Cuba: Díaz-Canel spiega le priorità delineate per superare le difficoltà del momento attuale

Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha rilasciato dichiarazioni al gruppo stampa della Presidenza della Repubblica. Ha parlato di come, all’interno dell’Isola, il pensiero e i consensi siano orientati a trovare il modo di andare avanti nonostante il feroce blocco imperiale.

Alina Perera Robbio (Granma) – 12 giugno 2026

«Nei tempi complessi non si può fare a meno della passione per lo sviluppo». È questo un concetto fidelista che racchiude la volontà di non lasciarsi sconfiggere e che il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha condiviso con il gruppo stampa della Presidenza della Repubblica.

Prendendo come punto di partenza una domanda riferita ai difficili momenti che il Paese sta vivendo e a ciò che potrebbe essere fatto dall’Isola per andare avanti, e perfino crescere, il Presidente ha condiviso riflessioni su varie misure delineate per superare la situazione attuale. In primo luogo, ha parlato dell’«aggressione multidimensionale come parte di una politica totalmente aggressiva del governo degli Stati Uniti verso Cuba, con un disprezzo totale, con un carattere interventista».

Il Capo di Stato ha affermato che questa politica «sta avendo un impatto che rende più complessa la vita quotidiana dei cubani». E ha sottolineato:

«In ogni dettaglio della vita delle cubane e dei cubani, in ogni dettaglio familiare, in ogni dettaglio della nostra economia, ci sono situazioni estremamente complesse, che solo un popolo eroico come il nostro può affrontare», e davanti alle quali «può sopravvivere e può avere la disposizione a superarle».

Il Presidente ha espresso che proprio di questo «dobbiamo parlare»: di come noi cubani «le supereremo»; di «come le stiamo superando». Ha quindi ribadito che «gli Stati Uniti non si perdonano il fatto che, a questo punto, con tutta la massima pressione che hanno esercitato, la Rivoluzione continui a esistere e il Paese continui a funzionare. E nemmeno loro stessi credono a quella storia di Stato fallito che tanto ripetono».

Il Presidente della Repubblica ha riflettuto sul fatto che uno Stato fallito non avrebbe potuto sopravvivere nemmeno per poche settimane a una situazione come quella attuale; e ha ricordato che, come «ci ha insegnato Fidel», nei tempi complessi non si può fare a meno della passione per la creatività, quella che, «insieme all’unità del nostro popolo e insieme alla volontà, può farci arrivare e farci superare tutte queste sfide». Il Presidente ha ricordato l’idea fidelista secondo cui «ogni opportunità in mezzo a una crisi deve essere sfruttata come un momento di decollo, come un momento di crescita. Allora, noi abbiamo stabilito un gruppo di priorità per affrontare tutta questa situazione».

La prima, ha detto, «è la preparazione alla difesa. E tutti voi conoscete l’intensità con cui si sta preparando ogni elemento del sistema difensivo territoriale; come si stanno sfruttando le giornate settimanali della Difesa e tutto ciò che si sta facendo nella puntualizzazione dei piani, nell’adattamento dei piani alle esperienze che abbiamo ottenuto; ma anche cercando tutto ciò che possiamo ottimizzare in materia di protezione della popolazione, di partecipazione della popolazione, in una strategia di Guerra di Tutto il Popolo».

L’economia e il sociale in primo piano

L’altra grande priorità, ha espresso il Presidente, «è il Programma Economico e Sociale per il 2026». Díaz-Canel ha ricordato che esso è stato portato al dibattito popolare alla fine dello scorso anno e che da quella riflessione collettiva «sono emerse molte proposte, soprattutto elementi di trasformazione del modello economico e sociale».

«Quel dibattito popolare ha ampliato, rafforzato, irrobustito le proiezioni contenute nel documento iniziale. E rispettando questa opinione del nostro popolo, in questi mesi si è lavorato intensamente con esperti, consultando criteri, persino criteri internazionali, utilizzando piattaforme di Intelligenza Artificiale», comparando, ha detto, l’esperienza dell’Isola con «le particolarità di Paesi come la Cina e il Vietnam, che sono anch’essi in processi di costruzione socialista e che, in un determinato momento, non così prolungato come il nostro, hanno subito blocchi».

