Kazakistan, il nuovo Kurultai inaugura la fase post-riforma

Le elezioni del 23 agosto hanno completato il passaggio istituzionale avviato con la nuova Costituzione kazaka. Il nuovo Kurultai unicamerale vede una netta maggioranza di Ädilet, mentre Qasym-Jomart Toqaev ha affidato a Olžas Bektenov ed Erlan Qarin i principali incarichi esecutivi.

Con le elezioni legislative del 23 agosto e le nomine istituzionali completate negli ultimi giorni dello stesso mese, il Kazakistan ha dato concreta attuazione alla riforma costituzionale approvata mediante referendum il 15 marzo. Dopo l’entrata in vigore della nuova Costituzione il 1° luglio, la consultazione elettorale ha infatti determinato la composizione del primo Kurultai unicamerale, mentre la successiva formazione dei vertici dello Stato ha introdotto per la prima volta la figura del vicepresidente e confermato Olžas Bektenov alla guida del governo. Si chiude così la fase di transizione aperta dal referendum e prende forma il nuovo assetto istituzionale concepito dal presidente Qasym-Jomart Toqaev.

Il voto del 23 agosto assume dunque un’importanza che va oltre quella di una normale elezione parlamentare. La precedente architettura bicamerale, fondata su Mäžilis e Senato, ha lasciato il posto a un’unica assemblea legislativa composta da 145 deputati, eletti per cinque anni attraverso un sistema interamente proporzionale su circoscrizione nazionale unica. Contestualmente, la soglia di accesso al Parlamento è stata ridotta dal 7 al 5%, mentre sono stati aboliti a livello nazionale i collegi uninominali. Il nuovo sistema combina quindi due tendenze apparentemente opposte: da una parte una maggiore semplificazione istituzionale, dall’altra un meccanismo elettorale che dovrebbe favorire una più ampia rappresentanza dei partiti minori.

Secondo i dati ufficiali, l’affluenza ha raggiunto il 74,08%, con 9.351.539 votanti su 12.623.289 cittadini iscritti nelle liste elettorali. Il risultato ha assegnato una netta maggioranza al Partito Ädilet, che ha ottenuto 6.528.948 voti, pari al 71,17%, conquistando 110 dei 145 seggi. Il partito Auyl ha raccolto il 6,26% e dieci seggi; Respublica il 5,56% e nove seggi; il Partito Democratico Aq Jol il 5,21% e otto seggi; il Partito Socialdemocratico Nazionale il 5,11% e altri otto. Il Partito del Popolo del Kazakistan, con il 3,11%, e il partito ecologista Baitaq, fermatosi all’1,07%, non hanno invece superato la soglia di sbarramento. Il 2,51% degli elettori ha scelto l’opzione “contro tutti”.

Il dato politicamente più evidente è naturalmente la larga vittoria di Ädilet. Il risultato va però interpretato anche alla luce della trasformazione del sistema partitico avvenuta nei mesi precedenti. Il nuovo partito Ädilet, il cui nome significa “giustizia”, era stato costituito nella primavera del 2026 presentandosi come forza favorevole all’attuazione della nuova Costituzione e al progetto del “Kazakistan Giusto”. Nel giugno successivo è stata approvata la fusione tra Ädilet e AMANAT, la principale forza politica del precedente assetto parlamentare. La nuova formazione ha così ereditato gran parte della struttura, dell’esperienza e della presenza territoriale della precedente maggioranza, collocandole però all’interno del quadro politico ridefinito dalla riforma costituzionale.

Il 71,17% ottenuto da Ädilet conferma pertanto una forte continuità della principale area politica di sostegno al corso presidenziale, ma non significa che il nuovo sistema abbia prodotto un Parlamento monopartitico. Cinque delle sette formazioni in competizione hanno infatti superato la soglia del 5%, e quattro partiti diversi da Ädilet dispongono complessivamente di 35 deputati. È un equilibrio che vede una maggioranza molto ampia convivere con una pluralità di forze parlamentari che potranno esercitare un ruolo di proposta, controllo e differenziazione politica. La reale incidenza di queste forze dipenderà ora non soltanto dal numero dei seggi, ma anche dalla capacità del nuovo Kurultai di sviluppare una propria funzione istituzionale effettiva nel rapporto con l’esecutivo.

