Miguel Díaz-Canel: “Il Congresso è il primo sostegno deciso dei lavoratori al processo di trasformazioni”

Nel discorso di chiusura del XXII Congresso della Centrale dei Lavoratori di Cuba, Miguel Díaz-Canel ha rivendicato il sostegno del movimento operaio alle trasformazioni economiche e sociali, riaffermando la difesa del socialismo e della giustizia sociale.

di Wennys Díaz Ballaga e Susana Antón Rodríguez (Granma) – 27 giugno 2026

Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha aperto il suo discorso di chiusura congratulandosi con il popolo e con i lavoratori di Pinar del Río per avere ottenuto la sede dell’evento nazionale del 26 Luglio. Ha inoltre esteso il riconoscimento a Villa Clara e Matanzas, indicate come province che si sono distinte, e a Guantánamo e Sancti Spíritus per i risultati raggiunti.

Nel valutare lo svolgimento del XXII Congresso della Centrale dei Lavoratori di Cuba (CTC), ha assicurato che «lo spirito presente in questo Congresso moltiplica la nostra energia rivoluzionaria» e ha affermato che l’incontro «non avrebbe potuto essere più opportuno per il Paese». Ha ricordato che, sebbene l’evento si sia svolto con un numero minore di delegati e una durata ridotta a causa delle complesse condizioni economiche ed energetiche, «doveva tenersi», perché Cuba attraversa «uno dei momenti più gravi e difficili della sua storia».

Il mandatario ha spiegato che le trasformazioni economiche e sociali promosse dal Partito e dal Governo dovevano essere discusse dai lavoratori. In questo senso, ha sottolineato che la CTC partecipa attivamente alla discussione e all’approvazione di queste politiche, sostenendo che il Congresso ha costituito «il primo sostegno deciso dei nostri lavoratori» a tale processo di cambiamenti.

Díaz-Canel ha evocato una riflessione di Lázaro Peña per mettere in risalto la forza del movimento sindacale. «La nostra forza risiede in questa unità consapevole, che non ignora le difficoltà, ma si basa su di esse per superarle nell’azione quotidiana», ha citato.

Riferendosi all’impatto delle sanzioni degli Stati Uniti sull’economia cubana, ha segnalato che «l’atto di genocidio costituito dalla politica di massima asfissia del Governo degli Stati Uniti contro Cuba colpisce la vita quotidiana dei nostri lavoratori», tanto nell’ambito lavorativo quanto in quello familiare. Ha aggiunto che l’assedio finanziario ed energetico ha provocato una profonda crisi del Sistema Elettroenergetico Nazionale, con ripercussioni che vanno dai blackout alla paralisi delle industrie, fino all’interruzione o alla ricollocazione lavorativa di migliaia di lavoratori.

Di fronte a questo scenario, ha insistito sul fatto che «la risposta non può essere l’inerzia, ma la ricerca costante di alternative». Ha incitato a rafforzare l’innovazione come strumento per affrontare le difficoltà e ha affermato: «Come tante volte lungo sei decenni di blocco, innalziamo la bandiera dell’innovazione, un modo più che comprovato di resistere creativamente».

Il Presidente della Repubblica ha sottolineato che, di fronte alla cronica scarsità di pezzi, ricambi e forniture, i lavoratori cubani hanno dimostrato una straordinaria capacità di reinventarsi. «In tutte le aree produttive gli operai sono stati capaci di reinventarsi e di modificare tecnologie per continuare a produrre e continuare a illuminarci, anche con risorse proprie del Paese», ha affermato, riconoscendo lo sforzo dei collettivi di lavoro e delle industrie che sostengono la produzione nel pieno della crisi.

Ha insistito sul fatto che le circostanze attuali possono essere superate solo «con intelligenza, con responsabilità, con impegno e audacia», definendo come una sfida storica la continuità della costruzione socialista a Cuba nelle condizioni di un prolungato blocco economico, commerciale e finanziario, rafforzato — ha detto — da nuove misure coercitive, dall’inserimento del Paese nella lista degli Stati sponsor del terrorismo e da un severo assedio energetico.

In questo contesto, ha spiegato che le trasformazioni economiche e sociali promosse dal Partito e dal Governo mirano precisamente a rispondere a questa sfida e a preservare le conquiste della Rivoluzione. Ha segnalato che, dopo la loro approvazione, le misure sono state oggetto di un ampio monitoraggio degli orientamenti dell’opinione pubblica, dei criteri espressi dagli specialisti e persino della propaganda dei media finanziati dagli Stati Uniti.

«È chiaramente visibile la macchinazione dei nemici della Rivoluzione per attaccare questo processo, tentando di promuovere proposte di orientamento neoliberale ed esigendo cambiamenti nel modello politico cubano che non avranno mai spazio nel piano di trasformazioni economiche e sociali che abbiamo intrapreso», ha enfatizzato.

Rivolgendosi a quanti esprimono preoccupazioni legittime sul processo, il mandatario ha voluto chiarire che «si tratta di trasformazioni economico-sociali». Ha sottolineato: «Non permettiamo mai che, per la necessità di abbreviare le parole, si prescinda dal termine sociale, perché non si tratta soltanto di trasformare l’economia, ma di farlo in funzione dello sviluppo sociale e con giustizia sociale, che è l’essenza stessa della Rivoluzione».

A sostegno concettuale di questa idea, ha evocato un discorso pronunciato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz il 17 novembre 2005, quando affermò: «Una conclusione ho tratto dopo molti anni: tra i tanti errori che tutti abbiamo commesso, l’errore più importante era credere che qualcuno sapesse che cosa fosse il socialismo o che qualcuno sapesse come si costruisce il socialismo». Díaz-Canel ha ripreso questa riflessione per insistere sul fatto che la costruzione del socialismo esige un pensiero creativo, dialettico e lontano da formule rigide.

