L’endorsement di Trump agita le acque nell’elezione a governatore in California

L’intervento di Donald Trump nella corsa per la successione a Gavin Newsom rimescola gli equilibri delle primarie californiane, ma il peso dell’elettorato democratico rende ancora improbabile una vittoria repubblicana nel Golden State.

“Sostengo un democratico… ci sono molti candidati eccellenti con esperienze straordinarie”. Con queste parole, il governatore in carica della California, Gavin Newsom, si è espresso sulle primarie nel Golden State per la carica che lui copre per la seconda e ultima volta. Si crede che Newsom sarà un probabile candidato per la presidenza alle elezioni del 2028. L’attuale inquilino della Casa Bianca, invece, si è espresso in maniera categorica sul suo candidato per l’elezione in California. Trump ha offerto il suo endorsement a Steve Hilton nella sua piattaforma Truth Social, asserendo che è “una gran brava persona, che ha visto questo grande Stato andare a rotoli”.

Ci sono 61 candidati alle primarie californiane per la carica di governatore. Fra la decina di candidati che hanno possibilità di arrivare all’elezione di novembre spicca un altro repubblicano, lo sceriffo della Riverside County, Chad Bianco, oltre a Hilton. Bianco avrebbe avuto più possibilità di ottenere l’endorsement di Trump, ma commise un “peccato” quando, nel mese di febbraio del 2025, cercò di calmare le acque sulla crisi dell’immigrazione, annunciando che il suo dipartimento non sarebbe stato coinvolto nelle retate. Per Bianco, l’immigrazione è un compito federale e le forze dell’ordine locali si devono occupare della sicurezza delle comunità locali. I dipartimenti di polizia locale tipicamente cercano di creare rapporti di cooperazione con le comunità in cui vi sono forti presenze di immigrati, per convincere questi individui ad avere fiducia nelle forze dell’ordine, riducendo l’ansia dell’ombra della deportazione. Bianco cercò di rifarsi e ingraziarsi Trump il mese scorso, quando riuscì a fare firmare a un giudice l’autorizzazione a confiscare 650 mila schede elettorali, sostenendo una possibile frode elettorale nel referendum sulle nuove mappe elettorali approvate dai californiani nel novembre dell’anno scorso. La questione della frode elettorale è un tema caro a Trump, che, come si sa, quando perde un’elezione, spesso grida alla frode elettorale. Va ricordato che, nell’elezione presidenziale del 2016, Trump accusò il governo della California di frode elettorale, asserendo che 3 milioni di cittadini non autorizzati avevano votato. Tutto falso, ma Trump cerca di creare la sua realtà.

Nonostante tutto, il presidente attuale ha deciso di offrire il suo endorsement a Hilton, il quale, a sua volta, ha messo in dubbio la sicurezza delle elezioni americane. Hilton, nato in Inghilterra e residente in USA dal 2012, ha lavorato nelle relazioni pubbliche per Google, Uber, Facebook e Netflix. Ha inoltre esperienza come opinionista alla Fox News, rete cara a Trump, da dove spesso sceglie collaboratori. Da ricordare che Tulsi Gabbard, Direttrice della National Intelligence, e Pete Hegseth, Ministro della Difesa, avevano lavorato alla Fox News. Trump favorisce individui con aspetti telegenici e fedelissimi a lui, invece di basarsi sulle capacità professionali. Hilton ha anche il “merito” di avere invocato l’importanza di un’indagine sull’elezione presidenziale del 2020, vinta da Joe Biden, ma che Trump ha sempre contestato.

Il sistema elettorale per l’elezione del governatore in California è anomalo, perché esiste solo una primaria aperta a candidati di tutti i partiti. I due candidati che ricevono più voti si sfideranno poi all’elezione a novembre. Si tratta, dunque, di una sorta di ballottaggio. Fino ad alcune settimane fa, si intravedeva che ci potesse essere una situazione in cui Hilton e Bianco sarebbero arrivati numero 1 e 2, cosa che avrebbe garantito un governatore repubblicano all’elezione di novembre. Dopo l’uscita di scena di Eric Swalwell, il numero uno dei candidati democratici, accusato di improprietà sessuali da cinque donne, le cose sono però cambiate. Adesso, secondo gli ultimi sondaggi, uno dei candidati democratici, Xavier Becerra, appare in una buona situazione per arrivare numero 1 a giugno. Becerra avrebbe il supporto del 23%, seguito da Hilton, 20%, e poi Bianco, 17%, Tom Steyer, 14%, e Katie Porter, 11%. Se questa situazione dovesse prevalere, si profila una sfida a novembre fra Becerra e Hilton. Il sistema della primaria aperta è in uso in California dal 2010 e, da allora, i candidati all’elezione sono sempre stati un repubblicano e un democratico. I candidati democratici hanno sempre prevalso, poiché le registrazioni ai partiti ci dicono che i democratici hanno quasi il doppio dei repubblicani, 44% vs. 25%. In mancanza di colpi di scena, dunque, si profila una vittoria democratica a novembre. L’endorsement di Trump è di grandissimo valore nelle primarie in Stati e distretti dominati dai repubblicani. Nel caso della California, dovrebbe avere poca influenza sull’esito finale della corsa a governatore.

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About Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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