La visita di Donald Trump in Cina offre l’occasione per riflettere sulla centralità del popolo nella concezione politica di Xi Jinping, sul ruolo del Partito Comunista Cinese e sulla concretezza della solidarietà internazionale di Pechino.

di Daniele Burgio, Giulio Chinappi, Massimo Leoni, Roberto Sidoli
Durante la recente visita in Cina del miliardario e presidente statunitense Donald Trump[1], il leader cinese Xi Jinping ha rivolto al suo interlocutore parole importanti e molto chiare nel corso della visita congiunta al Tempio del Cielo di Pechino.
Secondo quanto riportato dai media cinesi e ripreso anche da una parte della stampa occidentale, Xi Jinping ha richiamato un principio presente fin dall’antico pensiero politico cinese: «Il popolo è la base dello Stato e, con una base solida, lo Stato vive con tranquillità». Xi ha inoltre aggiunto che il Partito Comunista Cinese «ha ereditato e sviluppato questa concezione della centralità del popolo proprio dalla civiltà cinese», ottenendo in tal modo «il fermo sostegno e la convinta adesione del popolo»[2].
Con parole diffuse a un pubblico internazionale, Xi Jinping ha dunque ricordato a Trump e all’intero pianeta un punto politico essenziale: la centralità del popolo, non delle multinazionali, della finanza, degli Elon Musk e dei monopoli alla Palantir; il fatto che proprio il Partito Comunista Cinese ponga questa centralità al centro della propria concezione politico-sociale; e infine che, grazie a tale stella polare, il Partito Comunista Cinese abbia acquisito la fiducia della grande maggioranza del popolo cinese.
Eppure, una parte consistente della sinistra occidentale continua ancora oggi a sostenere che la Cina sia capitalista e che il Partito Comunista Cinese sia tale solo di nome, solo per finta.
Questa «sinistra» finge di non aver appreso nulla neppure dalle parole rivolte da Xi Jinping a Trump. Essa ignora, o finge di ignorare, anche quel «fatto testardo», per usare un’espressione leniniana, rappresentato dal recente Forum di Pechino sull’innovazione teorica, tenutosi nell’aprile 2026. In quella sede, Qu Qingshan, direttore dell’Istituto di Storia e Letteratura del Partito presso il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, ha sottolineato le «nuove frontiere» aperte dall’adattamento del marxismo al contesto cinese e alle esigenze dei tempi[3].
I dirigenti di tale «sinistra» occidentale fingono inoltre di non sapere che, l’8 aprile 2026, Xi Jinping ha affermato pubblicamente e con decisione che «essere parte del Partito e dell’esercito significa avere una fede salda nel marxismo ed essere leali al Partito». Si trattava di un intervento rivolto ai funzionari militari di alto rango, nel quale Xi ha collegato la disciplina politica, la lotta contro la corruzione e la fedeltà al marxismo alla natura stessa del Partito e delle forze armate popolari[4].
La sinistra anticinese ignora, o finge di ignorare, anche un altro elemento politico di grande rilievo. Nel ventesimo seminario teorico tra il Partito Comunista Cinese e il Partito Comunista del Vietnam, svoltosi nel novembre 2025, Xi Jinping ha sostenuto pubblicamente che entrambi i partiti «sostengono e sviluppano il marxismo» e «seguono con fermezza la via socialista», guidando i rispettivi Paesi nella costruzione del socialismo[5].
Questa lettura risulta ancora più debole se si considera che la Cina continua a fondare la propria traiettoria non sull’arbitrio del capitale privato, ma sulla direzione politica del Partito, sulla pianificazione strategica e sulla subordinazione dello sviluppo economico a obiettivi sociali di lungo periodo. Il XV Piano Quinquennale, relativo al periodo 2026-2030, conferma questa impostazione, ponendo al centro lo sviluppo di alta qualità, il benessere pubblico, la transizione verde, la sicurezza e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Non si tratta dunque di una crescita lasciata alle cieche leggi del mercato, ma di una modernizzazione guidata politicamente, nella quale lo sviluppo deve essere finalizzato al popolo e non al profitto privato[6] [6].