Il Capo di Stato ha affermato: «Credo che vi sia una maturazione di una parte importante di quelle idee, di quelle proposte»; e ha dettagliato che ad esse «si stanno dando gli ultimi ritocchi per l’approvazione nell’Ufficio Politico, nell’Assemblea Nazionale; e per avviare immediatamente un processo di informazione, di spiegazione alla popolazione, perché la cosa più importante sarebbe che si comprendano queste trasformazioni che occorre realizzare, che siano condivise, difese, e che usciamo a implementarle con piena efficienza».

Si è lavorato, ha commentato il Presidente, su più di una ventina di temi «in materia di trasformazione».

Il primo di essi, ha precisato, «ha a che vedere con il sistema di direzione dell’economia. C’è tutto un gruppo di misure o di azioni proposte che permetteranno di risolvere vecchie contraddizioni che abbiamo tra il Piano, tra la pianificazione centrale e gli stimoli, gli incentivi». Díaz-Canel ha parlato dell’importanza di rompere gli ostacoli per stimolare la produzione nazionale, tanto «per offrire più beni e più servizi alla nostra popolazione», quanto per l’esportazione che renda possibili le entrate.

«Vale a dire che la prospettiva di tutto ciò che proponiamo è che, tra tutti, possiamo dare impulso produttivo al Paese, creare ricchezza e distribuire questa ricchezza con giustizia sociale». Il Presidente ha avvertito che, «se non abbiamo ricchezza, è molto difficile poter avanzare», soprattutto nei programmi sociali e nel cammino per «poter affrontare le disuguaglianze che si sono create, poter affrontare le vulnerabilità nelle persone, nelle famiglie o nelle comunità».

Nella stessa linea di pensiero ha espresso che vi è un gruppo di misure delineate per risolvere «la contraddizione che esiste tra centralizzazione e decentramento». E ha posto più di un interrogativo: «A cosa deve dedicarsi la pianificazione centrale del Paese? Che cosa deve promuovere? Che cosa deve seguire strategicamente?». Salvaguardando queste essenzialità, ha insistito sulla necessità di togliere ostacoli e di conferire facoltà «ad altri livelli, affinché essi esercitino un’attività propria che dia impulso anche alle potenzialità endogene esistenti in quei luoghi».

Il municipio e l’impresa statale, elementi chiave dell’ingranaggio-Paese

L’autonomia municipale e l’autonomia imprenditoriale sono state altre priorità di lavoro sulle quali ha riflettuto il Presidente cubano. Sulle facoltà che possono essere conferite ai municipi, ha fatto riferimento alla necessità di creare le condizioni affinché questi scenari abbiano «tutte le possibilità di decidere quali sono le loro imprese, quali sono i loro attori economici, quali sono le matrici di interrelazione di questi attori economici, come si concepiscono, come si costruiscono i sistemi produttivi locali, come si sfruttano le forze endogene».

Che il municipio, ha detto, abbia facoltà di importare, di esportare, e che non dipenda da piani centrali; che il municipio possa gestire entrate in valuta estera sulla base della possibilità di stimolare e gestire l’investimento diretto estero secondo interessi propri; che possa gestire investimenti o progetti con i cubani residenti all’estero, che possa approvare gli investimenti di cubani residenti a Cuba, che possa facilitare tutte le interconnessioni e tutte le associazioni tra tutti gli attori economici.

A proposito di questo spazio di grande importanza per la società, il Capo di Stato ha parlato della possibilità che esso possa «avere facoltà di esportare, di importare, a partire da ciò che lo stesso municipio genera, e che tutto ciò permetta allora al municipio di difendere il proprio sviluppo». Ha sottolineato che questa idea «non si contraddice affatto con le priorità nazionali; al contrario: le rafforza». E ha ragionato:

«Credo che il Paese sarà sempre più forte e avrà maggiori capacità di risposta nella stessa misura in cui anche i municipi saranno più forti». E nello stesso ordine di ragionamento ha fatto riferimento all’autonomia dell’Impresa Statale: «Che funzioni senza intermediari, che funzioni senza mani infilate nella sua gestione. E soprattutto con molta partecipazione dei lavoratori dell’Impresa, che sono proprietari, rappresentano lo Stato, rappresentano la proprietà sociale del popolo in queste imprese».

