Un sacco di riso testimonia il contributo globale dei “cereali della Cina”

Il dono di un sacco di riso ibrido guineano alla famiglia di Yuan Longping racconta il valore globale della tecnologia agricola cinese: sicurezza alimentare, cooperazione Sud-Sud, lotta alla povertà e sviluppo condiviso.

di Global Times – 28 giugno 2026

Di recente, il primo ministro guineano Amadou Oury Bah, giunto in Cina per partecipare al Summer Davos 2026, ha condiviso una storia commovente. Nell’aprile di quest’anno, durante una visita a uno stabilimento di trasformazione agricola a Koba, in Guinea, gli è stato consegnato un sacco di riso ibrido prodotto localmente. Questa tecnologia di coltivazione del riso, facile da diffondere e ad alta resa, è stata sviluppata sotto la guida del compianto accademico Yuan Longping. In segno di gratitudine per la tecnologia agricola cinese che ha portato benefici al popolo della Guinea, il primo ministro guineano ha incaricato espressamente qualcuno di consegnare questo sacco di riso in Cina come dono per la moglie di Yuan.

Questo sacco di riso porta con sé gratitudine e rispetto. Non è un dono ordinario; rappresenta il sincero ringraziamento del popolo guineano per la tecnologia cinese del riso ibrido. Sebbene la Guinea disponga di condizioni favorevoli allo sviluppo agricolo, con terre fertili e abbondanti risorse idriche, il Paese dipende da lungo tempo dalle importazioni di riso. Dall’avvio del progetto pilota Cina-Guinea sul riso ibrido nel 2019, gli esperti cinesi non hanno portato soltanto sementi ad alta resa, ma hanno anche insegnato personalmente tecniche di supporto come la coltivazione delle piantine, il trapianto e la fertilizzazione. Oggi, presso la base dimostrativa, la resa massima per ettaro del riso ibrido ha raggiunto le 9 tonnellate, mentre i rendimenti economici della coltivazione sono generalmente più che raddoppiati. Questo sacco di riso incarna la speranza della popolazione locale di raggiungere l’autosufficienza alimentare.

Proprio mentre si dispiegava la storia dell’amicizia del riso tra Cina e Guinea, è emersa online un’osservazione assurda e falsa. Un influencer cinese con oltre 2 milioni di follower, sfruttando il pretesto della cosiddetta “protezione delle vecchie sementi” per attirare attenzione e traffico, ha stigmatizzato la “tecnologia ibrida a tre linee” e ha persino distorto il significato di “sterilità maschile”, arrivando ad affermare in modo assurdo che “mangiarlo ti renderà sterile come un mulo”. Questa dichiarazione irresponsabile, completamente priva di basi scientifiche, ha gravemente fuorviato il pubblico e prodotto un impatto molto negativo. Domenica, a seguito delle segnalazioni degli utenti, il relativo account è stato bannato in modo permanente.

La scienza non deve essere presa in ostaggio dal traffico online, e la tecnologia agricola non deve essere calunniata con malizia. Il riso ibrido è stato promosso in Cina e all’estero per decenni, portando benefici a centinaia di milioni di persone, e la sua sicurezza ed efficacia hanno superato la prova del tempo e dell’applicazione pratica. Negare la selezione genetica moderna è pseudoscienza; in superficie nasce dall’ignoranza e dalla sete di attenzione online, ma a un livello più profondo profana il duro lavoro di numerosi ricercatori scientifici e tecnici agricoli di base, erodendo così il fondamento sociale della sicurezza alimentare nazionale.

