Sei mesi dopo la guerra di sterminio su Gaza, il 7 aprile 2024, il prigioniero, lo scrittore e militante Walid Daqa, è stato martirizzato da gravi malattie che il carcere ha instillato nel suo corpo durante 38 anni di detenzione.

Oppressione quotidiana, attesa, prigionia con tutto ciò che significa controllo sul corpo, anima e immaginazione, la più grande istituzione che macina esseri umani e scioglie la coscienza e l’identità dell’uomo, ogni prigione sionista è la più grande forca costruita per il popolo palestinese, inoltre l’uccisione sistematica nelle prigioni non ha nemmeno bisogno di una legislazione o di una decisione da un tribunale, hanno provocato centinaia di martiri, feriti e giustiziati lentamente come uno strangolamento, con tortura, fame, malattie e isolamento.
Il giorno del prigioniero palestinese di quest’anno, ha visto la piccola Milad cercare suo padre nelle celle, nelle tombe e nella memoria, il corpo del martire Walid è ancora prigioniero nelle tombe numerate o in qualche freddo frigorifero carcerario. E’ imperativo che ci sia chi ci ricorda la sua voce mentre lottava con il carceriere in quell’inferno, gridando contro di noi: Liberare i martiri, liberare i martiri, invocare i morti sulla porta delle tombe, alle grate di ferro, rivendicare la libertà dei prigionieri.
Ad ogni prigioniero liberato Milad chiede di suo padre: “…rimpatriati, avete visto mio padre? O voi che venite dal Negev, Megidd, Sidi Timan, Ramla e Ofer, messaggeri degli effetti dei pestaggi e delle morti per fame, voi testimoni e sopravvissuti all’annientamento, posso mandare tramite voi, a mio padre una storia o un messaggio?…”.
Non permetterò loro di scrivere l’ultima riga, ha scritto Walid a Milad, mentre scomponeva le sbarre della prigione in quella cella. C c’erano tre testi lasciati dopo la sua dipartita: uno sull’anima che stava combattendo, uno sulla morte che non annulla la presenza e uno sulla libertà che non muore, la libertà che non conosce baratto, la libertà che è preziosa e la cui natura non conosce la contrattazione o la resa.
In aprile, ogni volta che le mandorle contrassegnano un nuovo compleanno di suo padre, la bambina è spaventata dall’ossessione dei figli estremisti e razzisti del ministro fascista Gavir, che vanno alla ricerca dei neonati dei prigionieri che possiedono la paternità ufficiale. Esponenti di uno stato fascista vendicativo e sanguinario, che ha dichiarato guerra ai prigionieri e ha demolito la casa di Walid Daqa, la scuola di Marwan Barghouti, che hanno costruito in prigione la più grande università di lotta palestinese.
Walid non è stato rilasciato deliberatamente, né vivo nè morto, perché smantellava gli insediamenti sionisti con una penna e una visione lungimirante, egli non voleva che Milad vivesse in campi e tra il filo spinato, con i suoi scritti ha liberato il futuro, è divenuto un prigioniero di libertà legittimo, lo ha fatto anche per Milad e ha piantato nel cemento un’idea che è diventata una rosa.
Stanno ancora rincorrendo Walid, con ricerche, raid, arresti, esecuzioni, perché sanno che egli è in ogni libro, pietra e canto, è lì in ogni prigione, tomba, mappa e linguaggio. Sanno che sotto ogni albero e pugno di terra palestinese, egli sta ancora resistendo alla morte con la sua scrittura, e che egli incontra la nascita ogni sera sulla riva della memoria di Haifa. Sanno che è alla testa della marcia dei martiri a Ramallah, che anche le tombe non sono poi così silenti, non sono più profonde della memoria, dell’esempio che è profondità storica ed epica.
Chiede ininterrottamente Milad per le strade, alle Nazioni Unite: “…mio padre l’ha ucciso, signore, il giudice del tribunale penale, non è in questo mondo o nell’aldilà, è ancora prigioniero corpo e anima. Perché, signore, la giustizia internazionale è assente? Lei, signore, è seduto pacificamente su quella poltrona, mentre un massacro si compie ogni giorno nelle prigioni, questa è la realtà di uno stato violento, che sopravvive con una feroce ostentazione di potere, con una legislazione razzista, con aspetti di sadismo e completa assenza di responsabilità penale per chi compie atti criminali verso i palestinesi, mio padre lì è morto e voi siete qui in una stanza delle Nazioni Unite che assomiglia a una prigione ma senza guardie…
Annotatelo, il mio nome è Milad, figlia di Walid Daqa, un uomo che è divenuto memoria storica dalle riparate lande occidentali, fino all’ultima goccia di sangue versato a Gaza. Sono la figlia di una profezia che farà cadere tutte le forche israeliane… grazie e anche a Walid Daqa. Annotatelo: Io sono Milad Daqa!”.
Walid Daqa è stato Il più «vecchio» prigioniero politico: 38 anni dietro le sbarre. È morto in un carcere israeliano il 7 aprile 2024 per un tumore al midollo osseo e l’assenza di cure adeguate in carcere. Per lui negli ultimi anni si erano spesi in tanti, dalla Croce Rossa all’israeliana Physicians for Human Rights e Amnesty International, ma senza esito. Ha trascorso quasi due terzi della sua esistenza in carcere; eppure, di vite ne ha avute tante. Palestinese cittadino israeliano originario di Baqa al-Gharbiyye, membro del Fronte Popolare, prigioniero politico, padre, intellettuale. In carcere ha scritto romanzi e saggi, diventando uno dei più noti intellettuali palestinesi.
Milad è nata nel 2020, la più piccola palestinese con un fascicolo aperto dai servizi segreti. Era stata frutto di un ‘contrabbando’: lo sperma di Daqa, che è stato trafugato fuori, una pratica a cui i prigionieri palestinesi di lungo periodo ricorrono da anni, come forma di Resistenza e atto per il futuro del popolo palestinese.
Fonte: nedalshabi.ps – 19/04/2026 – A cura di Enrico Vigna per SOSPalestina/CIVG
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