L’Italia dei disastri

L’economia globale e quella europea stanno alla finestra sperando che la guerra in Iran non continui per settimane, dal Golfo Persico dipendono le sorti di tanti paesi.

Rapida soluzione del conflitto o piuttosto il lungo protrarsi dello stesso? Intanto le prime conseguenze sono l’aumento dei prezzi dell’energia, l’aumento dei costi a carico delle aziende e delle famiglie, rincari generalizzati, stanno già facendo i conti dei danni che per l’Italia potrebbero arrivare a perdite economiche pari a un punto mezzo del Pil, ossia il doppio, e più, della crescita prevista.

Stando a notizie riportate dalla stampa nazionale, la somma dei danni sfiorerebbe i 200 miliardi, le valutazioni oscillano a seconda della durata del conflitto.

Proviamo allora a ribadire dei concetti elementari:

  • la stabilità economica europea dipende dalla normalità e continuità delle forniture di gas e petrolio, il blocco di Hormuz è lo scenario peggiore da ipotizzare;
  • l’impennata dei prezzi energetici genera la crescita della inflazione, affossa il potere di acquisto e provoca l’aumento generalizzato dei prezzi;
  • i settori più vulnerabili dell’economia saranno i primi a soccombere;
  • a cascata gli effetti si faranno sentire sul welfare;
  • se la guerra finisse da qui a metà aprile gli effetti sarebbero contenuti ma tali da comportare un decremento del Pil e la crescita dell’inflazione fino al 5%;
  • la bolletta energetica andrebbe alle stelle come del resto la inflazione, crescerebbero i costi dei biglietti aerei con ripercussioni negative sul turismo.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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