Secondo quanto è stato delineato, e così lo ha spiegato il Capo di Stato ai giornalisti, a partire dalla partecipazione dei lavoratori alla presa delle decisioni, «le imprese progetteranno le proprie dimensioni, progetteranno i propri sistemi salariali, avranno facoltà senza limiti, senza ostacoli, per utilizzare i propri utili nelle cose che riterranno opportune, nelle cose che approveranno».

«Collettivamente, avranno facoltà esportatrici e importatrici; avranno contratti che permetteranno loro di incassare in valuta estera e, oltre ai contributi che daranno al Paese, di conservare una parte di queste valute per riprodurre in modo ampliato le proprie produzioni e i propri servizi».

«Potranno realizzare associazioni economiche con qualsiasi tipo di attore economico; decideranno chi sono i loro clienti e chi sono i loro fornitori. Svilupperanno i propri piani: alcuni risponderanno a incarichi statali, ma altri piani dovranno facilitare produzioni, servizi, per l’esportazione e per la popolazione».

Il Presidente ha affermato che «le imprese avranno un campo di attività molto esteso; vale a dire, le imprese potranno produrre e fornire servizi in tutto ciò di cui saranno capaci, sfruttando tutte le proprie potenzialità senza alcun limite. Credo che questo metterà l’Impresa Statale in condizioni simili al resto degli attori economici, che è qualcosa che è stato molto richiesto».

Vi sono modi, ha spiegato il Presidente, in cui «l’Impresa Statale potrà partecipare direttamente al mercato cambiario. E, pertanto, il mercato cambiario sarà anche uno spazio in cui vi sarà una presenza dell’Impresa Statale».

Díaz-Canel Bermúdez ha commentato che vi sarà anche una ristrutturazione dell’apparato dello Stato, del Governo, dell’apparato imprenditoriale, del Partito, delle organizzazioni politiche e delle organizzazioni di massa in tutto il Paese: «Esiste già un Progetto di Legge che è stato reso pubblico sul sito dell’Assemblea Nazionale affinché la popolazione, prima che esso arrivi all’Assemblea Nazionale, esprima opinioni; ma vi è una riduzione importante non solo dei ministeri, bensì anche una riduzione importante degli incarichi».

Ciò favorirà, ha argomentato, «un risparmio di spese del Bilancio, che resteranno disponibili per sostenere programmi sociali o per sostenere la riforma salariale, verso la quale, nel minor tempo possibile, dobbiamo andare soprattutto nel settore finanziato dal bilancio pubblico, perché nel settore imprenditoriale non ci sono limiti; vale a dire, ogni impresa progetta il proprio sistema salariale e paga il proprio salario a partire dalle entrate che è capace di generare».

Il Presidente ha ribadito: «Credo che riusciremo allora a fare in modo di avere uno Stato, un Governo e organizzazioni con meno burocrazia, più dinamici, con maggiore capacità di adattamento alle esigenze proprie dei tempi attuali».

Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba ha posto enfasi su un altro concetto: «Che tutto ciò che facciamo dia un contributo all’attenzione verso le disuguaglianze sociali, all’attenzione verso le vulnerabilità».

Maggiori facoltà per il buon uso della terra

L’ampiezza delle facoltà, ha riflettuto il Capo di Stato, è molto orientata a stimolare e recuperare la produzione agricola, la produzione di alimenti. Ha fatto riferimento «alle facoltà che verranno concesse per l’uso della terra; per dare terra a coloro che possano davvero renderla produttiva; affinché vi sia il minor livello possibile di terre incolte; affinché vi siano i maggiori livelli di produttività; affinché il produttore abbia anche accesso ai mercati degli input, sia in valuta estera sia in moneta nazionale; affinché il produttore abbia anche accesso al mercato cambiario; affinché i produttori di qualsiasi settore — statale, cooperativo, privato, dell’investimento straniero, che potrà essere presente anche nella produzione di alimenti — possano interrelazionarsi, possano fare associazioni tra loro».

Il Capo di Stato ha fatto riferimento alla possibilità, tanto per l’Impresa Statale Socialista quanto per tutti i settori, «di aprire conti reali in valuta estera nelle banche». Allo stesso modo, ha condiviso l’idea che «tutte le pratiche di creazione delle imprese, tutte le pratiche per il potenziamento delle produzioni agro-zootecniche siano il più leggere possibile e abbiano il minor ritardo possibile e la minore quantità di scartoffie e di burocrazia possibile; e che si possa sviluppare tutto un gruppo di modalità di affari tra diversi attori che permettano, in poco tempo, di arrivare alla sovranità alimentare, di essere autosufficienti nella produzione di alimenti».

