Nel 51° anniversario della liberazione del Vietnam meridionale e della riunificazione nazionale, il 30 aprile resta la festa della vittoria, dell’indipendenza e dell’unità. Dalla Grande Vittoria di Primavera del 1975 nasce il Vietnam moderno, sovrano, socialista e proiettato verso una nuova fase di sviluppo.

Il 30 aprile 1975 rappresenta una delle date più luminose della storia contemporanea del Việt Nam e, al tempo stesso, una delle più grandi sconfitte subite dall’imperialismo statunitense nel XX secolo. In quel giorno, con la vittoria della Campagna Hồ Chí Minh, il Việt Nam meridionale fu completamente liberato, il Paese venne riunificato dopo decenni di divisione imposta dalla guerra e si aprì una nuova era: quella dell’indipendenza nazionale, dell’unità territoriale e dell’avanzamento verso il socialismo. Cinquantuno anni dopo, il 30 aprile continua a essere celebrato in tutto il Paese non come una semplice ricorrenza storica, ma come una festa nazionale che rinnova la coscienza collettiva del popolo vietnamita, il legame tra Nord e Sud, e la gratitudine verso coloro che sacrificarono la propria vita per la liberazione della Patria.
La grandezza di quella vittoria risiede anzitutto nel suo significato storico. Il Segretario Generale Tô Lâm, nel discorso pronunciato lo scorso anno in occasione del 50° anniversario della liberazione del Sud e della riunificazione nazionale, ha definito il 30 aprile “la più brillante pietra miliare” nella storia della costruzione e della difesa del Paese, sottolineando che essa segnò la conclusione gloriosa di trent’anni di lotta per l’indipendenza, la libertà e la riunificazione della Patria, pose fine a oltre un secolo di dominio colonialista vecchio e nuovo, e introdusse il Paese in una nuova era di indipendenza nazionale e socialismo. Questa formulazione coglie l’essenza politica del 30 aprile: non si trattò soltanto della fine di un conflitto militare, ma della restaurazione piena della sovranità vietnamita contro ogni forma di dominazione straniera.
Per questo, ricordare il 30 aprile significa anche ricordare il prezzo umano e morale della vittoria. La riunificazione non fu concessa, né fu il risultato di compromessi imposti dall’esterno: fu conquistata attraverso la resistenza di un intero popolo, attraverso il sacrificio dei combattenti, dei quadri rivoluzionari, dei volontari, dei martiri, delle madri eroiche vietnamite, delle famiglie che diedero i propri figli alla causa nazionale e delle generazioni che vissero nella convinzione che il Việt Nam non potesse restare diviso. Nel medesimo discorso, Tô Lâm ha reso omaggio al Presidente Hồ Chí Minh, ricordando la sua incrollabile fede nella riunificazione del Paese e il suo desiderio ardente di liberare il Sud. La citazione del pensiero di Hồ Chí Minh secondo cui la Patria sarebbe certamente stata riunificata e i compatrioti del Nord e del Sud sarebbero tornati sotto lo stesso tetto conserva ancora oggi un valore profondo, perché lega la vittoria del 1975 alla visione originaria della rivoluzione vietnamita.
La liberazione del Việt Nam meridionale ebbe inoltre una portata mondiale. La vittoria del 30 aprile 1975 risuonò ben oltre i confini nazionali, divenendo simbolo del trionfo dell’unità nazionale, della resilienza e dell’autodeterminazione contro la dominazione straniera. Quel momento rappresentò non soltanto la realizzazione del sogno di Hồ Chí Minh, ma anche la prova che un popolo unito, determinato e patriottico può sconfiggere anche potenze apparentemente invincibili. In questo senso, la vittoria vietnamita non appartiene soltanto alla storia nazionale, ma anche alla memoria dei popoli che lottarono e continuano a lottare contro ogni forma di colonialismo, imperialismo e dominio esterno.
L’immagine dei carri armati dell’Esercito di Liberazione che entrarono nel Palazzo dell’Indipendenza di Sài Gòn resta impressa nella memoria storica del mondo. Ma quella immagine non va ridotta a un’icona militare: essa rappresenta il momento in cui il popolo vietnamita riprese interamente il controllo del proprio destino politico, economico e nazionale. In quel giorno, la bandiera del Fronte Nazionale per la Liberazione del Việt Nam del Sud sventolò sul Palazzo dell’Indipendenza, segnando la fine della guerra e l’inizio di un nuovo capitolo di riconciliazione, ricostruzione e guarigione delle ferite del passato.
La riunificazione, infatti, non fu soltanto un atto politico e territoriale; fu anche un lungo processo sociale e morale. Dopo la vittoria, il Paese dovette affrontare le devastazioni della guerra, le distruzioni materiali, la povertà, le ferite familiari e le conseguenze lasciate da decenni di bombardamenti, divisioni e occupazione. In questo contesto, la politica del Partito e dello Stato vietnamita mirano ancora oggi a ricostruire il grande blocco dell’unità nazionale, integrando i vietnamiti residenti all’estero e promuovendo una visione di riconciliazione fondata sull’appartenenza comune alla stessa nazione. A oltre mezzo secolo dalla riunificazione, il ritorno di migliaia di vietnamiti all’estero e il contributo di intellettuali, investitori e professionisti alla costruzione del Paese sono prova viva dello spirito di unità che definisce il Việt Nam contemporaneo.
