La Guida della Rivoluzione Islamica, āyatollāh seyyed Mojtabā Khāmeneī, ribadisce il valore strategico del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz, definendo le capacità nucleari, missilistiche, scientifiche e industriali dell’Iran un patrimonio nazionale da difendere come i confini del Paese.

TEHERAN (Tasnim) – La Guida della Rivoluzione Islamica, l’āyatollāh seyyed Mojtabā Khāmeneī, ha sottolineato la determinazione della nazione iraniana a salvaguardare i risultati ottenuti dal Paese nei settori nucleare e missilistico come patrimonio nazionale.
“… novanta milioni di iraniani onorevoli, sia all’interno sia all’esterno del Paese, … considerano tutte le capacità identitarie, spirituali, umane, scientifiche, industriali e tecnologiche, dalle nanotecnologie e biotecnologie fino alle tecnologie nucleari e missilistiche, come patrimonio nazionale e le salvaguarderanno così come difendono i loro confini terrestri, marittimi e aerei”, ha dichiarato la Guida in un messaggio diffuso giovedì in occasione della Giornata Nazionale del Golfo Persico.
La Guida ha inoltre affermato che l’Iran garantirà la sicurezza del Golfo Persico ed eliminerà l’uso improprio di questa via d’acqua da parte dei nemici ostili.
Il messaggio dell’āyatollāh Khāmeneī è il seguente:
Nel Nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
Una delle benedizioni incomparabili di Dio Onnipotente per le nazioni musulmane della nostra regione, in particolare per il nobile popolo dell’Iran islamico, è il dono del “Golfo Persico”.
Una benedizione che va oltre un semplice specchio d’acqua, poiché ha plasmato una parte della nostra identità e della nostra civiltà. Oltre a collegare le nazioni, esso ha creato una rotta vitale e unica per l’economia globale attraverso lo Stretto di Hormuz e, da lì, verso il Mare di Oman.
Questo patrimonio strategico ha suscitato, nei secoli passati, l’avidità di molti demoni. Le ripetute invasioni da parte degli estranei europei e americani, insieme all’insicurezza, ai danni e alle numerose minacce imposte ai Paesi della regione, rappresentano soltanto una parte dei piani malevoli dell’arroganza globale contro gli abitanti del Golfo Persico, il cui esempio più recente è costituito dai recenti atti di aggressione del “Grande Satana”.
La nazione iraniana, che possiede la più ampia porzione della costa del Golfo Persico, ha compiuto i maggiori sacrifici per la propria indipendenza e nel confronto con gli aggressori stranieri: dall’espulsione dei portoghesi e dalla liberazione dello Stretto di Hormuz, che costituisce la base della denominazione del 10 Ordībehešt [1] come Giornata Nazionale del Golfo Persico, fino alla resistenza contro il colonialismo olandese e alle epopee di resistenza contro l’imperialismo britannico. La Rivoluzione Islamica, tuttavia, ha segnato un punto di svolta in queste lotte, tagliando le mani delle potenze arroganti dalla regione del Golfo Persico. Oggi, a due mesi dalla più grande aggressione militare compiuta dai prepotenti globali nella regione e dalla sconfitta umiliante degli Stati Uniti nei loro piani, si sta aprendo un nuovo capitolo per il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz.
Le nazioni della regione del Golfo Persico, da tempo abituate al silenzio e alla sottomissione dei governanti di fronte agli aggressori, negli ultimi sessanta giorni hanno assistito a notevoli manifestazioni di forza, vigilanza e coraggio da parte delle forze navali dell’esercito e dei Pasdaran, accanto all’onore e al coraggio del popolo e dei giovani dell’Iran meridionale nel respingere il dominio straniero.
Oggi, per grazia di Dio Onnipotente e grazie alla benedizione del sangue dei martiri oppressi della “terza guerra imposta”, in particolare della grande e lungimirante Guida della Rivoluzione Islamica, è divenuto evidente non solo all’opinione pubblica mondiale e alle nazioni della regione, ma perfino ai re e ai governanti, che la presenza delle forze americane e il loro radicamento nei territori del Golfo Persico costituiscono la principale fonte di insicurezza. Le fragili basi statunitensi non hanno neppure la capacità di garantire la propria sicurezza, figuriamoci quella dei loro alleati.
Per volontà di Dio, il futuro luminoso della regione del Golfo Persico sarà un futuro senza gli Stati Uniti, dedicato al progresso, al benessere e alla prosperità delle sue nazioni. Noi e i nostri vicini lungo il Golfo Persico e il Mare di Oman condividiamo un destino comune. Gli estranei che arrivano da migliaia di chilometri di distanza con intenzioni predatorie non hanno posto qui, se non nelle profondità delle sue acque. Questa catena di vittorie, ottenuta attraverso la grazia divina e nel quadro della strategia di un Iran forte e della politica della resistenza, annuncia l’emergere di un nuovo ordine regionale e globale.
Oggi, lo straordinario risveglio della nazione iraniana non è più limitato alle decine di milioni di persone dedite alla lotta contro il sionismo e l’America assetata di sangue. In prima linea nelle file unite della Ummah [2] islamica risvegliata si trovano novanta milioni di iraniani onorevoli, sia all’interno sia all’esterno del Paese, che considerano tutte le capacità identitarie, spirituali, umane, scientifiche, industriali e tecnologiche, dalle nanotecnologie e biotecnologie fino alle tecnologie nucleari e missilistiche, come patrimonio nazionale e le salvaguarderanno così come difendono i loro confini terrestri, marittimi e aerei.
La Repubblica Islamica dell’Iran, rendendo grazie in modo concreto per la benedizione della gestione dello Stretto di Hormuz, garantirà la sicurezza del Golfo Persico ed eliminerà l’uso improprio di questa via d’acqua da parte dei nemici ostili. I nuovi quadri giuridici e la gestione dello Stretto di Hormuz porteranno benessere e progresso a tutte le nazioni della regione, e i suoi benefici economici porteranno gioia ai popoli, a Dio piacendo, anche se i miscredenti vi si opporranno.
NOTE
[1] Il 10 Ordībehešt è una data del calendario solare iraniano, cioè il calendario ufficiale della Repubblica Islamica dell’Iran. Ordībehešt è il secondo mese dell’anno iraniano, dopo Farvardīn. Il 10 Ordībehešt corrisponde normalmente al 30 aprile del calendario gregoriano. Il riferimento è alla Giornata Nazionale del Golfo Persico, celebrata in Iran il 10 Ordībehešt, cioè il 30 aprile, in memoria della liberazione dello Stretto e dell’isola di Hormuz dal controllo portoghese nel 1622, durante l’epoca safavide, ndt.
[2] Ummah è un termine che significa “comunità” e, nel linguaggio islamico, indica la comunità dei credenti musulmani nel suo insieme, al di là dei confini nazionali, etnici o linguistici, ndt.
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