Diplomatica cubana negli Stati Uniti afferma che le sanzioni di Trump sono un “pretesto” per un’azione militare

La principale diplomatica cubana a Washington denuncia le nuove sanzioni statunitensi e l’accusa contro Raúl Castro come parte di una strategia volta a presentare Cuba come minaccia e preparare il terreno a un’eventuale azione militare.

CubaDebate – 10 giugno 2026

Le recenti sanzioni degli Stati Uniti contro i dirigenti di Cuba e l’accusa contro l’ex presidente Raúl Castro sono un “pretesto” affinché il governo del presidente Donald Trump convinca il popolo statunitense a sostenere un intervento militare, ha dichiarato a The Associated Press la principale diplomatica cubana a Washington.

In un’intervista rilasciata martedì, l’ambasciatrice Lianys Torres Rivera ha ribadito le accuse contro il governo Trump, in linea con quanto sostenuto da altri funzionari cubani, tra cui il ministro degli Esteri e il presidente, e si è lamentata duramente del fatto che gli Stati Uniti stiano prendendo di mira i civili cubani con il loro embargo decennale e con un nuovo blocco delle forniture di combustibile all’isola.

«Le sanzioni contro i nostri dirigenti le vediamo come un pretesto per far pensare al popolo statunitense che siamo una minaccia», ha affermato presso l’ambasciata di Cuba a Washington. «Non siamo una minaccia per gli Stati Uniti e non vogliamo il confronto».

Torres Rivera, che detiene il titolo formale di incaricata d’affari, ha descritto la situazione come «una guerra senza bombe». Ha detto che i tentativi di cambiare il governo cubano mediante coercizione o forza incontreranno una resistenza accanita.

«Raúl è sacro», ha detto a proposito dell’accusa presentata il mese scorso da un gran giurì federale contro Castro. L’ex presidente, di 95 anni, deve affrontare accuse di associazione a delinquere e omicidio relative all’abbattimento, nel 1996, di due aerei civili disarmati operati da Hermanos al Rescate, un gruppo di esuli di Miami, mentre egli era ministro della Difesa di Cuba.

«Raúl è un simbolo sacro della Rivoluzione, e difenderemo Raúl, così come il Paese, fino alla fine», ha dichiarato Torres Rivera. «Se saremo attaccati, risponderemo, e siamo preparati per questo. Ma non lo vogliamo».

I suoi commenti riflettono una convinzione diffusa tra molti cubani e analisti di Cuba, secondo cui le accuse contro Castro e le sanzioni imposte ad altri dirigenti del governo socialista sono simili a quelle che il governo Trump sostenne fossero la ragione del suo intervento militare in Venezuela a gennaio, nel quale fu deposto l’allora presidente Nicolás Maduro.

Giovedì, lo stesso giorno in cui il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto sanzioni al presidente cubano Miguel Díaz-Canel, al figlio e al nipote di Castro e ad altri, Trump ha detto su Cuba: «Ce ne occuperemo non appena avremo finito» le operazioni militari in Iran.

Trump minaccia di intraprendere azioni militari a Cuba da quando ha rovesciato Maduro, e successivamente ha ordinato un blocco energetico che ha strangolato le forniture di combustibile all’isola. Ciò ha provocato gravi blackout, scarsità di alimenti e un collasso economico in tutto il Paese.

Torres Rivera ha detto che le misure del governo Trump per stringere ulteriormente la morsa sulla già vacillante economia cubana hanno prodotto una miseria incalcolabile per i cubani comuni, che lottano per sopravvivere con interruzioni dell’elettricità fino a 20 ore al giorno e con costi esorbitanti della benzina, del cherosene e di altri beni quotidiani, inclusi alimenti e medicinali.

«Quello che sta accadendo adesso è duro», ha lamentato. «È straziante».

Trump, il segretario di Stato Marco Rubio e altri funzionari del governo hanno ripetutamente negato che le difficoltà economiche di Cuba siano colpa degli Stati Uniti e hanno attribuito più volte la responsabilità alle politiche socialiste del governo cubano. Non hanno escluso un’azione militare contro l’isola, ma hanno detto di essere disposti a dare tempo alle autorità cubane per realizzare riforme.

Torres Rivera ha indicato che le recenti discussioni tra alti funzionari statunitensi e cubani all’Avana e in altri luoghi sono state «professionali e rispettose». Ha però sottolineato che Cuba non è disposta a cambiare, a meno che le riforme vengano realizzate dall’interno e non sotto coercizione.

Ex ambasciatrice cubana in Vietnam, un altro Paese socialista con cui Cuba intrattiene legami di lunga data, la funzionaria ha osservato che Washington e Hà Nội hanno costruito una relazione positiva negli ultimi quattro decenni, ma solo perché i vietnamiti hanno attuato le riforme al proprio ritmo. Lo stesso dovrebbe essere consentito all’Avana, ha affermato.

«Vogliamo assicurarci che gli unici cambiamenti al sistema li facciamo noi», ha ribadito.

Tuttavia, Rubio ha affermato che Cuba rappresenta una grave minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti a causa dei suoi legami di sicurezza e intelligence con Cina e Russia, e delle sue relazioni amichevoli con i nemici di Washington in America Latina.

«Davvero non credo che questo sistema sia capace di riformarsi, a meno che nuove persone prendano il controllo o venga imposta una nuova mentalità», ha dichiarato ai legislatori in un’audizione al Congresso la settimana scorsa.

Il Dipartimento di Stato non ha risposto, per il momento, a una richiesta di commento sulle dichiarazioni dell’ambasciatrice cubana.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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