La cultura non si arrende: il diritto di sciopero nei musei e il caso Volterra

Dal Decreto Colosseo alle vertenze di Volterra, Milano e Verona, il discorso ricostruisce le limitazioni al diritto di sciopero nei musei e denuncia precarietà, appalti, bassi salari e mancata applicazione del contratto Federculture nel settore culturale.

Discorso dei lavoratori e delle lavoratrici CUB dei musei di Volterra allo sciopero del 12 giugno

La “legge Franceschini” ha limitato la libertà di sciopero nei musei attraverso l’estensione della disciplina dei servizi pubblici essenziali ai luoghi della cultura.

Nel 2015, dopo la chiusura temporanea del Colosseo dovuta a un’assemblea sindacale dei lavoratori, il governo guidato da Matteo Renzi e il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini introdussero il cosiddetto “Decreto Colosseo” (D.L. 146/2015).
La norma inserì l’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura tra i servizi pubblici essenziali, assoggettandoli alle limitazioni già previste dalla legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Nel 2015 i lavoratori del Colosseo e degli altri siti archeologici di Roma non stavano scioperando per motivi politici o ideologici, ma per rivendicazioni sindacali e contrattuali molto concrete.

Le principali richieste erano:

  • pagamento degli straordinari arretrati, che secondo i sindacati non venivano corrisposti da mesi;
  • pagamento delle indennità di turno e del salario accessorio, comprese le aperture straordinarie, le festività, il 1° maggio e le aperture serali dei musei;
  • rinnovo del contratto nazionale, fermo dal 2009 nella parte economica;
  • maggior dialogo con l’amministrazione, contro decisioni considerate unilaterali e senza confronto sindacale.
    FP CGIL Funzione Pubblica
  • migliori condizioni di lavoro e sicurezza, con una riorganizzazione del lavoro che tenesse conto del benessere dei dipendenti.
    FP CGIL Funzione Pubblica
  • assunzioni e rafforzamento degli organici, per far fronte alla carenza di personale nei siti culturali.

“Noi lavoratori dei musei e dei siti archeologici non chiedevamo privilegi. Chiedevamo il pagamento di salari e straordinari già maturati, il rinnovo di un contratto bloccato da anni, più personale e condizioni di lavoro dignitose. Proprio mentre il governo celebrava il successo delle aperture straordinarie dei musei, molti dipendenti che rendevano possibile quel successo aspettavano ancora di essere retribuiti per il lavoro svolto.”

Infatti, una volta classificati come servizi pubblici essenziali, i musei sono stati sottoposti a obblighi di preavviso, procedure di comunicazione e garanzie di prestazioni minime durante le agitazioni. In pratica, scioperare è diventato più difficile e meno incisivo, poiché l’effetto della protesta deve essere contemperato con il mantenimento del servizio al pubblico.

Il diritto di sciopero, garantito dall’articolo 40 della Costituzione, dovrebbe essere limitato solo quando sono in gioco diritti fondamentali come la salute o la sicurezza. Equiparare l’accesso ai musei a tali servizi sarebbe quindi una scelta discutibile, che privilegia esigenze economiche e turistiche rispetto alle tutele dei lavoratori.

Il caso di Volterra

L’11 settembre 2023 noi lavoratori esternalizzati dei musei civici di Volterra abbiamo effettuato uno sciopero contro il nuovo bando di gara predisposto dal Comune per l’affidamento dei servizi museali. Secondo i sindacati, il capitolato prevedeva una riduzione significativa delle ore di lavoro necessarie per il servizio, con il rischio di tagli occupazionali e salariali.

Le principali nostre rivendicazioni erano:

  • salvaguardia di tutti i posti di lavoro;
  • mantenimento del monte ore esistente;
  • tutela dei salari;
  • riconoscimento della professionalità degli operatori museali, molti dei quali lavoravano da anni nei musei della città ed erano qualificati nell’accoglienza, nelle visite guidate e nei servizi culturali.

Secondo Filcams CGIL e Fisascat CISL, il nuovo appalto avrebbe comportato una riduzione superiore al 40% delle ore di servizio nel periodo invernale e circa il 15% in quello estivo. Nei musei volterrani risultavano impiegati circa 33 lavoratori.

Noi operatori decidemmo di scioperare nonostante le limitazioni introdotte dal cosiddetto Decreto Colosseo del 2015, che ha inserito musei e luoghi della cultura tra i servizi pubblici essenziali.

