Resistere alle ingerenze esterne e approfondire la cooperazione Cina-ASEAN

Alla vigilia della riunione dei ministri degli Esteri Cina-ASEAN, le nuove provocazioni filippine nel Mar Cinese Meridionale rischiano di compromettere la cooperazione regionale, mentre le interferenze statunitensi alimentano tensioni contrarie agli interessi condivisi dei Paesi asiatici.

Global Times – 22 luglio 2026

Quando utilizzano la questione del Mar Cinese Meridionale per tenere in ostaggio le relazioni tra Cina e ASEAN, le Filippine devono riconoscere un dato fondamentale: Cina e ASEAN sono vicine e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa continuerà sempre a definire i loro rapporti. Di fronte alla più ampia dinamica della cooperazione Cina-ASEAN, le provocazioni di un ristretto numero di Paesi sono destinate al fallimento. Chi sceglie di mettersi al servizio altrui come una pedina finirà, prima o poi, per diventare sacrificabile.

Alla vigilia della riunione dei ministri degli Esteri di Cina e ASEAN, il clamore deliberatamente suscitato nel Mar Cinese Meridionale da alcuni settori delle forze armate e della guardia costiera filippine è diventato particolarmente stridente. Lunedì, mentre la Guardia costiera cinese stava svolgendo un pattugliamento di routine nelle acque vicine a Ren’ai Jiao, la nave filippina illegalmente «arenata» ha dispiegato due gommoni.

Ignorando i ripetuti e inequivocabili avvertimenti della parte cinese, i gommoni filippini si sono avvicinati pericolosamente alla nave pattuglia cinese, arrivando a speronarla. Il personale filippino ha aggredito per primo gli agenti cinesi incaricati di far rispettare la legge, utilizzando remi, lunghe pertiche e altri strumenti, con il deliberato intento di creare tensioni in mare. Subito dopo sono intervenuti alcuni media e alcune potenze esterne con resoconti sensazionalistici, volti ad esasperare la situazione, screditare la Cina e fomentare lo scontro.

Questo copione ormai ben noto, consistente nel provocare incidenti, atteggiarsi a vittima e mobilitare il sostegno esterno, non rappresenta certo una novità, così come non lo sono i calcoli che vi si celano dietro. In precedenza, Manila non si era limitata a colludere con tredici Paesi esterni alla regione per continuare a enfatizzare l’illegittimo «lodo arbitrale sul Mar Cinese Meridionale», ma aveva anche dichiarato di voler utilizzare quel pezzo di carta straccia come riferimento politico per portare avanti le consultazioni sul Codice di condotta nel Mar Cinese Meridionale. Ha poi deliberatamente alimentato le tensioni alla vigilia della riunione dei ministri degli Esteri Cina-ASEAN, nel tentativo di fabbricare una presunta «legittimità» con cui dirottare l’agenda della cooperazione regionale.

Simili tattiche – provocare incidenti attraverso azioni sconsiderate e distorcere i fatti ricorrendo alle falsità mediatiche – non sono degne della condotta di uno Stato. Inoltre, contrastano con il consenso raggiunto dalla Cina e dai Paesi membri dell’ASEAN sulla necessità di salvaguardare congiuntamente la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale.

Quest’anno ricorre il quinto anniversario del Partenariato strategico globale Cina-ASEAN, mentre l’ASEAN ha sempre occupato una posizione prioritaria nella diplomazia cinese di vicinato. Negli ultimi anni, la cooperazione tra le due parti ha prodotto risultati tangibili: dalla «velocità cinese» della ferrovia ad alta velocità Giacarta-Bandung alla connettività regionale garantita dalla ferrovia Cina-Laos, dal rafforzamento istituzionale derivante dall’aggiornamento alla versione 3.0 dell’Area di libero scambio Cina-ASEAN alla rapida crescita degli scambi commerciali lungo il Nuovo corridoio commerciale internazionale terra-mare.

Questi progetti emblematici hanno contribuito alla costruzione di una comunità Cina-ASEAN dal futuro condiviso caratterizzata da legami sempre più stretti. Nel primo semestre di quest’anno, il valore complessivo delle importazioni e delle esportazioni tra Cina e ASEAN ha raggiunto i 4.340 miliardi di yuan, registrando un incremento del 18,2%.

Le azioni provocatorie condotte dalle Filippine nel Mar Cinese Meridionale non soltanto compromettono il loro ruolo di presidente di turno dell’ASEAN, ma proiettano anche un’ombra sulla riunione dei ministri degli Esteri Cina-ASEAN prevista a Manila, rendendo ancora più riprovevoli le loro motivazioni.