Un commercio estero più dinamico

Il Presidente ha commentato «un gruppo di misure orientate al commercio estero, alle esportazioni, alle catene del valore e alla logistica», tutte volte a fare in modo che questo ambito della trama nazionale sia sempre «più dinamico». In tal senso, ha parlato del fatto che «non sia obbligatorio esportare e importare, per qualsiasi attore economico, attraverso intermediari»; e ha aggiunto: «Beneficeranno dei dazi di importazione coloro che importeranno input o materie prime per processi produttivi e di servizi a Cuba, più di coloro che importeranno prodotti finiti che possono essere realizzati nel Paese».

Nell’enumerazione delle premesse per la dinamizzazione, il Presidente ha sottolineato «che si possano rispettare i depositi in conti reali. Si sta persino valutando la possibilità che vi sia un gruppo di entità che realizzano commercio estero e che possano avere conti in altri Paesi».

Per quanto riguarda le forme di gestione non statale, Díaz-Canel ha affermato che «saranno limitate le attività proibite», con l’obiettivo che l’oggetto di ciascuna «sia il più ampio possibile» e ciò permetta «di sviluppare la maggiore quantità di attività, tutto con regole chiare e nella legalità». Allo stesso modo, ha detto, saranno «più ampie le possibilità di partecipazione azionaria».

Attualmente, ha affermato il Presidente, si sta conducendo intenzionalmente un processo per approvare, nel minor tempo possibile, Mipymes, ossia micro, piccole e medie imprese, tanto statali quanto non statali, che avevano presentato i loro progetti, i loro oggetti sociali, e non erano state approvate: «E tutte queste facoltà andranno anche verso i municipi; pertanto, il processo sarà più semplice».

Il Presidente ha fatto riferimento all’importanza di «snellire e incentivare le relazioni di associazione economica speciale che abbiamo già approvato tra le forme statali e le forme non statali, cosa che è già stata approvata e tuttavia non è stata sfruttata nelle sue potenzialità».

«Vi è anche un gruppo di disposizioni per incentivare l’investimento diretto estero. Ha a che vedere con i diritti di superficie, con la rimozione di ostacoli; ha a che vedere anche con l’uso dei conti bancari, con i tempi di approvazione dell’investimento diretto estero, con il modo agile in cui devono essere date le risposte».

«E dentro tutto questo investimento diretto estero sono state trattate anche due forme particolari di investimento da parte di cubani: quella dei cubani residenti all’estero e quella dei cubani a Cuba; e che, a parità di condizioni, possano partecipare come attori economici insieme all’investimento diretto estero, insieme alle imprese statali, insieme alle forme non statali e alle forme cooperative nella trama economica e produttiva del Paese».

Il Presidente cubano ha chiesto di guardare a tali trasformazioni «con un quadro stabile, legale, che garantisca sicurezza per gli affari nel tempo; che sia rispettoso, che sia sicuro e che soprattutto incentivi e stimoli la partecipazione di questi attori».

L’energia di cui Cuba ha bisogno, la proiezione sociale e altri obiettivi

Un’altra delle priorità che sono state trattate e incentivate ha a che vedere, secondo quanto spiegato dal Presidente, con l’uso, in tutti gli ambiti, delle fonti rinnovabili di energia, con il modo in cui siamo «sempre meno dipendenti dalla generazione elettrica mediante l’uso di combustibili fossili — e soprattutto mediante l’uso di combustibili fossili importati — tenendo conto di tutto l’impatto che ha questo criminale blocco energetico sul nostro Paese, dove negli ultimi cinque mesi è entrata una sola nave petroliera».

Sul tema dell’energia, ha detto, «stiamo scommettendo sull’incremento della mobilità elettrica, tanto attraverso l’importazione di apparecchiature elettriche quanto attraverso l’assemblaggio e la fabbricazione, a Cuba, di diverse modalità di mezzi».

Affrontando un altro compito che riveste alta priorità per Cuba, Díaz-Canel ha dichiarato: «Avanzeremo gradualmente eliminando i sussidi ai prodotti, per implementare il sussidio alle persone, con un’attenzione differenziata a coloro che ne hanno più bisogno». Ha parlato inoltre «di tenere conto della responsabilità sociale di tutti gli attori economici che sono presenti nella nostra mappa degli attori», negli ambiti municipale, provinciale e nazionale.