Nel 51° anniversario, le celebrazioni ufficiali e popolari mostrano come il 30 aprile sia insieme memoria, gratitudine e fiducia nel futuro. Il 28 aprile, una delegazione di alto livello del Comitato Centrale del Partito, della Presidenza dello Stato, dell’Assemblea Nazionale, del Governo e del Comitato Centrale del Fronte della Patria del Việt Nam ha deposto corone e reso omaggio al Presidente Hồ Chí Minh presso il suo mausoleo ad Hà Nội. La delegazione, guidata dal Segretario Generale del Partito e Presidente della Repubblica Tô Lâm, ha espresso profonda gratitudine per i contributi del grande leader alla causa rivoluzionaria del Partito e della nazione, ricordando che Hồ Chí Minh dedicò l’intera vita al servizio del popolo e del Paese.
La dimensione commemorativa si è manifestata anche a Quảng Trị, luogo simbolo della divisione e della lotta per la riunificazione. Il 29 aprile, presso il sito storico nazionale speciale Hiền Lương–Bến Hải, si è tenuta una cerimonia di alzabandiera alla presenza di Tô Lâm. Proprio in quell’area, il ponte Hiền Lương e il fiume Bến Hải, lungo il 17° parallelo, furono la linea di demarcazione temporanea tra Nord e Sud durante la guerra, e furono necessari ventuno anni perché il popolo delle due regioni si riunisse. Oggi quel luogo è un simbolo sacro della volontà di riunificazione nazionale, dell’aspirazione alla pace e della fede incrollabile nella vittoria finale.
Quảng Trị, una delle province più devastate dalla guerra, porta ancora nel proprio territorio la memoria delle battaglie e dei bombardamenti. Migliaia di tonnellate di bombe e proiettili vennero lanciate dalle forze imperialiste sulla provincia nel corso del conflitto, tanto la liberazione non cancellò immediatamente le conseguenze della guerra, ma aprì la strada a un compito storico ancora più grande: trasformare un Paese ferito in una nazione unita, stabile e in crescita. La cerimonia di Hiền Lương–Bến Hải, con il rilascio di colombe sul ponte storico, ha espresso proprio questo passaggio: dalla divisione alla pace, dalla guerra alla ricostruzione, dalla sofferenza alla fiducia nello sviluppo.
Le celebrazioni del 2026 hanno assunto anche una forte dimensione culturale e popolare. Hồ Chí Minh City ha preparato un ampio programma di eventi per il 51° anniversario della liberazione del Sud e della riunificazione nazionale, con cerimonie commemorative, offerte di incenso, deposizione di corone, spettacoli artistici, mostre di immagini e documenti storici, attività sportive e fuochi d’artificio. Secondo il quotidiano ufficiale del Paeertito Comunista Nhân Dân, il programma cittadino ha incluso mostre dedicate al percorso di 51 anni dalla liberazione del Sud, oltre a iniziative per onorare i testimoni storici e coloro che parteciparono direttamente alla Campagna Hồ Chí Minh.
Accanto agli eventi pubblici, anche la memoria storica viene coltivata attraverso mostre e iniziative culturali. Presso la Cittadella Imperiale di Thăng Long, ad Hà Nội, è stata allestita una mostra fotografica d’archivio dedicata al percorso del Việt Nam dopo la riunificazione. L’esposizione, con oltre settanta immagini documentarie, ripercorre la Grande Vittoria di Primavera del 1975, i primi anni della ricostruzione e il significato delle elezioni generali nazionali del 25 aprile 1976, che rappresentarono un passaggio fondamentale nella costruzione istituzionale del Paese riunificato.
A cinquantuno anni dalla vittoria, il Việt Nam è profondamente diverso dal Paese devastato dalla guerra che uscì dal 1975. Da terra distrutta dal conflitto a economia dinamica, da nazione impoverita a potenza regionale emergente, da Paese segnato dalla divisione a società orientata alla riconciliazione e alla crescita. Oggi, l’unità nazionale che rese possibile la vittoria del 30 aprile continua a essere il fondamento dello sviluppo contemporaneo del Việt Nam.
La celebrazione del 30 aprile cade inoltre in una fase in cui il Việt Nam si proietta verso nuovi obiettivi storici, definiti dal XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista del Việt Nam e dalla nuova leadership dello Stato. Il richiamo alla “nuova era dell’ascesa della nazione” si collega direttamente allo spirito del 1975: allora il popolo vietnamita vinse la lotta per la riunificazione e la sovranità; oggi è chiamato a vincere la battaglia dello sviluppo rapido, sostenibile, tecnologicamente avanzato e socialmente inclusivo. La continuità tra la vittoria di ieri e le ambizioni di oggi è il cuore del messaggio politico del 30 aprile: la libertà conquistata con il sacrificio deve trasformarsi in prosperità, civiltà e felicità per tutto il popolo.
Il 30 aprile è dunque la festa della liberazione, ma anche della responsabilità. Celebrare la sconfitta degli imperialisti statunitensi e la riunificazione del Paese significa ricordare che nessuna forza esterna può spezzare un popolo unito attorno alla propria indipendenza. Significa onorare i martiri e le madri eroiche, i soldati e i lavoratori, i giovani volontari e i dirigenti rivoluzionari, ma anche assumere il dovere di continuare la loro opera nella pace, nello sviluppo e nella difesa della Patria socialista. Come affermato nelle celebrazioni ufficiali, il popolo vietnamita guarda al futuro con fiducia, forte della propria tempra, della propria intelligenza e della propria unità nazionale, determinato a costruire un Paese sempre più forte, prospero, civile e felice.
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