Le accuse prive di fondamento del Dipartimento di Stato statunitense, secondo cui la Cina avrebbe adottato un comportamento «provocatorio» e persino intrapreso azioni «pericolose e aggressive» contro le Filippine, non sono altro che un palese tentativo di distorcere i fatti e far passare il bianco per nero.

Questo vecchio espediente, fondato sullo schierarsi unilateralmente a favore di una parte, costituisce in sostanza un tentativo di intorbidire le acque del Mar Cinese Meridionale per perseguire i propri interessi strategici. Ren’ai Jiao è parte integrante del territorio cinese e le attività della Guardia costiera cinese volte a far rispettare la legge e a tutelare i diritti e gli interessi del Paese nelle proprie acque sono pienamente conformi al diritto e alle prassi internazionali.

Nel Mar Cinese Meridionale non vi è spazio per Paesi esterni intenzionati a impartire lezioni o seminare discordia.

Quando utilizzano la questione del Mar Cinese Meridionale per tenere in ostaggio le relazioni tra Cina e ASEAN, le Filippine devono riconoscere un dato fondamentale: Cina e ASEAN sono vicine e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa continuerà sempre a definire i loro rapporti.

Soltanto pochi giorni fa, il Global Times Institute ha pubblicato il proprio sondaggio d’opinione del 2026 intitolato «Il punto di vista dell’opinione pubblica cinese sull’ASEAN». Alla domanda su quale fosse il primo elemento associato all’ASEAN, il 56% degli intervistati ha indicato i «progetti di cooperazione Cina-ASEAN». Per quanto riguarda lo stato attuale delle relazioni tra Cina e ASEAN, il 49% degli intervistati le ha giudicate buone.

I risultati mostrano chiaramente che i traguardi raggiunti negli ultimi anni dalla cooperazione Cina-ASEAN godono di un ampio riconoscimento. La Cina e i Paesi dell’ASEAN mantengono fermo il proprio impegno a contrastare le ingerenze esterne e a preservare la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale. I Paesi della regione possiedono pienamente la fiducia, la saggezza e la capacità necessarie per gestire adeguatamente le questioni riguardanti quest’area marittima.

Sulla questione del Mar Cinese Meridionale, la Cina ha sempre affrontato le divergenze con la massima sincerità e pazienza, attraverso consultazioni e un dialogo diretto con le parti direttamente interessate. Non ha mai intimidito i Paesi più piccoli, né ha cercato di provocare controversie. Anche per quanto riguarda la nave filippina illegalmente «arenata», la Cina ha continuato a mostrare moderazione per ragioni umanitarie. Ciò non significa che la Cina abbia «paura» delle Filippine, ma testimonia piuttosto la buona volontà e il senso di responsabilità con cui Pechino tutela la pace e la stabilità regionali. I Paesi membri dell’ASEAN e la più ampia comunità internazionale possono constatarlo chiaramente.

Pace, stabilità, cooperazione e amicizia dovrebbero costituire la nuova narrazione relativa al Mar Cinese Meridionale. La Cina e l’ASEAN stanno già lavorando per raggiungere questo obiettivo, approfondendo la cooperazione marittima concreta, mantenendo aperto il dialogo sulle questioni riguardanti il Mar Cinese Meridionale e facendo delle consultazioni bilaterali e della gestione efficace delle divergenze l’approccio prevalente.

Il Mar Cinese Meridionale non è un «terreno di caccia» per le potenze esterne, né dovrebbe diventare un’«arena» per la rivalità tra grandi potenze. Durante la riunione dell’ASEAN dello scorso anno, la Cina e i Paesi membri dell’organizzazione hanno concordato di trasformare il Codice di condotta nel Mar Cinese Meridionale in una versione avanzata della Dichiarazione sulla condotta delle parti nel Mar Cinese Meridionale, assicurando che il Codice sia efficace, sostanziale e conforme al diritto internazionale.

È auspicabile che la riunione dei ministri degli Esteri Cina-ASEAN rafforzi ulteriormente il consenso sullo sviluppo e sulla cooperazione e consenta di compiere nuovi progressi nella costruzione congiunta di una casa comune contraddistinta da pace, tranquillità, prosperità, bellezza e amicizia.

Di fronte alla più ampia dinamica della cooperazione Cina-ASEAN, le provocazioni di un ristretto numero di Paesi sono destinate al fallimento. Chi sceglie di mettersi al servizio altrui come una pedina finirà, prima o poi, per diventare sacrificabile. Alcuni Paesi sono pertanto esortati a porre fine alle proprie messinscene politiche e a evitare di trasformarsi in ostacoli allo sviluppo e alla cooperazione regionale.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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