L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran rappresenta una violazione flagrante del diritto internazionale, un’aggressione premeditata e una minaccia esistenziale alla sovranità iraniana, cui Teheran rivendica di rispondere in legittima difesa.

Dr. Khodagholipor – Direttore generale dell’IPIS (Iran)
Traduzione in italiano di Giulio Chinappi
A. Il diritto internazionale sotto assedio
Nella mattina di sabato 28 febbraio 2026, in coincidenza con il decimo giorno del mese sacro di Ramadan, la settimana lavorativa è iniziata con il suono di molteplici esplosioni a Teheran e in alcune altre città dell’Iran, segnalando l’inizio di una nuova aggressione congiunta del regime israeliano e degli Stati Uniti d’America contro l’Iran; e ciò nonostante il fatto che, nelle settimane precedenti, l’Iran avesse negoziato con gli Stati Uniti con piena disponibilità e in buona fede e che, secondo quanto ammesso dal ministro degli Esteri dell’Oman, che aveva svolto un ruolo molto attivo di mediazione in tali negoziati, un accordo apparisse del tutto a portata di mano.
Questa è la seconda esperienza analoga vissuta dall’Iran, in appena otto mesi, di aggressione straniera nel pieno di negoziati molto seri e orientati al risultato. Ma ciò non è in alcun modo dipeso da ingenuità iraniana. L’Iran è entrato nei negoziati portando ancora il peso dell’amara esperienza di slealtà e tradimento del processo diplomatico da parte dell’altra parte; tuttavia, ancora una volta, le serie preoccupazioni di un certo numero di vicini, tra cui la Turchia, il Qatar e l’Oman, riguardo alle conseguenze di un conflitto militare nella regione, così come la loro insistenza e i loro continui sforzi, hanno convinto l’Iran a tornare al tavolo negoziale con gli Stati Uniti per dimostrare le proprie ragioni. Non è più un segreto per nessuno che l’Iran sia entrato nel dialogo con la massima flessibilità e con iniziative chiare, compiendo onestamente ogni sforzo per prevenire un’altra guerra.
Ma, come previsto, l’aggressione congiunta del regime israeliano e degli Stati Uniti d’America ha nuovamente colpito il tavolo dei negoziati e tutte le regole e le norme internazionali. Peggio ancora, secondo alti funzionari statunitensi, tale aggressione era stata pianificata e premeditata da molto tempo, il che significa che l’intero processo negoziale era, fin dall’inizio, un’operazione di inganno, non solo contro l’Iran, ma anche contro l’intera comunità internazionale e contro i governi coinvolti nel processo di mediazione. Ciò mostra chiaramente che l’affermazione americana secondo cui la parte iraniana non sarebbe stata seria nel processo negoziale non è altro che una tesi assurda e falsa, volta a ingannare i cittadini statunitensi e l’opinione pubblica mondiale. Inoltre, la pretesa del famigerato presidente statunitense secondo cui l’aggressione contro l’Iran sarebbe stata un’azione preventiva contro una presunta intenzione iraniana di attaccare l’America è stata anch’essa respinta dal Pentagono e dalle sue agenzie di intelligence.
Questa aggressione è iniziata con un attacco alla casa della Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, che ha causato il martirio di costui e di diversi suoi familiari, compresi bambini di appena un anno, ed è proseguita nello stesso giorno con diversi attacchi missilistici contro una scuola elementare nella città di Minab, nell’Iran meridionale, che hanno fatto 165 vittime tra bambine di non più di 11 anni; dimostrando ancora una volta l’estensione della brutalità, dell’illegalità e della politica e pratica del terrorismo del regime israeliano e degli Stati Uniti, in flagrante violazione dei principi, delle regole e delle norme fondamentali del diritto internazionale, comprese quelle relative all’inviolabilità dei capi di Stato e degli obiettivi civili.
Inoltre, il modello radicato di attacchi deliberati, estesi, sistematici e brutali del genocida regime israeliano, con la complicità del governo degli Stati Uniti, congiuntamente e separatamente, diretti contro edifici residenziali civili e infrastrutture, compresi ospedali, scuole, sedi della Mezzaluna Rossa, organi di informazione, riserve idriche ed energetiche e molto altro ancora, mostra la portata e l’ampiezza dei crimini efferati commessi da questi due soggetti.
