Kim Yo Jong interviene sulle principali crisi internazionali, riaffermando il sostegno della RPDC alla Russia, denunciando il riarmo giapponese e le esercitazioni statunitensi nella penisola coreana e distinguendo i rapporti personali tra Kim Jong Un e Trump dalla politica di Washington.

Pyongyang, 19 agosto (KCNA) — Mercoledì, Kim Yo Jong, Direttrice di Dipartimento del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea, ha espresso la seguente posizione riguardo alle principali questioni internazionali che stanno aggravando la crisi della sicurezza globale:
L’andamento dell’attuale situazione internazionale, imprevedibile e complessa, costituisce una fonte di aggravamento delle crisi geopolitiche in diverse parti del mondo e desta seria preoccupazione nella comunità internazionale, che aspira alla pace e alla stabilità.
Mentre persiste il circolo vizioso del confronto in Medio Oriente, emblema dei conflitti e del caos mondiali, la sfiducia e i contrasti tra i Paesi della regione si approfondiscono ulteriormente, lo spargimento di sangue prosegue senza sosta e l’instabilità politica ed economica senza precedenti si aggrava su scala mondiale.
Anche in Europa, la fase del prolungato conflitto armato è entrata in uno stadio ancora più grave a causa della sconsiderata intenzione del blocco occidentale di infliggere una sconfitta strategica alla Russia utilizzando l’Ucraina come strumento di una guerra per procura.
Persino nella penisola coreana, da tempo uno dei maggiori punti caldi del mondo, l’ambiente di sicurezza regionale è sottoposto a continue sfide a causa dei tentativi di espansione geopolitica degli Stati Uniti e delle loro forze vassalle e del loro avido potenziamento degli armamenti.
L’attuale situazione mondiale, nella quale il circolo vizioso delle tensioni persiste non soltanto in Medio Oriente e in Europa, ma anche nella regione dell’Asia-Pacifico, compresa la penisola coreana, a causa delle pratiche arbitrarie e dell’abuso di potere delle forze egemoniche, impone a tutti i Paesi di rendere più chiara la propria posizione di principio nel perseguire la giustizia e l’equità e nel difendere la propria sicurezza nazionale e i propri interessi.
La RPDC mantiene immutata la propria valutazione e posizione secondo cui la minaccia degli Stati Uniti e dell’Occidente alla sicurezza della Russia, sistematicamente aggravatasi dalla fine della Guerra fredda, costituisce il principale fattore che ha provocato l’attuale crisi ucraina.
Un futuro migliore per l’Europa non può essere realizzato prescindendo dagli interessi fondamentali e dalla volontà della Federazione Russa.
Riteniamo che eliminare alla radice le cause del conflitto costituisca la principale soluzione per porre fine alla crisi ucraina e garantire una pace sostenibile e duratura nella regione. Sosteniamo pienamente la giusta azione del governo e del popolo russi volta a difendere la sovranità nazionale, gli interessi di sicurezza e l’integrità territoriale.
Colgo questa occasione per chiarire che la teoria dell’«invio di ulteriori truppe» del nostro esercito, inventata e propagandata dal gruppo di Zelensky, è una farsa priva di qualsiasi fondamento messa in scena da Kiev, e che gli Stati Uniti e l’Occidente sono interamente responsabili dello scoppio della crisi ucraina e del suo protrarsi.
La cooperazione complessiva tra la Repubblica Popolare Democratica di Corea e la Federazione Russa avviene rigorosamente in conformità con il Trattato di Partenariato Strategico Globale tra le due parti, che è conforme agli scopi e ai princìpi della Carta delle Nazioni Unite, e rientra nel legittimo esercizio dei diritti sovrani.
La RPDC mantiene costantemente alta l’attenzione sui propri doveri quale parte contraente del trattato interstatale tra RPDC e Russia, conformemente al suo carattere di alleanza, e rimane ad esso incrollabilmente fedele.
La RPDC segue con seria attenzione il sconsiderato tentativo del Giappone di espandere le proprie capacità militari, fattore pericoloso che provoca uno squilibrio nei rapporti di forza nella regione dell’Asia-Pacifico, compresa la penisola coreana, e lo considera una minaccia potenziale e futura.
La RPDC considera il riarmo del Giappone una grave minaccia. Ciò significa che la RPDC presta maggiore attenzione al Giappone e rafforza la propria percezione di quest’ultimo come obiettivo militare. Significa inoltre che la sicurezza del Giappone si trova in una condizione di maggiore pericolo.
