Appalti, subappalti e cultura: il lavoro invisibile dietro la vetrina del pubblico

Dietro eventi culturali, servizi pubblici e manifestazioni istituzionali si nasconde spesso una filiera di appalti al ribasso, subappalti e precarietà. Lo sciopero del 12 giugno denuncia un sistema che impoverisce lavoro, welfare e diritti sociali.

In questi giorni ci siamo imbattuti nuovamente nel sistema degli appalti e delle filiere degli appalti, di gare bandite da Enti pubblici e aggiudicate con il 30 per cento del prezzo ribassato, con il ricorso sistematico al subappalto. È bene sapere che numerosi eventi nascondono una realtà non edificante con gare che affidano i servizi a ditte disposte ad abbassare i costi anche di un quarto rivalendosi sul costo del lavoro ridotto ai minimi termini. Se poi parliamo di eventi culturali, storici, di pubbliche manifestazioni dovremmo pensare ai lavoratori e alle lavoratrici in appalto e subappalto, spesso con partite iva farlocche. Le scintillanti carriere di tanti dirigenti pubblici e privati sono costruite sulla farsa degli appalti, sulle spalle di lavoratrici e lavoratori stretti tra salari iniqui e condizioni di precarietà e ricattabilità estreme. E sono questi i settori nei quali gli infortuni sul lavoro si presentano con maggiore frequenza. E oggi avere un rapporto di lavoro stabile a tempo indeterminato non salva il lavoratore da una paga oraria da fame, al di sotto del livello di povertà. L’internalizzazione delle attività è una sorte di tabù, il sistema di appalti e subappalti all’ombra del pubblico conviene ai governi di centro sinistra e di centro destra, è in questi contesti che si annida il lavoro povero e precario ma anche la convenienza dei processi di privatizzazione ed esternalizzazione.

Sono anni che assistiamo poi inerti davanti alle politiche di impoverimento del welfare, uno stato sociale fermo a decenni or sono e calibrato su famiglie monoreddito quando ormai due stipendi non bastano a salvarsi dalla miseria. Le croniche carenze del sistema educativo e di quello sanitario sono la prova eloquente che il nostro welfare non funziona, per farlo avrebbe bisogno di risorse ben maggiori di quelle attribuite dai vari governi succedutisi. E la tendenza generale è dividere in compartimenti stagni le questioni, è impossibile parlare di lavoro senza welfare e viceversa, basterebbe ricordare che senza servizi alla infanzia adeguati diventa impossibile per un familiare cercare una occupazione.

Manca quindi una visione di insieme come sono carenti gli strumenti di controllo sugli appalti e sui subappalti, ci si limita al rispetto dei capitolati di appalto evitando di guardare alle condizioni di vita e di lavoro materiali.

Da un anno è in corso un dibattito serrato tra associazioni, pezzi di sindacati di base, e no, attorno alle tematiche della cultura, siamo partiti dalla denuncia del volontariato nei musei e nelle mostre per sostituire personale specializzato e formato per approdare alla denuncia dei luoghi culturali come ambito privilegiato per ambientare pubblicità, sfilate di moda, matrimoni e altro ancora. La condizione di sfruttamento e quasi di invisibilità del personale culturale ci ha spinto a uno sciopero generale il giorno 12 Giugno.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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