Va da sé che tutto questo costituisce, sotto ogni aspetto, un’aggressione illegale e non provocata. Gli attuali atti di aggressione costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale e dello scopo stesso e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, che tutela la sovranità, l’integrità territoriale e il divieto della minaccia o dell’uso della forza in essa sanciti. Vale la pena ricordare che, in base al diritto internazionale, ogni Stato è altresì tenuto a non permettere che il proprio territorio venga utilizzato per atti che costituiscano gravi violazioni dei diritti di altri Stati, come il compimento o comunque il sostegno, in qualunque modo, ad atti di aggressione che violano il diritto alla sovranità e all’indipendenza politica.
La rinnovata aggressione del regime israeliano e degli Stati Uniti è un simbolo clamoroso dell’erosione dell’ordine globale, dell’incapacità delle istituzioni internazionali, dell’indebolimento del diritto internazionale e della sua sostituzione con la nuda coercizione, della crescente illegalità e del ritorno di un imperialismo totale, in cui la comunità internazionale e persino istituzioni e organizzazioni internazionali responsabili censurano i nomi degli aggressori; un errore gravissimo che comporterà costi molto maggiori per il mondo. La politica annunciata dagli Stati Uniti della pace attraverso la forza è stata violentemente applicata come egemonia attraverso la forza, e Israele, quale principale beneficiario di tale politica, è completamente assuefatto all’aggressione e alla brutalità senza pagarne alcun prezzo. Sulla base di questo modello, aggressioni di questo tipo possono ripetersi presto contro qualsiasi altro paese della regione, se la regione non si opporrà a questa oppressione.
B. La risposta dell’Iran
La Repubblica Islamica dell’Iran, quale una delle potenze tradizionali dell’Asia occidentale, non ha mai iniziato alcuna guerra e, per decenni, ha svolto il ruolo di attore responsabile e affidabile, senza esitazione nel compiere sacrifici per proteggere gli interessi della regione e fronteggiarne le minacce. I numerosi casi degli sforzi e dei sacrifici dell’Iran a favore della stabilità regionale, nel contrasto al terrorismo e all’estremismo, nel contrasto effettivo alla minaccia globale dell’ISIS, nel contrasto alla produzione e al traffico di droga, e altri casi analoghi, sono pienamente documentati e innegabili. Persino la ripetuta moderazione dell’Iran negli ultimi anni di fronte alle provocazioni e alle aggressioni dei nemici, con l’obiettivo di preservare la stabilità e prevenire conflitti militari, è stata il risultato di questo ruolo e di questa postura responsabili.
Purtroppo, il protrarsi di questo approccio responsabile e di questa costante moderazione ha indotto alcuni attori regionali e transregionali a percepirlo erroneamente, fraintendendo tale comportamento come segno di debolezza e incapacità dell’Iran di rispondere. La percezione secondo cui la risposta dell’Iran a qualsiasi complotto, assassinio o aggressione sarebbe stata misurata e calcolata ha tratto in inganno questo gruppo di attori. Questo fraintendimento è proseguito in una situazione in cui la Repubblica Islamica dell’Iran aveva ripetutamente avvertito che non avrebbe tollerato la continuazione e la ripetizione delle minacce del regime israeliano. Inoltre, negli ultimi mesi, l’Iran aveva più volte avvertito, in risposta alle costanti minacce di guerra e alla campagna militare statunitense nella regione, che avrebbe considerato qualsiasi aggressione come una minaccia esistenziale e vi avrebbe risposto in modo duro e proporzionato, conformemente a tale minaccia.
Inoltre, l’Iran ha sempre sottolineato l’indivisibilità della sicurezza nella regione. Questo è stato il fondamento costante della politica iraniana nel perseguire la propria politica di buon vicinato, nel sottolineare la necessità di rafforzare la cooperazione regionale in vari ambiti economici, politici e di sicurezza, e nel promuovere assetti di sicurezza regionali fondati sull’idea di formare una regione solida e forte. In una regione solida e forte, tutti i paesi della regione godono di sicurezza e sviluppo e contribuiscono reciprocamente alla sicurezza e allo sviluppo degli altri. In una simile regione, la sicurezza di un attore non avverrà a spese dell’insicurezza di un altro attore.