La nostra dirigenza militare ha già iniziato a considerare parte della propria strategia militare la necessità di dissuadere e contenere la minaccia proveniente dal Giappone, che si sta trasformando in una grave sfida alla sicurezza, o di adottare misure che vadano ancora oltre.
In altre parole, ciò significa che, qualora il Giappone tentasse di compiere una scelta sbagliata, si troverebbe immediatamente di fronte a un colpo annientatore al quale sarebbe impossibile sopravvivere.
Lo sviluppo militare del Giappone è un atto suicida, simile al tentativo di spegnere un incendio versandovi sopra dell’olio.
Continueremo a mantenere un approccio fondamentale volto a eliminare i pericoli e a garantire una pace e una stabilità autentiche da una posizione di forza, sulla base della cruda realtà secondo cui la maggiore minaccia agli interessi di sicurezza del nostro Stato e all’ambiente di sicurezza regionale proviene dagli Stati Uniti.
Quanto alla riduzione delle esercitazioni militari congiunte Stati Uniti-Repubblica di Corea, annunciata improvvisamente dal Presidente degli Stati Uniti alcuni giorni fa, la consideriamo una questione che non merita alcun commento e per la quale non nutriamo alcun interesse.
La riduzione della portata e della durata delle esercitazioni non comporta alcun cambiamento nella natura provocatoria e offensiva delle manovre militari.
Soltanto quest’anno, gli Stati Uniti e la Repubblica di Corea hanno condotto esercitazioni militari congiunte senza soluzione di continuità in diversi spazi e settori: le esercitazioni aeree bilaterali Buddy Squadron nel mese di febbraio; le esercitazioni congiunte di piccole unità e le esercitazioni militari congiunte su larga scala Freedom Shield a marzo; l’esercitazione congiunta di recupero navale tra le Marine statunitense e sudcoreana, l’esercitazione congiunta di guerra di mine e le esercitazioni aeree congiunte su larga scala Freedom Flag ad aprile; l’addestramento aereo congiunto Hercules Guardians a maggio; e l’esercitazione congiunta di supporto logistico e le esercitazioni aeree bilaterali Buddy Squadron a luglio.
Ciò dimostra che la riduzione delle esercitazioni di cui si è recentemente parlato viene pienamente compensata da tutte queste altre manovre.
Nonostante questo dato di fatto, la Repubblica di Corea ha sostenuto che le esercitazioni di guerra attualmente in corso sarebbero manovre militari di natura difensiva, volte a simulare un attacco da parte di qualcuno, e ha parlato del rafforzamento della «solida alleanza Repubblica di Corea-Stati Uniti» e dell’accelerazione dell’introduzione di un sottomarino nucleare, mettendo così pienamente a nudo la propria natura ostile.
Prestiamo maggiore attenzione al fatto che le esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Repubblica di Corea siano state condotte costantemente e siano tuttora in corso, piuttosto che alla riduzione o all’accorciamento di singole esercitazioni, e comprendiamo correttamente che ciò costituisce una manifestazione inequivocabile della loro evidente ostilità nei confronti della RPDC.
Se gli Stati Uniti ritengono di poter presentare la loro recente misura come un cosiddetto gesto di buona volontà, non otterranno la risposta che desiderano.
Quanto alle notizie provenienti da Washington secondo cui, poco tempo fa, vi sarebbe stata una comunicazione tra i leader della RPDC e degli Stati Uniti, non ne sono assolutamente a conoscenza e forse questa potrebbe essere l’unica cosa che ignoro riguardo alla politica estera della nostra massima dirigenza.
Ho già chiarito più volte che il nostro Capo di Stato conserva personalmente buoni ricordi e sentimenti nei confronti di Trump.
Il rapporto tra i due leader rimane eccellente.
È un fatto ben noto al mondo e, a mio avviso, non c’è nulla di sorprendente.
Tuttavia, la politica ostile degli Stati Uniti nei confronti della RPDC è rimasta immutata e gli Stati Uniti e i loro seguaci stanno conducendo violentemente attività militari ostili contro la RPDC persino in questo momento.
Allo stesso modo, vorrei sottolineare che l’esercizio dei diritti sovrani della RPDC, volto a contenere le forze che minacciano la sua sicurezza, è del tutto ragionevole, appropriato e indispensabile e non ha nulla a che vedere con gli eccellenti rapporti tra i leader dei due Paesi.
La storia e la realtà dimostrano che è possibile mantenere un assetto di sicurezza regionale equilibrato e stabile quando la RPDC dispone di una deterrenza più forte.
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