Mes: da strumento eccezionale a volano per la spesa militare europea

Nato come strumento d’eccezione per affrontare crisi finanziarie, il Mes rischia oggi di essere riconvertito in leva del riarmo europeo, sostenendo la nascita di un complesso militare-industriale continentale al prezzo di nuovi vincoli tecnocratici, politici e democratici.

Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) potrebbe presto essere indirizzato a finanziare riarmo e guerra, lo sforzo economico rilevante per costruire il complesso industrial militare della Ue. E al Mes potrebbero partecipare anche paesi critici verso questo strumento, nato nel 2012 e pensato come intervento in caso di crisi economiche e finanziarie, strumento che limita la autonomia decisionale dei paesi obbligandoli a rispettare condizioni capestro.

Viste le crescenti difficoltà economiche, tuttavia, utilizzare le linee di credito del Mes per finanziare investimenti in materia di difesa potrebbe diventare la norma di un sistema che ricorreva, fino a poco tempo fa, all’indebitamento solo in casi di conclamate crisi fiscali o bancarie.

Il Mes dispone di una grande capacità di prestito, si parla di circa 500 miliardi di euro, da offrire a condizioni favorevoli per la difesa europea evitando, sul momento, di aumentare le spese belliche attraverso cospicui tagli al welfare o ricorrendo all’aumento dette tasse.

 Il Mes alla lunga grava sui bilanci nazionali e comunitari ma in tempi medio brevi potrebbe aiutare i bilanci pubblici accordando crediti per gli investimenti in campo tecnologico e militare. Siamo davanti a una offerta di linee di credito ai paesi comunitari perché partecipino alla costruzione della difesa europea senza generare conflitti interni con tagli alla spesa pubblica. E questo meccanismo di prestiti favorirebbe al contempo anche una certa cooperazione nella spesa per la sicurezza.

 Ma non mancano le criticità, ad esempio il Mes non è uno strumento di facile utilizzo, accentrerebbe le decisioni in poche mani e senza coinvolgere i parlamenti nazionali e quello europeo, una ipotesi tecnocratica che alla occorrenza potrebbe anche far comodo ma con indubbie ripercussioni negative sula stabilità politica e su quanto resta della democrazia europea.

 L’accesso al Mes è consentito agli stati membri della zona euro ma non a paesi legati all’area della moneta europea ma formalmente fuori dalla alleanza comunitaria. E qui subentrerebbero considerazioni varie specie rispetto alle pretese egemoniche della Ue e al bisogno di controllare processi decisionali in campo militare ed economico di alleati vicini. La assenza di un controllo diretto della Ue potrebbe poi alimentare progetti tra loro concorrenziali andando incontro a una situazione più volte criticata quella della frammentazione industriale e militare dei paesi europei.

Sorvoliamo sugli aspetti istituzionali e legati al diritto comunitario, la cautela del recente passato nell’utilizzo del Mes era legato anche al mantenimento di certi equilibri in campo finanziario, il ricorso al riarmo si porterà dietro cambiamenti tangibili anche nella architettura istituzionale, fatto sta che in nome del Riarmo tutto parrebbe ammesso al fine di accelerare la costruzione di un polo industrial militare europeo.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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