezione inclusiva del multipolarismo, fondata sull’interconnessione tra organismi regionali e non sulla costruzione di nuove linee di divisione.

Il vertice di Biškek non ha concluso il processo, ma ne rappresenta certamente una nuova tappa. Durante la presidenza pakistana della SCO per il 2026-2027, la disponibilità politica espressa da Hà Nội potrà tradursi nell’avvio o nel completamento della procedura istituzionale e nella definizione degli ambiti iniziali della cooperazione. Questa cautela necessasria non ridimensiona la portata dell’annuncio: consente, al contrario, di individuarla correttamente nel passaggio dalla valutazione della possibilità, contenuta nel comunicato di aprile, alla dichiarazione ufficiale di essere pronti a diventare Partner.

L’avvicinamento vietnamita alla SCO non rappresenta quindi un’oscillazione tattica né il prodotto di un’incertezza tra Cina, Russia e Occidente. Esprime piuttosto l’adattamento coerente della politica estera di Hà Nội a una fase nella quale il peso economico, politico e tecnologico dell’Eurasia è destinato a crescere e le istituzioni costruite sotto l’egemonia occidentale non possono più monopolizzare la governance internazionale. Il Việt Nam intende partecipare a questa trasformazione senza rinunciare alla propria linea in politica estera, ovvero senza compromettere i rapporti con altri partner e senza accettare discipline di blocco. È precisamente in questa capacità di ampliare l’integrazione per rafforzare l’indipendenza, e non per limitarla, che si manifesta il contenuto socialista e multipolare dell’autonomia strategica vietnamita.

Fonti principali

Governo della Repubblica Socialista del Việt Nam, “Viet Nam, China issue joint statement on deepening Comprehensive Strategic Cooperative Partnership in new era”, 17 aprile 2026.

Segretariato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, “SCO Secretary-General Meets the Vice-President of Vietnam in Bishkek”, 31 agosto 2026.

Segretariato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, “The 26th Meeting of the Council of Heads of State of the SCO Member States and the ‘SCO Plus’ Meeting Held in Kyrgyzstan”, 1º settembre 2026.

VietnamPlus / Vietnam News Agency, “Phó Chủ tịch nước Võ Thị Ánh Xuân có bài phát biểu quan trọng tại SCO Plus”, 1º settembre 2026.

VietnamPlus / Vietnam News Agency, “Vietnam, SCO seek to expand ties for peace, sustainable development”, 31 agosto 2026.

VietnamPlus / Vietnam News Agency, “Resolution 59: Int’l integration provides strategic driver to Vietnam’s new era”, 16 settembre 2025.

Governo della Repubblica Socialista del Việt Nam, “Full Resolution of 14th National Party Congress”, 15 febbraio 2026.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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