«Voglio ratificare qualcosa affinché sia ben chiaro ai nostri compatrioti, agli amici e persino ai nemici: non ci proponiamo, né mai rientrerà nei nostri piani, la restaurazione del capitalismo a Cuba», ha affermato. Ha aggiunto che mantenere la sanità, l’istruzione, lo sport, la scienza, la cultura e le altre conquiste sociali richiede la generazione di maggiori risorse materiali e finanziarie, obiettivo perseguito dalle trasformazioni in corso attraverso lo sviluppo delle forze produttive e una distribuzione della ricchezza con la maggiore giustizia sociale possibile.

Ha sostenuto che il processo «è complesso e urgente», per cui dovrà essere attuato «con agilità e con grande senso di responsabilità», preservando sempre la massima protezione sociale per la popolazione. Ha inoltre ricordato che le trasformazioni non sono improvvisate, ma sono il risultato di un processo di analisi accumulato per anni dalla direzione del Paese.

Il Presidente ha aggiunto che le trasformazioni economiche e sociali promosse dal Paese mirano a liberare le forze produttive per generare le ricchezze indispensabili a sostenere le conquiste della Rivoluzione con la maggiore giustizia sociale possibile.

Ha segnalato che lo sviluppo di settori come la sanità, l’istruzione, lo sport, la scienza e la cultura dipende dalla capacità del Paese di generare risorse materiali e finanziarie, in uno scenario segnato dall’inasprimento del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti.

In questo contesto, ha spiegato che le trasformazioni economiche e sociali costituiscono un processo complesso e urgente, la cui attuazione deve essere realizzata con responsabilità, agilità e preservando, al di sopra di tutto, la protezione sociale della popolazione.

Díaz-Canel ha sottolineato che le trasformazioni non rappresentano decisioni improvvisate né rispondono a pressioni esterne o a negoziati con altri governi, ma fanno parte del processo di aggiornamento del modello economico e sociale cubano avviato con le Linee guida della Politica Economica e Sociale approvate nel VI Congresso del Partito e successivamente aggiornate nei Congressi VII e VIII.

Ha ricordato che diverse delle azioni oggi in fase di esecuzione, tra cui il rafforzamento dell’autonomia dell’impresa statale socialista e dei municipi, la trasformazione delle relazioni tra economia e mercato e l’ampliamento dell’investimento straniero, erano già state discusse e annunciate in precedenza.

Il Presidente ha insistito sul fatto che ciascuna delle 176 trasformazioni dispone di responsabili definiti e sarà sottoposta a un processo permanente di monitoraggio e rendicontazione, accompagnato da un’informazione sistematica sui suoi progressi e sulle sue difficoltà.

Allo stesso modo, ha sottolineato che devono essere prioritarie tutte quelle decisioni che consentano di liberare immediatamente le forze produttive, concedendo un trattamento equo alle imprese statali e agli altri attori economici, in funzione del loro contributo allo sviluppo nazionale e alla generazione di ricchezza.

Tuttavia, ha ribadito che l’avanzamento delle trasformazioni dovrà essere accompagnato da meccanismi di protezione per evitare l’aumento delle disuguaglianze sociali, attraverso programmi rivolti alle famiglie, alle comunità e ai settori che potrebbero risultare più vulnerabili.

Díaz-Canel ha sottolineato che il successo del processo dipenderà anche dalla capacità di spiegarne gli obiettivi, ascoltare le opinioni della popolazione e costruire consenso attorno a ogni decisione.

«Al Paese serve dibattito, ma anche ascoltare tutti e costruire consenso», ha affermato.

A tale scopo, ha convocato a valorizzare le conoscenze scientifiche e tecniche disponibili, incluso l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di supporto alla gestione pubblica, sempre a partire da un impiego critico e responsabile.

Ha informato che sono già in fase di sviluppo modelli cubani di intelligenza artificiale che hanno contribuito, tra gli altri processi, all’analisi della corrispondenza tra le 176 trasformazioni e l’ordinamento giuridico nazionale, accelerando in modo significativo questo lavoro.

Il Presidente ha insistito anche sulla necessità di rafforzare i meccanismi di trasparenza e controllo popolare durante l’attuazione delle trasformazioni, specialmente nei processi legati alle gare d’appalto, all’acquisizione di beni e alla gestione degli attivi pubblici.

In questo senso, ha difeso la creazione di piattaforme pubbliche che consentano di conoscere quali beni siano disponibili, chi partecipi ai processi di contrattazione e secondo quali criteri vengano adottate le decisioni.

Nel corso del suo intervento, ha riconosciuto ugualmente l’ampio processo di consultazione popolare realizzato attorno al progetto del nuovo Codice del Lavoro, al quale hanno partecipato più di due milioni di lavoratori, le cui proposte hanno contribuito a perfezionare il testo.

Ha affermato che esso risponde alle trasformazioni che il Paese sta vivendo e rafforza la protezione dei lavoratori, sia del settore statale sia di quello non statale, incorporando nuove modalità di impiego, il telelavoro, l’assistenza ai lavoratori la cui attività è stata interrotta mediante brigate comunitarie e una maggiore partecipazione dei collettivi di lavoro alle decisioni relative ai salari, alla distribuzione degli utili e alla gestione imprenditoriale.

Infine, Díaz-Canel ha ratificato che il movimento operaio continuerà a svolgere un ruolo decisivo nella difesa della Rivoluzione, sostenuto da cinque pilastri fondamentali: la difesa nazionale, la produzione, la partecipazione e il controllo popolare, il lavoro comunitario e la continuità del progetto socialista cubano.

«Per Cuba, per il futuro del socialismo, continueremo a resistere, lavorare, creare e vincere», ha concluso.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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