Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez: «Cuba non è una minaccia. Il bloqueo sì»

Cuba porterà davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la denuncia contro il bloqueo e la politica aggressiva degli Stati Uniti, definiti da Bruno Rodríguez Parrilla una minaccia per il popolo cubano, per la pace regionale e per il diritto internazionale.

di Laura Mercedes Giráldez (Granma) – 30 giugno 2026

«Il bloqueo e la politica di aggressione e ostilità del governo degli Stati Uniti contro Cuba rappresentano una minaccia all’esistenza e al benessere del popolo cubano e all’esercizio dei suoi diritti umani. Sono una minaccia alla pace, alla sicurezza e alla stabilità regionale. Sono una minaccia per qualsiasi Stato sovrano che in futuro potrebbe essere sottoposto a misure di analogo carattere aggressivo ed extraterritoriale».

Lo ha affermato martedì, in conferenza stampa, il membro dell’Ufficio Politico e ministro delle Relazioni Estere di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, annunciando che il prossimo 7 luglio si terrà una sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nell’ambito del punto 38 del suo ordine del giorno, intitolato: Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba.

Il ministro degli Esteri ha dichiarato che, insieme al resto degli Stati membri dell’ONU, la Maggiore delle Antille «denuncerà le azioni aggressive del governo degli Stati Uniti contro il nostro Paese, che includono la minaccia di un’aggressione militare diretta in violazione del diritto internazionale, della pace e della sicurezza internazionali e regionali».

Allo stesso modo, denuncerà l’assedio energetico che, insieme ad altre misure di estrema intensificazione del blocco, configura un atto di genocidio, qualificabile anche come punizione collettiva e come violazione massiccia, flagrante e sistematica dei diritti umani dei cubani e del diritto internazionale umanitario, ha assicurato.

In questo modo, l’Assemblea Generale «potrà affrontare la questione con obiettività e nel rispetto degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, in particolare il rispetto dell’uguaglianza sovrana tra gli Stati, dell’integrità territoriale e dell’indipendenza politica, il divieto della minaccia o dell’uso della forza, il rispetto dell’autodeterminazione dei popoli e della non ingerenza negli affari interni, così come la soluzione pacifica delle controversie», ha sostenuto.

Ha inoltre insistito sulla certezza che l’immensa maggioranza della comunità internazionale sostiene e continuerà a sostenere la nazione antillana. «Si tratta di una situazione urgente, perché l’aggressione multidimensionale del governo degli Stati Uniti contro Cuba è già in corso e si intensifica».

In tal senso, ha precisato che non si tratta di un pericolo a venire o di una minaccia futura, ma di un crimine contro l’umanità in piena esecuzione. I danni umanitari da essa causati crescono, mentre aumentano ogni giorno le sofferenze e le privazioni che provoca al nostro popolo, ha insistito.

Ha inoltre indicato che «questa aggressione di carattere sistemico si rafforza con l’uso del potere monopolistico della comunicazione, delle piattaforme digitali e dei media, nel tentativo di isolare e screditare Cuba e di provare a giustificare il crimine ingiustificabile che l’imperialismo commette contro il nostro popolo».

Su questo punto, ha affermato che «in pubblicazioni di organi di stampa cubani e internazionali sono stati dimostrati la connessione, il coordinamento e l’uso deliberato, da parte del Dipartimento di Stato, di mezzi di comunicazione statunitensi come parte di questa aggressione».

A ciò si aggiunge, ha detto, un’intensa offensiva diplomatica in quasi tutte le capitali del pianeta e in ambito multilaterale. «La missione permanente degli Stati Uniti a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, in altri organismi internazionali e le sue ambasciate in tutte le latitudini esercitano pressioni senza precedenti per cercare di impedire lo svolgimento della sessione del 7 luglio», ha denunciato.

Prove

Su questo tema, si è riferito a tre documenti statunitensi che oggi circolano clandestinamente e che costituiscono la base delle riunioni e delle pressioni esercitate contro diplomatici e funzionari di governo in diverse parti del mondo, ha assicurato.

1) «It’s time for change in Cuba» («È tempo di cambiamento a Cuba»). Il documento sostiene che Cuba sia una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti a causa del suo sostegno ad attori ostili, al terrorismo e all’instabilità regionale, e integra l’Ordine Esecutivo 14404.

2) Nella prima riga si legge: «The regime must reform. Don’t vote for his propaganda» («Il regime deve riformarsi, deve cambiare, non votate la sua propaganda»). Allo stesso modo, il testo si riferisce alla prossima votazione della risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul blocco contro Cuba, che ha sempre ricevuto il sostegno schiacciante della maggioranza degli Stati membri, «nonostante qualche tentativo di inquinarla, di danneggiare sul piano procedurale l’esame del tema o persino di esercitare, in particolare lo scorso anno, pressioni brutali per costringere alcuni Stati a modificare il proprio discorso».