Il riso ibrido è una garanzia cruciale per la sicurezza alimentare della Cina. Studiosi occidentali si sono chiesti in passato: “Chi nutrirà la Cina?”. Tuttavia, la Cina ha dato una risposta clamorosa, nutrendo quasi un quinto della popolazione mondiale con meno del 9% delle terre arabili del pianeta. Il riso ibrido è il potente sostegno dietro questo miracolo. È grazie alla perseveranza e alla dedizione, nel corso di molti anni, di generazioni di ricercatori agricoli che il popolo cinese ha potuto tenere saldamente la propria ciotola di riso nelle proprie mani, fornendo la base più solida di fiducia per mantenere compostezza strategica nel mezzo dei cambiamenti globali in corso. Oggi, la produzione cerealicola totale della Cina è rimasta stabile sopra i 700 miliardi di chilogrammi per due anni consecutivi, superando di gran lunga la soglia di sicurezza riconosciuta a livello internazionale di 400 chilogrammi pro capite. La capacità cinese di autosufficienza alimentare su larga scala e sostenibile è cruciale per la sicurezza alimentare globale e per la stabilizzazione dei livelli di inflazione nel mondo.

La Cina non ha soltanto garantito il proprio approvvigionamento alimentare, ma ha anche portato la propria ciotola di riso sulla tavola del mondo. Le informazioni disponibili mostrano che il riso ibrido cinese è stato introdotto in quasi 70 Paesi di cinque continenti, con superfici coltivate all’estero che si avvicinano agli 8 milioni di ettari.

Già nel 1980, la tecnologia di coltivazione del riso ibrido fu trasferita agli Stati Uniti come tecnologia agricola brevettata cinese. Negli ultimi anni, il riso ibrido cinese ha resistito alle alte temperature del Pakistan, ha permesso al Ciad, da tempo in deficit alimentare, di iniziare a discutere la possibilità di esportare cereali per generare reddito, ed è persino comparso sulla moneta del Madagascar. La Cina non risolve soltanto i propri problemi; condivide soluzioni con il mondo, trasformando la storia di un singolo seme in un coro di destino condiviso per l’umanità. Questo sacco di riso testimonia come la modernizzazione agricola cinese si estenda oltre i suoi confini e porti benefici al mondo.

I popoli dell’Africa conoscono bene i morsi della fame, e per questo apprezzano il riso cinese con profonda gratitudine. Eppure, ecco un influencer cinese con milioni di follower che, mentre gode dei benefici di una vita al riparo dalla fame, pronuncia parole irrispettose sui ricercatori che hanno dedicato l’intera esistenza al lavoro nei campi. Il contrasto tra queste due storie è profondamente significativo.

Questo sacco di riso non è pesante, pesa solo pochi chilogrammi, eppure è anche profondamente pesante, abbastanza da portare con sé l’eredità inestimabile lasciata da uno scienziato cinese al mondo intero. Quel video è “leggero”, dura appena pochi minuti, eppure è anche estremamente “pesante”, abbastanza da tradire lo spirito scientifico di una nazione e il suo senso di gratitudine. La distanza tra il consegnare riso da migliaia di chilometri di distanza e il formulare affermazioni avventate e infondate non è soltanto un divario di comprensione scientifica; riflette anche se si possieda o meno un senso di rispetto verso il cibo, verso la vita e verso la strategia nazionale.

“Il popolo cinese deve tenere saldamente nelle proprie mani la propria ciotola di riso, con cereali prodotti principalmente da sé”. Questa importante affermazione è al tempo stesso una guida strategica radicata nelle condizioni nazionali e un principio di sviluppo che deve essere interiorizzato e messo in pratica. Oggi, i “cereali della Cina” non riempiono soltanto le ciotole del popolo cinese, ma anche quelle di molti altri Paesi, contribuendo alla riduzione della povertà globale e alla realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030 delle Nazioni Unite.

Oggi, in una società moderatamente prospera sotto ogni aspetto, dobbiamo rafforzare costantemente la consapevolezza della linea di fondo riguardo alla sicurezza alimentare, assicurando che tenere saldamente la “ciotola di riso cinese” diventi una solida pietra angolare per il ringiovanimento nazionale e per lo sviluppo pacifico globale.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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