«Sono solo parole», potrebbe obiettare qualcuno.
Tuttavia, anche sul piano interno i fatti materiali smentiscono la tesi della Cina come semplice variante del capitalismo occidentale. Durante il XIV Piano Quinquennale, la Cina ha dichiarato di aver eliminato la povertà estrema e costruito una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti, raggiungendo nei tempi previsti alcuni dei principali obiettivi di sviluppo. Al tempo stesso, Xi Jinping ha posto la “prosperità comune” come requisito essenziale del socialismo, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze tra ricchi e poveri, tra regioni e tra settori, e di promuovere uno sviluppo più equilibrato. Sono processi che non possono essere liquidati con la formula superficiale del “capitalismo cinese”[7].
In seconda battuta, in politica, le parole, i concetti e le teorie sostenute pubblicamente e ripetutamente nel corso degli anni, senza soluzione di continuità, contano e pesano in modo sensibile. Quando un partito al potere, alla guida di un Paese di oltre un miliardo e quattrocento milioni di abitanti, continua a richiamarsi al marxismo, alla centralità del popolo, alla costruzione socialista e alla lotta contro la corruzione, non si tratta di semplici formule rituali. Si tratta di orientamenti politici, ideologici e strategici che vanno valutati nel loro rapporto con la pratica concreta.
Inoltre, non sono parole i fatti materiali che mostrano la direzione della politica estera cinese. Dal 2025 la Cina sostiene con grande rapidità lo sviluppo dell’energia solare a Cuba, attraverso programmi che comprendono la costruzione di parchi fotovoltaici e l’invio di attrezzature, finanziamenti e competenze tecniche. L’obiettivo dichiarato è aiutare l’isola caraibica a ridurre la propria vulnerabilità energetica in un contesto aggravato dal blocco e dalle pressioni statunitensi[8].
Nel solo 2026, Pechino ha donato a Cuba 5.000 sistemi fotovoltaici da 2 kW, destinati in parte ai centri vitali dei municipi e in parte alle abitazioni isolate, comprese quelle che non avevano mai avuto accesso all’elettricità. Si tratta di una misura dal valore sociale immediato, perché consente di proteggere servizi essenziali e migliorare le condizioni di vita delle comunità rurali e più remote[9].
Non sono parole neppure le 60.000 tonnellate di riso donate dalla Cina a Cuba all’inizio del 2026, insieme a una nuova tranche di aiuti economici d’emergenza approvata da Pechino per sostenere l’isola nelle sue necessità più urgenti[10].
Non solo. Agli inizi di maggio 2026, la Cina ha esteso il trattamento a dazio zero alle importazioni provenienti da tutti i 53 Paesi africani con cui intrattiene relazioni diplomatiche. La misura amplia precedenti esenzioni già applicate ai Paesi meno sviluppati del continente e punta a favorire l’accesso dei prodotti africani al mercato cinese, in controtendenza rispetto al protezionismo occidentale[11].
Questa politica non nasce nel vuoto, ma si inserisce in una strategia più ampia di cooperazione con il Sud globale. La Global Development Initiative promossa dalla Cina concentra infatti la propria azione su settori come riduzione della povertà, sicurezza alimentare, sanità, finanziamento dello sviluppo, transizione verde, industrializzazione, economia digitale e connettività. Anche in questo caso, la differenza con l’approccio occidentale è evidente: mentre Stati Uniti e Unione Europea utilizzano spesso aiuti, prestiti e accordi commerciali come strumenti di pressione politica, Pechino presenta la cooperazione allo sviluppo come un terreno di costruzione di infrastrutture, capacità produttive e sovranità economica per i Paesi del Sud globale[12].
