Le divisioni nella Silicon Valley tra modelli chiusi e open source dimostrano quanto la Cina sia ormai centrale nella competizione globale sull’intelligenza artificiale, nonostante controlli sulle esportazioni, restrizioni tecnologiche e tentativi statunitensi di rallentarne l’ascesa e condizionarne gli standard futuri.

Pesi aperti o modelli chiusi? Questa domanda si trova ormai al centro della contesa su chi controllerà il futuro dell’intelligenza artificiale.
Un recente articolo del New York Times ha offerto uno scorcio di qualcosa che le principali aziende di intelligenza artificiale nascondono abitualmente dietro la propria immagine impeccabile: la concreta preoccupazione di perdere il controllo del mercato e degli standard dell’IA.
Anthropic e OpenAI spingono affinché vengano imposte restrizioni ai modelli cinesi open source, invocando presunti rischi per la sicurezza. Microsoft e Nvidia si sono schierate sul fronte opposto, sostenendo invece l’apertura. Jensen Huang di Nvidia ha scritto sulla piattaforma X che il mondo ha bisogno sia di modelli di frontiera chiusi sia di modelli aperti. Nove minuti più tardi è intervenuto Satya Nadella di Microsoft, affermando che l’open source è essenziale per un ecosistema dell’intelligenza artificiale sano. Successivamente, i due hanno firmato una lettera pubblica congiunta a sostegno dello sviluppo open source.
La spaccatura rappresenta di per sé il vero segnale. Ancora più indicativa, tuttavia, è la reazione dell’altra metà della Silicon Valley. Nvidia e Microsoft non si sono unite all’allarmismo. Al contrario, hanno preso posizione in difesa dell’open source.
Perché? Perché le loro attività dipendono dall’esistenza di un unico ecosistema tecnologico globale, nel quale vendere semiconduttori e servizi cloud. Quale modello venga utilizzato conta meno del fatto che gli utenti eseguano i propri carichi di lavoro sulle loro componenti hardware e sulle loro piattaforme.
I laboratori che sviluppano i modelli più avanzati vogliono erigere barriere per proteggere il proprio vantaggio competitivo. I colossi dell’hardware e del cloud vogliono abbattere quelle stesse barriere per ampliare il proprio mercato. In definitiva, entrambe le parti combattono per stabilire chi riuscirà a controllare il mercato e a fissarne gli standard.
Questa divisione dimostra inoltre come la posizione della Cina all’interno della competizione sia cambiata radicalmente. I modelli cinesi open source sono diventati abbastanza potenti da rendere nervosi i principali laboratori statunitensi di intelligenza artificiale. Due anni fa, nomi come Zhipu AI e Moonshot AI venivano a malapena menzionati dalla stampa tecnologica statunitense. Oggi i loro modelli competono ad armi pari con quelli di Anthropic e OpenAI. Il panico è comprensibile.
La Silicon Valley riconosce ormai chiaramente che la Cina è diventata una concorrente di primo piano nella corsa all’intelligenza artificiale. I modelli economici di OpenAI e Anthropic si fondano sulla scarsità. Le capacità tecnologiche di frontiera hanno valore proprio perché non possono essere ottenute altrove. Ora, tuttavia, possono essere reperite altrove e gratuitamente. Ciò colpisce le fondamenta stesse di quei modelli economici.
Per questo motivo, le aziende statunitensi hanno fatto ricorso alla narrazione della «raccolta dei dati», accusando le imprese cinesi di utilizzare la distillazione degli output dei modelli statunitensi per addestrare i propri prodotti. Si tratta di un’accusa che combina autentiche preoccupazioni tecniche con calcoli politici, ed è difficile stabilire quale delle due componenti abbia un peso maggiore.
La Cina non si limita più a essere presente sulla scena: vi occupa ormai una posizione stabile, mentre il dibattito si è spostato sulle modalità con cui gli Stati Uniti dovrebbero reagire. Questo cambiamento rivela molto più di quanto potrebbe fare qualsiasi posizione in una classifica comparativa.
I controlli sulle esportazioni non hanno impedito che tutto ciò accadesse. Le restrizioni sui semiconduttori hanno aumentato i costi cinesi di ricerca e sviluppo e imposto una maggiore efficienza ingegneristica, ma non hanno impedito l’emergere di questi modelli. I progressi strutturali nella formazione dei talenti, le soluzioni alternative sviluppate nell’ottimizzazione dell’hardware e l’integrazione dell’intelligenza artificiale open source con l’industria manifatturiera su larga scala costituiscono, nel loro insieme, una dinamica che le sole sanzioni non possono arrestare. L’idea di estromettere completamente la Cina da questa competizione non è più realistica.
Il fatto stesso che la Silicon Valley sia ormai costretta a discutere pubblicamente se privilegiare modelli aperti o chiusi dimostra che la Cina si è portata al centro della partita.
Naturalmente, il fallimento del tentativo di eliminare la Cina dalla competizione non significa che il confronto sia terminato. È vero il contrario: quanto più improbabile diventa la sua estromissione, tanto più lo scontro si trasferisce su terreni circoscritti e aspramente contesi.
Per la Cina, questo non è il momento di rilassarsi. Il fallimento della strategia di esclusione ha indotto Washington a passare nuovamente dall’obiettivo dell’«estromissione» a quello del «rallentamento e del riposizionamento strategico».
Considerando il quadro più ampio delle relazioni tra Stati Uniti e Cina, Washington non si aspetta più di poter mettere fuori gioco Pechino con un solo colpo. Cerca invece di prolungare i tempi della competizione, preservando il più a lungo possibile la propria finestra di vantaggio.
Questo approccio richiede da parte della Cina una risposta più rapida e determinata. L’open source ha aperto una porta; l’integrazione con il settore manifatturiero ne ha aperta un’altra. Con entrambe le porte ormai spalancate, lo sviluppo cinese dell’intelligenza artificiale – tanto nelle capacità hardware quanto nella portata delle applicazioni – subirà una rapida accelerazione. Finché resterà fedele a un percorso di sviluppo adeguato alle proprie condizioni concrete, la Cina conquisterà con il tempo la posizione che le spetta nella definizione delle norme, delle regole e degli standard di accesso all’intelligenza artificiale.
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