Comunicato di solidarietà: una, cento, mille Margherite

Solidarietà a Margherita Napoletano, coordinatrice sindacale delle RSU dell’ospedale San Raffaele, licenziata dopo aver denunciato carenze di personale, turni insostenibili ed esternalizzazioni. Elena Abate e Federico Giusti denunciano le dinamiche repressive che colpiscono lavoratori e delegati sindacali conflittuali.

Esprimiamo solidarietà a Margherita Napoletano, coordinatrice sindacale delle RSU dell’ospedale San Raffaele (Mi), licenziata perché avrebbe “messo in pericolo la sicurezza di una studentessa minorenne” presente in un’aula sindacale dell’ospedale mentre svolgeva il suo tirocinio.

Per saperne di più:

Al terzo minuto del video si fa luce sulla pretestuosità di quest’accusa.

I motivi del licenziamento, e la ragione per la quale è attivo un presidio permanente, sono tuttavia ben altri: aver denunciato carenza di personale, turni insostenibili e il ricorso crescente alle esternalizzazioni tramite cooperative, un modello che frammenta le responsabilità, indebolisce la qualità dell’assistenza e scarica sui lavoratori il peso di scelte aziendali orientate al risparmio. Margherita ricorda che la sanità privata accreditata vive attraverso fondi pubblici, ma risponde a logiche privatistiche.

Invitiamo a firmare la petizione contro il licenziamento di Margherita (https://c.org/LsGQJQVf5B) e invitiamo a portare la propria solidarietà al presidio.

Nelle vesti di collaboratrice scolastica (ATA) e di operaio degli enti locali (entrambi attivisti dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università), siamo solidali con le lavoratrici e i lavoratori in lotta. Infatti, oggi più che mai, sappiamo che ogni soldo sottratto alla cura del personale, al welfare e alla sanità va alle spese militari.

La tecnica del “ribaltamento e mistificazione”, che porta paradossalmente i delegati e i lavoratori scomodi a doversi difendere da sanzioni, licenziamenti e processi per avere denunciato situazioni insostenibili nell’interesse della cittadinanza tutta, è ormai tecnica collaudata. È quanto è accaduto a Margherita, che per prima ha sollevato la questione sicurezza in ospedale e alla quale è stata rivolta l’accusa di non aver messo in sicurezza la tirocinante e di non essere “degna” di fiducia.

La stessa cosa succede ai tanti lavoratori scolastici che, volendo parlare a scuola di guerra e conflitti attuali, vengono silenziati dai Dirigenti Scolastici o dai loro stessi colleghi, accusati di fomentare rabbia o confusione, sottoposti a ispezioni e procedimenti disciplinari, isolati e sminuiti come esseri umani e docenti/lavoratori.

Le tecniche repressive, con le quali si colpiscono i lavoratori e i loro delegati sindacali conflittuali, ci segnalano l’esistenza di una militarizzazione strisciante e a tutto tondo nei luoghi di lavoro, che ci vorrebbe piegare alla cieca e insana obbedienza, al silenzio anche davanti a situazioni socialmente ed eticamente inaccettabili.

Solidarizziamo con Margherita perché pensiamo che, se da anni forze dell’ordine e forze armate promuovono interventi nelle scuole pubbliche ed esibiscono armi, manette, taser, invitando disinvoltamente i/le giovani a “fare una prova” per tenerle in mano, ancora di più oggi è necessario insegnare ai/lle giovani a scrivere una lettera per tutelare i propri diritti nel mondo del lavoro e apprendere l’ABC dell’organizzazione sindacale.

E, ancora, se un’aula sindacale vicino ad un passaggio frequentato anche da persone malate che circolano lentamente può essere così rischiosa, che rischi corrono, dunque, i nostri studenti e le nostre studentesse, costretti/e a frequentare stages scuola-lavoro in strutture militari o in aziende dove diversi sono stati i casi avvenuti d’infortuni e di morti?

Ci chiediamo dunque quali sono e chi decide i limiti leciti ed illeciti che legittimano gli spazi “adatti” ai/alle tirocinanti.

Tanto nella sanità quanto nella scuola, ogni giorno, dobbiamo guardarci da interventi intimidatori o, come in questo caso, punizioni drastiche verso coloro che ancora si ostinano a volere il rispetto di diritti fondamentali.

Siamo dunque accanto a tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici che nella lotta di Margherita riconoscono le proprie istanze e che sviluppano semi di pensiero e strumenti critici a noi così cari.

Per aggiornamenti in corso: https://cubmilano.org/

Elena Abate (collaboratrice ATA)
Federico Giusti (operaio enti locali)

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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