Il Capo di Stato ha dichiarato ai giornalisti che «vi sono proposte per quanto riguarda la politica fiscale», riferite a «una relazione diversa del bilancio con l’Impresa Statale, affinché non sia il bilancio a dover finanziare l’inefficienza di quella Impresa Statale».

In un altro momento delle sue riflessioni, Díaz-Canel Bermúdez ha detto: «Vi è anche una visione verso la politica monetaria e soprattutto verso un ridimensionamento e un funzionamento diverso, con la partecipazione di tutti gli attori al mercato cambiario. E qui arrivo, allora, alla necessità di rafforzare il nostro sistema finanziario e bancario».

Turismo, combustibile, commercio e capitale umano

Sull’attività turistica, duramente colpita dall’assedio imperiale, il Presidente ha fatto riferimento al valore di dirigersi verso «nuove modalità, con nuovi attori» che permettano lo sfruttamento di «tutta questa infrastruttura che abbiamo».

«Non possiamo pensare, in questo momento, soltanto alle grandi catene, quando molte di esse, a causa della pressione del governo degli Stati Uniti, si sono ritirate dal Paese». E nello stesso ordine di idee, il Capo di Stato ha fatto riferimento a come «gestiamo affari nell’ambito immobiliare e nel turismo, con nuove modalità e con altri attori che non sono quelli tradizionalmente presenti in questi spazi».

Inoltre, «toglieremo per quanto possibile», ha detto il Presidente, «le limitazioni esistenti per l’importazione di veicoli. Dando sempre priorità, in materia tariffaria e di prezzi, all’importazione di veicoli elettrici, di veicoli elettrici che si carichino con energia solare».

In relazione al commercio interno, Díaz-Canel Bermúdez ha fatto riferimento al valore di «sfruttare tutta quella rete che abbiamo di infrastrutture e locali; e che essa possa essere gestita in modo più efficiente, più rapido», affinché «il commercio interno diventi un incentivo per la produzione nazionale e promuova anche lo sviluppo».

«Si sta proponendo», ha osservato, «di stabilire nel Paese la fatturazione elettronica e che il Paese, nella misura delle sue possibilità, avanzi anche verso un maggiore uso delle piattaforme digitali per lo sviluppo del commercio interno».

«Ci sono azioni e misure orientate anche al capitale umano, soprattutto alla protezione di quel potenziale di forza lavoro qualificata giovane». In tal senso, il Presidente ha parlato di «come proteggerla dal punto di vista del salario, come proteggerla con incentivi, affinché questi giovani non debbano realizzare progetti fuori dal Paese e abbiano qui le condizioni e le possibilità per contribuire allo sviluppo del proprio Paese».

Cuba non si è fermata

Verso la fine delle sue dichiarazioni, il Capo di Stato ha parlato della necessità di «avere fiducia», perché «il Paese non è fermo. Il Paese sta affrontando con intelligenza tutta questa situazione. Non possiamo dire tutto così chiaramente perché il nemico è in agguato su tutto ciò che facciamo».

Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista ha sottolineato: «Credo che la nostra risposta debba essere quella dell’unità. Queste cose saranno discusse apertamente; e chiunque abbia un’idea migliore e una proposta migliore, la dica, e sarà sempre valutata».

Sulla resistenza eroica del popolo cubano, ha espresso: «Vogliono condannarci ogni giorno con una misura». Il Presidente ha denunciato una retorica che parla di un’escalation sempre più aggressiva da parte dell’impero; ha parlato della «guerra psicologica per intimidirci, perché abbiamo paura, perché capitoliamo». Ma ha anche tenuto conto di un dettaglio decisivo in questi giorni storici: «Non si rendono conto che c’è un popolo disposto, nella sua maggioranza, a non arrendersi e a non lasciarsi umiliare, e a non perdere ciò che è perfettibile».

Il Presidente cubano si è riferito a una perfezione che «dobbiamo raggiungere tra noi, con il nostro sforzo e con il nostro talento, non con l’ingerenza esterna che non vuole affatto ciò che la Rivoluzione ha sognato per il popolo di Cuba».

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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