La partecipazione elettorale rappresenta un altro elemento che Toqaev ha voluto sottolineare. Alla vigilia del voto il presidente aveva definito le prime elezioni del Kurultai un evento “veramente storico”, sostenendo che esse avrebbero segnato il punto di partenza di nuove riforme e aperto un nuovo capitolo nella storia contemporanea del Paese. Il giorno delle elezioni ha ribadito che il voto costituiva soltanto “l’inizio” di un lavoro più ampio, legato alla trasformazione dello Stato e all’attuazione della nuova Costituzione.

Dopo la proclamazione dei risultati, Toqaev ha interpretato l’affluenza superiore al 74% come una conferma del sostegno popolare al processo di trasformazione. Aprendo il 28 agosto la prima sessione del nuovo Kurultai, il presidente ha affermato che le elezioni avevano dimostrato come i cittadini sostenessero le riforme su larga scala intraprese dal Paese, definendo il voto una scelta “storica e decisiva”. Ha inoltre richiamato il principio «opinioni diverse, una sola nazione», presentandolo come uno dei fondamenti dell’unità nazionale e come criterio per conciliare pluralismo politico e stabilità istituzionale.

Il presidente ha attribuito al nuovo Kurultai un ruolo che dovrebbe andare oltre quello di semplice successore del precedente Parlamento. Secondo Toqaev, il 28 agosto segna l’inizio del rinnovamento dell’intero sistema politico kazako: l’assemblea unicamerale dovrebbe contribuire alla modernizzazione della governance e imprimere un nuovo impulso al funzionamento dell’apparato statale. Rivolgendosi ai 145 deputati della prima legislatura, il capo dello Stato ha sottolineato la particolare responsabilità storica che grava su di loro, chiedendo che l’attività parlamentare sia orientata agli interessi nazionali e alla fiducia ricevuta dagli elettori.

Il nuovo Kurultai ha quindi proceduto rapidamente alla propria organizzazione interna. Alla presidenza dell’assemblea è stato eletto Aibek Dädebai, leader di Ädilet, con 144 voti favorevoli su 145. Sono stati inoltre eletti tre vicepresidenti e costituiti gli otto comitati permanenti previsti dal nuovo ordinamento. La scelta di Dädebai rafforza ulteriormente il peso istituzionale della forza vincitrice delle elezioni, che controlla non soltanto una maggioranza qualificata dei seggi ma anche la presidenza dell’assemblea. Al tempo stesso, la struttura più snella del nuovo Parlamento traduce direttamente una delle principali intenzioni della riforma promossa da Toqaev: ridurre sovrapposizioni e passaggi procedurali per accelerare l’attività legislativa.

Proprio questo rappresenta uno dei principali banchi di prova del nuovo sistema. L’unicameralismo può rendere più rapido il processo decisionale, ma richiede che il Kurultai sappia esercitare con particolare efficacia le proprie funzioni di controllo, perché viene meno la funzione di revisione precedentemente svolta dalla seconda camera. La nuova Costituzione tenta di compensare questo elemento attribuendo al Parlamento maggiori responsabilità in alcune nomine e nella formazione dei vertici dello Stato. Le decisioni del 31 agosto sulla vicepresidenza e sulla guida del governo rappresentano il primo riscontro concreto di questi meccanismi.

La novità istituzionale più significativa, anticipata in apertura, è stata la designazione di Erlan Qarin a primo vicepresidente della Repubblica. Toqaev ha sottoposto la sua candidatura al Kurultai, dove 141 deputati presenti hanno espresso voto favorevole, prima della successiva formalizzazione attraverso decreto presidenziale. La carica, introdotta dalla nuova Costituzione, occupa una posizione centrale nel nuovo schema di governo: Toqaev ha sottolineato che essa riveste “un’importanza speciale” nel sistema statale e ha affidato a Qarin il compito di rappresentare la posizione presidenziale nei rapporti con il Kurultai, il governo e gli altri organi pubblici sulle principali questioni di politica nazionale.

