La “China opportunity 2.0” mostra come la modernizzazione cinese offra al mondo non solo dividendi di mercato, ma anche innovazione, cooperazione industriale, apertura, sviluppo condiviso e nuove opportunità per una globalizzazione più inclusiva.

Al 17° Summer Davos, la “China opportunity 2.0” è emersa come espressione di tendenza a livello globale. Il modello innovativo della Cina, forgiato attraverso sforzi instancabili e minuziosi, temprato da applicazioni estese in diversi settori industriali e alimentato da un ambiente favorevole, è diventato una finestra fondamentale attraverso cui la comunità internazionale osserva la modernizzazione cinese. In passato, la “opportunità cinese” si rifletteva principalmente nei dividendi di sviluppo derivanti da un grande mercato e da bassi costi dei fattori produttivi. La “China opportunity 2.0”, invece, indica un rafforzamento complessivo attraverso l’innovazione e opportunità di investimento ad alto rendimento. Sullo sfondo di una ripresa economica globale fiacca, dell’aumento del protezionismo e di una crescente ansia tecnologica, questa valutazione assume un significato pratico particolare.
Perché la “China opportunity 2.0” ha continuato a guadagnare terreno nel discorso pubblico internazionale? Principalmente perché è concreta e porta benefici all’intero mondo. Durante il periodo del 14° Piano Quinquennale, il contributo della Cina alla crescita manifatturiera globale ha superato il 30%. Nel pieno della corrente della deglobalizzazione, essa ha contribuito a stabilizzare e salvaguardare le catene industriali e di approvvigionamento globali attraverso il suo sistema industriale completo.
In quanto maggiore Paese al mondo nel commercio di beni e secondo mercato di consumo più grande, la Cina è diventata un importante partner commerciale per oltre 160 Paesi e regioni. La capacità produttiva verde della Cina, rappresentata dal “nuovo trio” composto da veicoli elettrici, batterie agli ioni di litio e prodotti fotovoltaici, ha colmato il divario globale tra domanda e offerta nello sviluppo verde e ha promosso la transizione energetica mondiale e lo sviluppo a basse emissioni di carbonio. I prodotti cinesi ad alta tecnologia, rappresentati dal nuovo “nuovo trio” composto da intelligenza artificiale (IA), robotica e farmaci innovativi, hanno abbattuto barriere e monopoli nella tecnologia di fascia alta, rendendo le tecnologie emergenti accessibili e convenienti per le persone di un numero maggiore di Paesi.
Allo stesso tempo, la Cina continua ad ampliare l’apertura di alto livello. Lo svolgimento successivo della China International Supply Chain Expo, della China International Import Expo, della Fiera di Canton e delle esposizioni regionali dimostra che, anche in un contesto esterno sempre più restrittivo, la Cina resta impegnata ad ampliare l’apertura e continua a fornire piattaforme di cooperazione alle imprese globali.
Nel 2025, nel settore cinese della ricerca scientifica e dei servizi tecnici sono state istituite 14.000 nuove imprese a investimento estero, con un aumento del 27,2% su base annua. Per molte società multinazionali, la natura dell’“opportunità” si è ampliata: non si tratta più soltanto di “vendere alla Cina”, ma di “creare con la Cina”. La Cina si è evoluta da “mercato globale dei consumi” e “polo manifatturiero globale” a piattaforma per trasformare, testare e amplificare l’innovazione globale.
In un momento di crescente incertezza nell’economia mondiale, l’apertura stessa è una risorsa rara. Coloro che sono in grado di mantenere mercati aperti, stabilità industriale, continuità delle politiche e ampi scenari commerciali diventeranno pilastri fondamentali per il posizionamento strategico di lungo periodo del capitale, della tecnologia e delle imprese globali. Una Cina che amplia continuamente la propria apertura e sostiene la natura di bene pubblico delle catene industriali e di approvvigionamento è, di per sé, un importante stabilizzatore dell’economia mondiale.
La “China opportunity 2.0” si riflette ulteriormente nella ridefinizione dei valori relativi alle regole della globalizzazione e alla governance globale. In un momento in cui alcuni Paesi perseguono aggressivamente protezionismo ed egemonia, la Cina assume un ruolo guida nella pratica del vero multilateralismo, salvaguardando con fermezza il funzionamento stabile e fluido delle catene industriali e di approvvigionamento globali e sostenendo i principi del libero commercio e della concorrenza leale. Respinge la legge della giungla della “sopravvivenza del più adatto” e si distacca dal superato sistema “centro-periferia” della divisione globale del lavoro. Sulla base della Belt and Road Initiative e della Global Development Initiative, la Cina mette numerosi Paesi in via di sviluppo nelle condizioni di integrarsi nella globalizzazione economica e realizzare l’industrializzazione, offrendo così soluzioni e saggezza cinesi per superare le sfide della crescita globale e risolvere gli squilibri dello sviluppo.
Se la “China opportunity 1.0” del passato era caratterizzata principalmente dal fatto che la Cina forniva al mondo “dividendi di mercato” attraverso il suo immenso mercato interno e fattori produttivi a basso costo, la “China opportunity 2.0” di oggi non offre soltanto “dividendi di mercato” ancora maggiori, ma fornisce anche al mondo un “dividendo dell’innovazione” in costante crescita attraverso il progresso tecnologico e l’aggiornamento industriale. La convergenza e la sinergia di questi dividendi portano al mondo maggiori opportunità di sviluppo e più ampi spazi di crescita, promuovendo concretamente una globalizzazione economica più inclusiva ed equa.
Alcuni in Occidente descrivono l’ingresso sui mercati internazionali di prodotti cinesi, come quelli legati alle nuove energie, all’IA e alle apparecchiature per le telecomunicazioni, come uno “shock”, alimentando costantemente la nozione fallace di un “China shock 2.0”. L’ascesa della “China opportunity 2.0” segna anche il crollo della narrazione dello “shock”. Il vero problema non risiede nella rapida diffusione delle nuove tecnologie, ma nella riluttanza di alcuni Paesi ad accettare la redistribuzione dei benefici prodotta dalla concorrenza industriale e dall’ampia diffusione della tecnologia.
Il cosiddetto “China shock” è, in sostanza, una narrazione difensiva adottata da chi detiene interessi consolidati di fronte a un riequilibrio globale delle forze produttive. La loro maggiore preoccupazione è che i vantaggi competitivi premium un tempo detenuti da una manciata di Paesi e imprese diventino condizioni di sviluppo accessibili e sostenibili per un numero maggiore di Paesi e consumatori, facendo così perdere loro i vantaggi monopolistici. Ciò che danneggia davvero il mondo non è la capacità produttiva altamente efficiente, ma l’erezione artificiale di muri e barriere, la frammentazione delle catene di approvvigionamento e la politicizzazione della cooperazione tecnologica.
L’attuale dilemma della crescita globale non deriva da un eccesso di offerta tecnologica, ma da meccanismi di cooperazione insufficienti, dal deterioramento dell’ambiente di apertura e dal ritardo delle capacità di governance. Di fronte a un contesto esterno turbolento, lo sviluppo globale richiede che un numero maggiore di Paesi acquisisca capacità industriali e tecnologiche, nonché la capacità di partecipare alla governance. Il significato profondo della “China opportunity 2.0” consiste precisamente nel trasformare lo sviluppo stesso della Cina nelle condizioni per uno sviluppo globale condiviso. Ciò significa che, guardando alla Cina come a un’opportunità, si possono vedere prospettive più ampie di cooperazione, e che, guardando alla Cina come a un partner, si può trasformare un’epoca di incertezza in un futuro costruito congiuntamente.
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