La mobilitazione proseguì nelle settimane successive:

il 29 settembre si tenne un consiglio comunale aperto dedicato alla vertenza;

il 30 settembre era previsto un nuovo sciopero;

la questione arrivò anche al Ministero della Cultura, che avviò un confronto con i sindacati sul mantenimento dei livelli occupazionali nei servizi museali, citando esplicitamente il caso di Volterra tra quelli più critici a livello nazionale.

Il nostro sciopero del 2023 dimostra che, anche dopo l’introduzione delle restrizioni previste per i servizi pubblici essenziali, i lavoratori continuano a utilizzare lo sciopero per difendere occupazione e salari.

Sempre nel 2023, dopo pochi mesi, uno degli scioperi più significativi nel settore museale italiano ha riguardato gli operatori dei musei civici di Milano, in particolare il Museo del Novecento.

Le lavoratrici e i lavoratori dei servizi di accoglienza, reception e sorveglianza hanno proclamato uno sciopero il 3 dicembre 2023 per denunciare salari molto bassi e condizioni di lavoro precarie. Durante la protesta alcuni dipendenti si sono persino incatenati nell’atrio del museo.

Le principali rivendicazioni:

  • stipendi considerati insufficienti, in molti casi compresi tra 700 e 900 euro mensili. Lo slogan della protesta era infatti: “Museo dei 900 euro al mese”;
  • applicazione del contratto Federculture, ritenuto più adeguato alle professionalità del settore culturale rispetto ai contratti Multiservizi o Vigilanza Privata utilizzati negli appalti;
  • migliore inquadramento professionale, poiché molti lavoratori svolgevano mansioni specialistiche pur essendo classificati a livelli retributivi bassi;
  • contrasto alla precarietà e alle esternalizzazioni, con la richiesta di maggiori tutele e di una progressiva reinternalizzazione dei servizi museali.

Sempre nel 2023 gli operatori museali dei musei civici di Verona hanno scioperato per ottenere un miglior contratto di lavoro. Dopo la mobilitazione e le trattative sindacali è stato raggiunto un accordo che prevedeva il passaggio a condizioni contrattuali più favorevoli e, successivamente, l’applicazione del contratto Federculture.

Queste proteste mostrano un aspetto importante del dibattito iniziato nel 2015: dopo l’inclusione dei musei tra i servizi pubblici essenziali, la loro capacità di esercitare pressioni efficaci attraverso lo sciopero è stata ridotta, mentre problemi come bassi salari, appalti e precarietà sono rimasti presenti in molte realtà del settore culturale.

Noi comunque NON CI ARRENDIAMO!!!

Ancora oggi noi operatori culturali di Volterra siamo al dialogo, ma disposti alla lotta per l’applicazione del giusto inquadramento contrattuale con FEDERCULTURE, perché possa essere ridata forza e dignità ad una categoria frastagliata e abusata.

Se ci pensiamo è incredibile che la stessa amministrazione che ha indicato nel bando di gara del 2023 il contratto FEDERCULTURE come quello da applicare per i lavoratori dei musei civici volterrani, non abbia poi di fatto vigilato sulla giusta applicazione e abbia quindi permesso alla ditta di turno di applicare un altro tipo di contratto.

Ad oggi, il bando mai ritirato dall’amministrazione comunale, ancora vigente, ha avuto purtroppo le devastanti conseguenze temute all’epoca dai sindacati: dalla riduzione delle ore per il personale stagionale e per parte del personale a tempo indeterminato per quanto riguarda il monte ore invernale, alla graduale scomparsa di servizi fondamentali per un museo come didattica, visite guidate e formazione.

La terribile “formula di gradimento” promulgata nel capitolato ai limiti del fascismo, sessismo e sicuramente ANTISINDACALE ancora grava sulle teste di noi lavoratori come un silenzioso e costante monito all’obbedienza incondizionata.

“…Il Comune si riserva di modificare a suo insindacabile giudizio gli orari di apertura al pubblico dei musei, le sedi e le postazioni di lavoro…”. Questa clausola vessatoria, come altre, danneggia la vita dei lavoratori.

Art. 6.4: “Il personale alle dipendenze dell’appaltatore dovrà essere di gradimento dell’amministrazione, che nell’interesse del servizio si riserva la facoltà INSINDACABILE (clausola antisindacale) di esigere con motivazione scritta in qualsiasi momento l’allontanamento e l’immediata sostituzione di quei dipendenti che ritenesse non adeguati…”.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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