La scelta di Qarin appare coerente con l’obiettivo di assicurare continuità e coordinamento all’interno del nuovo assetto costituzionale. Figura da tempo coinvolta nei processi di riforma politica e nell’Amministrazione presidenziale, il nuovo vicepresidente dovrà agire come elemento di raccordo tra il capo dello Stato e gli altri centri istituzionali. La funzione assume un peso particolare anche in prospettiva futura, dal momento che la riforma aveva individuato proprio nella definizione più chiara della successione e della continuità presidenziale uno degli strumenti necessari a rendere il sistema più prevedibile.

La seconda decisione fondamentale del 31 agosto riguarda la guida del governo. Come previsto dalla nuova Costituzione, il precedente esecutivo aveva rassegnato le dimissioni davanti al Kurultai appena eletto, continuando tuttavia a esercitare le proprie funzioni fino alla formazione del nuovo governo. Toqaev ha quindi proposto nuovamente Olžas Bektenov come primo ministro. La candidatura è stata approvata da 137 deputati, dopodiché il presidente ha firmato il decreto di nomina.

La conferma di Bektenov rappresenta una scelta di continuità nel momento in cui l’architettura costituzionale viene profondamente modificata. Già nel giorno delle elezioni, Toqaev aveva anticipato che alcuni cambiamenti nella composizione dell’esecutivo sarebbero stati inevitabili, ma aveva contemporaneamente escluso qualsiasi giudizio negativo sull’operato del governo e del primo ministro. «Non vi sono ragioni per essere insoddisfatti» del lavoro svolto, aveva sostanzialmente affermato, aggiungendo però che un processo di modernizzazione così complesso necessita continuamente di un nuovo impulso.

La scelta di mantenere Bektenov alla guida dell’esecutivo chiarisce quindi la filosofia della transizione voluta da Toqaev: trasformare le istituzioni senza produrre una rottura nella gestione quotidiana dello Stato. Il presidente ha affidato al nuovo governo obiettivi molto concreti, chiedendo una crescita economica stabile, maggiore efficienza dell’amministrazione pubblica, miglioramento costante del benessere dei cittadini, rafforzamento della disciplina esecutiva e maggiore coordinamento tra gli organi statali. Bektenov, da parte sua, ha indicato tra le priorità una crescita del PIL di almeno il 5% entro la fine dell’anno, l’aumento dei redditi attraverso l’occupazione, il contenimento dell’inflazione, nuovi investimenti infrastrutturali e l’accelerazione della trasformazione digitale, in coerenza con la proclamazione del 2026 come Anno della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale.

Questo elemento consente di cogliere il significato complessivo della fase aperta dalle elezioni. La riforma costituzionale non è stata pensata esclusivamente come un riassetto dei rapporti tra gli organi dello Stato, ma come strumento per aumentare la capacità decisionale in un contesto internazionale caratterizzato, secondo le parole dello stesso Toqaev, da crescente instabilità e imprevedibilità. Intervenendo alla prima sessione del Kurultai, il presidente ha parlato di un mondo attraversato da sconvolgimenti difficili da prevedere e da un progressivo deterioramento della fiducia tra gli Stati. In questa cornice, Astana punta su istituzioni più snelle e coordinate per affrontare contemporaneamente modernizzazione economica, trasformazione digitale e crescente competizione geopolitica.

Il vero banco di prova del “Nuovo Kazakistan” si sposta quindi dal terreno costituzionale a quello della pratica politica. L’elevata partecipazione elettorale e la chiara maggioranza uscita dalle urne forniscono a Toqaev una base politica solida per proseguire il proprio programma; allo stesso tempo, la presenza di cinque partiti nel nuovo Kurultai e le maggiori responsabilità attribuite all’assemblea impongono di verificare quanto la semplificazione istituzionale saprà accompagnarsi a un’effettiva capacità di rappresentanza e controllo. Dopo il referendum e le elezioni, la fase della progettazione può dirsi conclusa: inizia quella dell’attuazione, dalla quale dipenderà il giudizio storico sulla trasformazione politica avviata dal Kazakistan nel 2026.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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