L’elenco delle misure concrete adottate da Pechino potrebbe essere allungato facilmente. Ma già questi elementi bastano a mostrare l’inconsistenza della lettura secondo cui la Cina sarebbe semplicemente una potenza capitalista come le altre, guidata da un partito comunista solo nominale. La realtà è molto più complessa, e proprio per questo va analizzata senza schemi propagandistici, senza eurocentrismo e senza quella subordinazione ideologica che porta una parte della sinistra occidentale a ripetere, in forme apparentemente radicali, le stesse categorie dell’anticomunismo liberale.
La Cina contemporanea, con la sua complessità e le sue aporie, non va idealizzata in modo banale, ma neppure liquidata con formule pigre. Essa va compresa nel rapporto tra teoria e prassi, tra marxismo e civiltà cinese, tra costruzione socialista e sviluppo delle forze produttive, tra sovranità nazionale e cooperazione internazionale. Le parole pronunciate da Xi Jinping davanti a Trump al Tempio del Cielo non sono quindi un dettaglio cerimoniale, ma un segnale politico: nel confronto con l’imperialismo statunitense, Pechino rivendica apertamente la centralità del popolo, il ruolo del Partito Comunista Cinese e la continuità del marxismo come fondamento della propria traiettoria storica. Per i motivi brevemente esposti in questo articolo, dunque, riteniamo che la discussione sulla Cina non possa essere ridotta a uno schema binario e astratto. La questione decisiva non è misurare la Cina con i criteri di una sinistra occidentale spesso incapace di incidere sulla realtà, ma comprendere come, nel XXI secolo, un grande Paese socialista stia tentando di combinare direzione politica comunista, sviluppo delle forze produttive, sovranità nazionale, pianificazione strategica e cooperazione internazionale.
[1] World Politics Blog, “Che il 2026 sia un anno storico e di svolta che apra un nuovo capitolo nelle relazioni Cina-Stati Uniti”, 16 maggio 2026.
[2] China Radio International, “Xi Jinping e Donald Trump visitano il Tempio del Cielo”, 14 maggio 2026.
[3] People’s Daily Online/Xinhua, “Beijing forum highlights theoretical innovation, major practices of China’s governance in new era”, 24 aprile 2026.
[4] People’s Daily Online/Xinhua, “Xi stresses deepening political rectification at training session for military officials”, 9 aprile 2026.
[5] People’s Daily Online/Xinhua, “Xi sends congratulations to 20th theory seminar between CPC, CPV”, 13 novembre 2025.
[6] Xinhua, “China’s national legislature holds closing meeting of annual session”, in The State Council of the People’s Republic of China, 12 marzo 2026; Xinhua, “Xi urges seizing window of opportunity as China charts its new five-year plan”, in The State Council of the People’s Republic of China, 29 ottobre 2025.
[7] Xinhua, “Xi urges seizing window of opportunity as China charts its new five-year plan”, in The State Council of the People’s Republic of China, 29 ottobre 2025; Xinhua, “Xi Story: Celebrating Spring Festival with the people”, in The State Council of the People’s Republic of China, 17 febbraio 2026.
[8] Reuters, “Cuba opens first of 92 solar parks in bid to tame energy crisis”, 21 febbraio 2025; Reuters, “Cuba on track to install 50 solar parks this year, ministry says”, 20 marzo 2025.
[9] Granma, “Installation of 5,000 photovoltaic systems donated by China underway”, 2 marzo 2026.
[10] Presidencia de Cuba, “Aprueba Xi Jinping nueva ronda de ayuda de la República Popular China a Cuba”, 20 gennaio 2026.
[11] Giulio Chinappi, “Dazi zero all’Africa: la Cina apre il proprio mercato mentre l’Occidente resta prigioniero dei suoi riflessi neocoloniali”, in World Politics Blog, 11 maggio 2026.
[12] Ministry of Foreign Affairs of the People’s Republic of China, “China’s Three Global Initiatives”, 13 marzo 2025; Ministry of Foreign Affairs of the People’s Republic of China, “Progress Report on the Global Development Initiative”, giugno 2023.
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