Tuttavia, la situazione è ormai chiara, evidente e semplice. La Repubblica Islamica dell’Iran è stata sottoposta, negli ultimi mesi, a minacce e aggressioni straniere continue. Queste aggressioni non possono essere giustificate diffondendo menzogne pretestuose e logori luoghi comuni, ammantati dal termine falso e ingannevole di cosiddetto “attacco preventivo”, che non ha alcun fondamento nel diritto internazionale. L’obiettivo principale e ufficialmente dichiarato dell’attuale aggressione è stato sfacciatamente presentato come il cambio di regime in Iran e perfino la sua disintegrazione, al fine di realizzare il controllo statunitense sul petrolio iraniano e sulle risorse energetiche globali, nonché l’egemonia israeliana sulla regione.
Di fronte a una simile minaccia esistenziale, l’Iran sta ora rispondendo con decisione nell’esercizio del proprio diritto inerente all’autodifesa, come stabilito dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e in conformità al diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario. Storicamente, gli iraniani non sono mai venuti meno alla loro determinazione nel difendere la propria patria contro gli aggressori. Al tempo stesso, gli iraniani sono stati sufficientemente prudenti da trarre insegnamento dalle esperienze precedenti. Pertanto, per evitare questo circolo vizioso di guerra-cessate il fuoco-guerra e per prevenire future aggressioni, questa guerra non è soltanto difensiva, ma mira anche a punire gli aggressori e i loro complici imponendo loro il massimo costo possibile. Ciò è ritenuto assolutamente necessario per garantire una deterrenza credibile per il futuro.
Sulla base dell’avvertimento già formulato, l’Iran non osserva alcuna linea rossa nella propria autodifesa. Va da sé che l’Iran nutre il massimo rispetto per il principio di buon vicinato e di fratellanza con i propri paesi confinanti fratelli. Le attuali misure difensive sono rivolte esclusivamente a obiettivi legittimi appartenenti agli Stati Uniti e al regime israeliano situati in alcuni paesi della regione che da tempo operano attivamente contro gli interessi e la sicurezza dell’Iran. È molto deplorevole che, sulla base di prove concrete e incontestabili, il suolo e lo spazio di alcuni dei nostri vicini continuino a essere liberamente utilizzati nell’attuale aggressione contro l’Iran.
L’Iran ha finora svolto un grande lavoro ed è riuscito con successo a ristabilire l’equilibrio, detenendo ora una posizione di vantaggio nel vasto teatro di battaglia. In effetti, la prestazione dell’Iran ha superato le aspettative degli aggressori e, infliggendo loro danni dolorosi, ha provocato crescenti divergenze all’interno e tra gli aggressori, l’aumento dei prezzi dell’energia e una crescente pressione sul fronte opposto. Questa pressione è chiaramente evidente nella confusione e nella frustrazione di Trump. Sulla base del modello comportamentale di Trump, i suoi maldestri tentativi di giustificare la logica della guerra, i suoi frequenti cambiamenti negli obiettivi di guerra, le false affermazioni sul suo completo controllo della situazione e le esibizioni esagerate nel descrivere le loro capacità e i loro risultati mostrano chiaramente che egli ha di fatto perso il controllo della situazione.
Questa guerra non è stata una nostra scelta. Questa guerra ci è stata imposta. È una guerra patriottica e gli iraniani hanno sempre dimostrato, nel corso della storia, che non esiteranno a sacrificare persino la propria vita in difesa della loro terra, della loro integrità e del loro onore.
Questo è il nostro mondo e tutti noi siamo responsabili della sua protezione. Noi iraniani ci aspettiamo che tutte le coscienze vigili della regione e del mondo si schierino dalla parte giusta della storia. Non dobbiamo lasciare che gli oppressori e gli aggressori continuino ad agire nell’impunità.
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