3) «Totalmente calunnioso, dedicato a cercare di presentare Cuba come parte belligerante nella guerra in corso in Ucraina. Pieno di menzogne, senza una sola prova, senza un solo dato».

«Cuba è stata, è e sarà un Paese di pace»

Durante la conferenza, Rodríguez Parrilla ha respinto «con fermezza la minaccia militare della maggiore potenza militare e nucleare del pianeta contro una piccola isola, un Paese del Sud». Ha inoltre ribadito che «a Cuba non vi sono basi militari straniere e che il Segretario di Stato mente deliberatamente quando afferma il contrario. L’unica base straniera che usurpa il territorio del nostro Paese è la base statunitense che occupa il territorio a Guantánamo. L’Avana è stata il luogo in cui è stata firmata la proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace. Cuba è stata, è e sarà un Paese di pace», ha sentenziato.

Ha inoltre insistito sul fatto che le autorità cubane hanno cooperato e continueranno a cooperare, nonostante l’ostilità degli Stati Uniti, con il governo di quel Paese nel campo del contrasto alla criminalità, del contrasto al narcotraffico, alla criminalità internazionale organizzata, alla tratta di persone e, in particolare, al terrorismo.

Tutto ciò, ha ribadito, nonostante Cuba sia oggi vittima di atti terroristici e dell’istigazione al terrorismo e alla violenza che vengono esercitati dal territorio degli Stati Uniti nella più assoluta impunità, con finanziamenti e con la partecipazione di terroristi reclutati e mobilitati; prove che sono state consegnate a quel governo e vengono costantemente aggiornate.

Ha ricordato inoltre il tentativo sventato di infiltrazione di un commando terroristico pesantemente armato nella zona di Corralillo. Ha ribadito anche che Cuba non partecipa alla guerra in Ucraina e che persegue penalmente il mercenariato, come stabilisce la Costituzione della Repubblica.

Di recente, il governo degli Stati Uniti ha cercato di impedire che un’agenzia internazionale del sistema delle Nazioni Unite, il Programma Alimentare Mondiale, approvasse aiuti alimentari umanitari per il popolo cubano. Nonostante ciò, il governo degli Stati Uniti è rimasto completamente isolato in una votazione democratica, ha ricordato.

Ha fatto riferimento, inoltre, al contrasto tra questi fatti e i presunti importi degli aiuti umanitari offerti da Washington alla nazione caraibica, che non si sono concretizzati nella loro totalità.

«Cuba è una nazione amante della pace e del dialogo. Crediamo nel multilateralismo e nel ruolo centrale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Persisteremo nel preservare l’America Latina e i Caraibi come Zona di Pace», ha sottolineato il ministro degli Esteri. «Per le cubane e i cubani è sacra la Patria libera, sovrana, degna e indipendente. Per questo ideale, varie generazioni di patrioti hanno pagato il prezzo supremo e sopportato ogni sacrificio. Ora non sarà diverso: di fronte a uno scenario di aggressione che non desideriamo e che speriamo non si verifichi mai, lotteremo fino alle estreme conseguenze».

Rispondendo a una domanda di Granma, il ministro degli Esteri ha argomentato che a Cuba «vi sono neonati che muoiono a causa degli effetti di questa politica estrema di strangolamento. Si sono deteriorate le prospettive di sopravvivenza dei bambini diagnosticati con cancro per la mancanza di dispositivi, tecnologie, attrezzature o persino cure adeguate che non sono alla nostra portata».

«Ma oggi a Cuba non vi è una crisi umanitaria secondo la definizione prevista dagli strumenti internazionali». In tal senso ha sottolineato che «i gravissimi danni umanitari provocati dall’assedio energetico e dall’intensificazione del blocco sono del tutto deliberati».

«In nessuna situazione umanitaria Cuba può costituire una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, né alla loro politica estera, né alla loro economia», ha dichiarato.

D’altra parte, ha sostenuto che «i colloqui tra i governi di Cuba e degli Stati Uniti non registrano progressi». Ha spiegato che la condotta della delegazione del governo statunitense è accompagnata da dichiarazioni aggressive contro Cuba, da minacce persino di aggressione militare, dall’applicazione di misure coercitive o di ulteriori atti di blocco, da dichiarazioni offensive contro l’unità del nostro popolo e contro l’indipendenza, oltre che dal persistente ma fallito tentativo di interferire negli affari interni dei cubani e condizionarli, dalla costante diffusione di informazioni tossiche sulle reti digitali e sui mezzi di comunicazione, e persino dall’uso politicamente motivato e talvolta complice di qualche organo di stampa statunitense per diffondere una narrazione ingannevole.

Nonostante tutto questo, Cuba continuerà a essere disponibile al dialogo e alla soluzione pacifica delle divergenze, sulla base del diritto internazionale, in condizioni di uguaglianza e rispetto, nell’interesse reciproco e a beneficio di entrambe le parti, senza ingerenze negli affari interni di Cuba, ha insistito.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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