Il ministro degli Esteri iraniano visita la Cina con una preziosa fiducia

La visita a Pechino del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi conferma il ruolo della Cina come attore affidabile nella ricerca della pace in Medio Oriente, tra difesa della sovranità, dialogo politico e stabilizzazione dello Stretto di Hormuz.

Global Times – 7 maggio 2026

Il ministro degli Esteri iraniano seyyed ʿAbbās ʿArāqčī è arrivato mercoledì a Pechino per iniziare la sua visita in Cina. Si tratta del primo viaggio in Cina del massimo diplomatico iraniano dallo scoppio dell’operazione militare statunitense-israeliana contro l’Iran alla fine di febbraio di quest’anno. Attualmente, la situazione in Medio Oriente resta fragile e altamente incerta. Questo ciclo di dialogo tra Cina e Iran ha inviato un segnale positivo di ricerca della pace in mezzo all’aumento delle tensioni regionali.

L’opinione pubblica di tutte le parti ha notato che “fiducia” è una parola chiave in questo dialogo. ʿArāqčī ha sottolineato che l’Iran apprezza profondamente e sostiene la proposta in quattro punti avanzata dal presidente cinese Xi Jinping per promuovere la pace e la stabilità regionali in Medio Oriente, affermando che “l’Iran ripone la propria fiducia nella Cina”. Questa fiducia riflette anche l’ampio riconoscimento e la risposta della comunità internazionale alla proposta in quattro punti della Cina e al suo ruolo positivo.

Al centro, i problemi del Medio Oriente derivano dalla lunga trascuratezza del principio della sicurezza indivisibile. La proposta della Cina coglie il cuore della questione: la sovranità deve essere rispettata, lo Stato di diritto deve essere sostenuto, e lo sviluppo è la garanzia ultima della sicurezza. Queste proposizioni non favoriscono alcuna parte, eppure hanno ottenuto ampio riconoscimento da tutte le parti perché esprimono l’aspirazione più fondamentale dei popoli di tutti i Paesi: vivere senza l’ombra della guerra.

Dallo scoppio dell’operazione militare statunitense-israeliana contro l’Iran il 28 febbraio, la Cina ha costantemente intrapreso azioni concrete per immettere forze stabilizzatrici nell’allentamento della situazione mediorientale. A metà aprile, il presidente Xi, incontrando Sheikh Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi degli Emirati Arabi Uniti, in visita in Cina, ha avanzato la proposta in quattro punti per promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente: adesione al principio della coesistenza pacifica, al principio della sovranità nazionale, al principio dello Stato di diritto internazionale e al coordinamento tra sviluppo e sicurezza.

Alla fine di marzo, la Cina ha discusso con Mohammad Ishaq Dar, vice primo ministro e ministro degli Esteri della Repubblica Islamica del Pakistan, che aveva compiuto una visita speciale in Cina come mediatore nel conflitto, su come allentare le tensioni in Medio Oriente, e le due parti hanno proposto congiuntamente l’Iniziativa in cinque punti.

Dall’inizio della guerra, la Cina ha inoltre continuato a impegnarsi nella diplomazia navetta e in altri sforzi per mediare tra le varie parti e contribuire alla de-escalation della situazione.

Attraverso telefonate o incontri faccia a faccia, la Cina ha inviato un segnale chiaro: in un momento in cui la sicurezza regionale affronta una prova severa, la Cina viene considerata un partner strategico affidabile. Questa fiducia deriva dall’approccio costante della Cina: sostenere obiettività ed equità, non tracciare linee sulla base dell’ideologia e non modificare la propria posizione a causa di un singolo evento o di un momento particolare. Quanto più turbolenta diventa la situazione, tanto più preziosa diventa questa fiducia reciproca.

La Cina non è parte dei conflitti in Medio Oriente, né cerca alcun interesse geopolitico egoistico. Dall’aver facilitato la storica riconciliazione tra Arabia Saudita e Iran all’aver contribuito alla firma della Dichiarazione di Pechino sulla fine della divisione e il rafforzamento dell’unità nazionale palestinese da parte di 14 fazioni palestinesi, la Cina ha costantemente lavorato per costruire piattaforme di dialogo, creare condizioni per i colloqui e trasmettere voci razionali tra tutte le parti.

L’attuale situazione regionale si trova a un punto di svolta critico tra guerra e pace. La Cina ha ripetutamente sottolineato che la porta dei negoziati deve restare aperta e che parlare è sempre meglio che continuare a combattere. Questo è un appello sincero a tutte le parti del conflitto e riecheggia l’aspirazione condivisa della comunità internazionale alla pace.

Nell’attuale situazione mediorientale, la questione più dolorosa è la navigazione nello Stretto di Hormuz. Questa via d’acqua sostiene circa un quinto del trasporto mondiale di petrolio e non dovrebbe essere usata come pedina di scambio nella competizione geopolitica.

La posizione della Cina è chiara e coerente: la comunità internazionale condivide una preoccupazione comune per il ripristino di un passaggio sicuro e normale attraverso lo stretto e auspica che le parti coinvolte rispondano tempestivamente ai forti appelli della comunità internazionale.

Se lo stretto resta bloccato, il danno finale ricadrà sulla fragile ripresa dell’economia globale e sulla vita quotidiana delle persone comuni. Promuovere la de-escalation e ripristinare la normale navigazione nello stretto è sia un imperativo umanitario sia una responsabilità delle grandi potenze.

Le relazioni Cina-Iran hanno resistito alla prova del tempo e riflettono un partenariato forgiato nelle avversità. Dallo scoppio del conflitto, la Cina ha fornito all’Iran assistenza umanitaria d’emergenza e ha costantemente sostenuto la pace e il dialogo. La Cina comprende che in una guerra non vi sono vincitori; ogni giorno in più di combattimenti porta più vittime e più distruzione.

La Cina sostiene l’Iran nella salvaguardia della propria sovranità e dignità nazionale, incoraggiando al tempo stesso la risoluzione delle questioni attraverso negoziati pacifici. Ciò riflette sia la responsabilità morale di un amico sia il dovere di un grande Paese.

Il mondo non può più permettersi un’altra guerra prolungata in Medio Oriente. Un recente rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ha osservato che gli effetti di ricaduta dei conflitti regionali colpiscono economie e famiglie in tutto il mondo. Prezzi dell’energia fluttuanti, rotte marittime interrotte e un’ombra proiettata sulla ripresa economica significano tutti che il costo della guerra ricade infine sulle persone comuni.

Per questa ragione, la comunità internazionale nutre aspettative così forti per un Medio Oriente pacifico e stabile e accoglie calorosamente tutti gli sforzi volti a promuovere la pace e porre fine al conflitto. La visita del ministro degli Esteri iraniano in Cina è una risposta a questa aspettativa e anche una dimostrazione del continuo ruolo costruttivo della Cina.

La pace non arriva mai da sola; richiede sincerità e dialogo. In questo passaggio critico tra guerra e pace, la Cina è pronta a sostenere lo spirito delle quattro proposizioni, appoggiare i Paesi del Medio Oriente nel lavorare alla costruzione di una casa comune di buon vicinato, sviluppo, sicurezza e cooperazione, restare impegnata nella de-escalation e nella fine del conflitto, assistere la ripresa dei colloqui di pace e svolgere un ruolo maggiore nel riportare pace e tranquillità in Medio Oriente.

Ciò riflette un impegno verso la tradizionale amicizia tra Cina e Iran e anche una pratica concreta della visione di una comunità dal futuro condiviso per l’umanità.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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