Xi Jinping ha presieduto una riunione dell’Ufficio politico dedicata ai soccorsi dopo la devastante colata di fango che ha colpito il valico di Gyirong. Le prime squadre specializzate hanno raggiunto l’area centrale, mentre Pechino prepara aiuti d’emergenza per il Nepal.

di Sun Langchen e Chen Qingqing (Global Times) – 28 agosto 2026
Venerdì, Xi Jinping, Segretario Generale del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), ha presieduto una riunione della dirigenza del Partito per esaminare e predisporre le operazioni di soccorso e assistenza successive alla devastante colata di fango che ha colpito la contea di Gyirong, nella Regione autonoma dello Xizang, nella Cina sudoccidentale.
All’inizio della riunione dell’Ufficio politico del Comitato centrale del PCC, Xi, che è anche Presidente della Cina e della Commissione Militare Centrale, e gli altri dirigenti hanno osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime della catastrofe, secondo quanto riferito dall’agenzia Xinhua.
Mercoledì, una colata di fango verificatasi in Nepal ha investito il valico di frontiera di Gyirong, provocando numerose vittime e lasciando molte persone disperse.
Su incarico di Xi, il primo ministro Li Qiang, membro del Comitato permanente dell’Ufficio politico del Comitato centrale del PCC, si è recato nell’area colpita per incontrare la popolazione, il personale impegnato nei soccorsi e gli operatori dell’assistenza, oltre che per sovrintendere alle operazioni di salvataggio e alla risposta all’emergenza.
Secondo quanto emerso dalla riunione, sotto la ferma direzione del Comitato centrale del Partito le operazioni di soccorso sono state avviate rapidamente e condotte in maniera ordinata e ben coordinata, mentre sono in corso interventi complessivi per trasferire e sistemare le persone colpite e gestire le conseguenze della catastrofe.
Proseguono le operazioni di soccorso
Secondo Xinhua, alle 15 di venerdì il bilancio della catastrofe era di cinque morti e 558 dispersi.
Intorno alle 16:30, un primo gruppo formato da sei soccorritori del Corpo antincendio e di soccorso dello Xizang e da quindici soccorritori del Sichuan, accompagnati da un cane da ricerca, è arrivato nell’area del varco nazionale di frontiera sottoposta alla giurisdizione del valico di Gyirong. Come riferito da CCTV News, si è trattato delle prime squadre professionali di soccorso a raggiungere l’area centrale della catastrofe.
Il disastro si è verificato in una regione d’altopiano caratterizzata da freddo intenso, valli scoscese, condizioni meteorologiche mutevoli, numerosi ghiacciai e laghi glaciali circostanti e potenziali rischi geologici. Queste condizioni pongono notevoli difficoltà alle operazioni di emergenza, secondo Xinhua.
Durante la riunione è stato sottolineato che tutte le autorità e tutti i dipartimenti competenti devono adottare misure risolute ed efficaci per condurre i soccorsi. I piani di ricerca e salvataggio devono essere elaborati secondo criteri scientifici e occorre compiere ogni sforzo per individuare e soccorrere tutte le persone disperse, sia cinesi sia straniere.
Le operazioni di soccorso e assistenza hanno compiuto ulteriori progressi: entro venerdì mattina erano state trasferite 499 persone colpite dalla catastrofe e condotti in salvo 555 turisti rimasti bloccati, secondo CCTV News.
Alle 10 di venerdì erano stati mobilitati sul luogo del disastro complessivamente 681 operatori e 113 veicoli appartenenti alle Forze nazionali integrate antincendio e di soccorso della Cina, secondo l’Amministrazione nazionale antincendio e di soccorso.
Le autorità hanno inoltre destinato a Gyirong 6.612 singole unità o dotazioni di attrezzature di soccorso e materiali di supporto complessivo, suddivisi in diciannove categorie e tre tipologie principali.
I soccorritori stanno conducendo una ricerca capillare delle persone disperse attraverso operazioni terrestri, fluviali e aeree.
In base al piano operativo sono state costituite tre squadre specializzate, impegnate nelle ricerche mediante imbarcazioni gonfiabili lungo i corsi d’acqua, spostamenti a piedi sui terreni montuosi e droni destinati alla ricognizione aerea e alla consegna di rifornimenti.
Intorno alle 8 di venerdì, una squadra terrestre di ricerca e soccorso ha raggiunto un punto avanzato di raccolta nel villaggio di Labi, nel comune di Sale. Muniti di attrezzature leggere di soccorso e dispositivi per le comunicazioni satellitari, i suoi componenti si sono diretti verso l’area centrale del valico di Gyirong, cercando le persone disperse e verificando l’eventuale presenza di pericoli lungo il percorso. Altre squadre rimangono pronte a intervenire come rinforzo.
Circa settanta operatori del primo gruppo di soccorso e risposta all’emergenza erano impegnati a liberare le strade e rimuovere il fango a circa tre chilometri dal valico di Gyirong quando sono stati informati del rischio di cedimento dello sbarramento naturale. Una rottura avrebbe potuto innescare catastrofi secondarie, comprese frane e valanghe.
Venerdì il Distaccamento mobile antincendio e di soccorso di Lhasa ha messo in acqua un kayak in quel punto del fiume, compiendo diversi tentativi per verificare se simili imbarcazioni potessero essere utilizzate per avvicinarsi al valico ed effettuare operazioni di ricerca e salvataggio, come appreso dal Global Times attraverso lo stesso distaccamento.
Chen Hongqi, ingegnere del Centro di orientamento tecnico per i disastri geologici del ministero delle Risorse naturali, ha spiegato che le operazioni di soccorso affrontano notevoli difficoltà a causa delle strette vie di accesso, che ostacolano l’avanzamento dei macchinari pesanti, e dell’effetto destabilizzante prodotto dalle piene torrentizie e dalle colate di fango ad alta velocità sulle sponde fluviali e sui rilevati stradali, secondo CCTV News.
L’impegno a fornire aiuti internazionali
Il bilancio delle devastanti inondazioni in Nepal è salito a 538 morti, secondo una dichiarazione diffusa venerdì dall’Autorità nazionale per la riduzione e la gestione del rischio di catastrofi e citata da Xinhua.
Il distretto di Chitwan ha registrato il maggior numero di vittime, con 221 morti, seguito da Nawalparasi Est con 134 e da Dhading con 33. Altri decessi sono stati segnalati in numerosi ulteriori distretti.
Secondo l’Autorità, rimangono disperse complessivamente 977 persone, tra le quali 517 cittadini stranieri.
Xi ha espresso il proprio cordoglio per la catastrofe provocata dalla colata di fango in Nepal. La Cina fornirà aiuti d’emergenza all’area nepalese colpita e avvierà una cooperazione internazionale nelle operazioni di soccorso, secondo quanto stabilito durante la riunione e riferito da Xinhua.
Esperti e agenzie ufficiali competenti di Cina e Nepal avevano precedentemente condotto alcune valutazioni preliminari, dalle quali è emerso che la colata di fango sarebbe stata innescata dal crollo di un ghiacciaio ad alta quota in territorio nepalese, ha dichiarato venerdì il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian.
Guo Zhaocheng, direttore del Centro per l’indagine e il monitoraggio dei disastri geologici presso il Centro cinese di rilevamento aerogeofisico e telerilevamento per le risorse naturali, ha spiegato che la catastrofe non è stata provocata dalla rottura di un lago glaciale, come era stato ipotizzato, ma da un disastro a catena cominciato con una valanga di ghiaccio ad alta quota, evolutosi successivamente in una colata detritica ad alta velocità e infine abbattutosi sul valico, secondo quanto riferito dal Quotidiano del Popolo.
Le immagini satellitari ad alta risoluzione acquisite prima e dopo la catastrofe mostrano che una valanga di ghiaccio ad alta quota si è verificata nel tratto superiore del fiume Chhochen Khola, un affluente dell’alto corso del fiume Lhende Khola, sul versante nepalese a monte del valico di Gyirong, secondo il resoconto.
«Più precisamente, si è trattato di un disastro a catena caratterizzato dalla successiva evoluzione “valanga di ghiaccio ad alta quota — colata detritica ad alta velocità — colata di fango”», ha affermato Guo. La catastrofe non ha avuto origine improvvisamente nelle vicinanze del valico, ma è iniziata in un’area glaciale ad alta quota situata più a monte, propagandosi e intensificandosi verso valle lungo i fiumi Chhochen Khola, Jhambu e Lhende Khola.
Guo ha spiegato che la valanga di ghiaccio possedeva già di per sé una considerevole energia potenziale gravitazionale. Durante la rapida discesa ha eroso il fondo dell’alveo e le sponde, trascinando lungo il percorso quantità sempre maggiori di rocce instabili, terreno e detriti glaciali. Con l’aumento del materiale coinvolto è cresciuta anche la forza distruttiva. Il terreno scosceso ha agito come un «acceleratore» naturale, consentendo alla massa in movimento di percorrere lunghe distanze ad alta velocità, secondo il Quotidiano del Popolo.
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