Tra ironia e realismo, Rodrigo Rivas prova a leggere il 2026 senza la sfera di cristallo: elezioni e guerre, tensioni fra grandi potenze, Venezuela e Ucraina, Palestina e Cina. Un quadro globale instabile in cui le “previsioni” diventano soprattutto un esercizio di metodo e responsabilità.

Scopiazzando Shakespeare si può dire che le previsioni sono volgari quanto i sogni. Infatti, tutti possiamo farle.
Scimmiottando gente assai meno interessante si può dire che tutte le previsioni possono essere smentite. Anzi: non sbaglia le previsioni solo chi non le fa.
Tuttavia, non trattandosi del Totocalcio, un minimo di serietà e di rispetto per gli altri e sé stessi vorrebbe che le previsioni abbiano delle basi più o meno solide.
Diversamente diventano la tipica dichiarazione di un portavoce qualsiasi che, dopo abbottonarsi la giacca, fatti 5 passi 5 con l’aria marziale e sicura degna di una sfilata davanti all’altare della patria, malcapitato davanti ad un microfono RAI magicamente comparso, il portavoce sproposita: “Fratelli d’Italia e Georgia Meloni rispettano quanto promesso’. Eccetera.
“E questa, amici miei è una storia disonesta.
E puoi cambiarci i personaggi ma,
quanta politica ci puoi trovà” (Stefano Rosso, “Una storia disonesta”, 1980).
I IL CONTESTO
I fatti principali previsti sono sei
1 ELEZIONI DI METÀ MANDATO (MIDTERM) NEGLI STATI UNITI
Gli USA celebreranno il 250° anniversario della loro indipendenza inviando una nave con astronauti sulla Luna e organizzando sia un Mondiale di calcio che il G20.
Il Mondiale di calcio sarà certamente ben più importante e seguito, ma il vero avvenimento politico sarà le elezioni di metà mandato in cui Trump metterà in gioco il controllo del Congresso.
Le elezioni di midterm saranno determinanti per la sua presidenza perché l’eventuale sconfitta in una delle due camere indebolirebbe la sua agenda rendendo più complesse le sue aspirazioni politiche oltre il 2028.
È vero che la Costituzione vieta una sua terza rielezione, ma Trump non ha affatto rinunciato ad un suo terzo mandato.
Naturalmente, questa forzatura avrebbe ben altre conseguenze, ma ciò non è farina del 2026.
2 LO SCONTRO USA-VENEZUELA NEI CARAIBI
Il costante aumento della pressione militare di Washington alimenta le speculazioni sulla possibilità di un intervento per rovesciare il Governo di Nicolás Maduro.
Penso che un attacco diretto non reggerebbe, quindi penso che la pressione serva soprattutto all’azione degli agenti sul territorio alla ricerca di militari golpisti.
Tuttavia, lunedì 30 dicembre Trump ha annunciato il primo attacco diretto su territorio venezuelano, ovviamente “contro uno stabilimento dedito alla produzione di droghe”.
Trump non può prolungare troppo l’attuale situazione per i costi economici e politici che comporta e una sua marcia indietro senza perdere la faccia diventa ogni giorno più difficile.
Ciò apre la porta ad ogni avventura le cui potenziali conseguenze andrebbero ben più in là della regione, anche per l’eventuale coinvolgimento di altri attori globali come la Russia e, indirettamente, la Cina.
Tuttavia, anticipo una mia convinzione, ovviamente rischiosa: Mosca e Pechino non andrebbero molto più in là delle “forti dichiarazioni di circostanza”.
Se ciò avviene, avremo di fatto assistito ad una nuova Yalta a tre.
3 L’EVOLUZIONE DELLE PRINCIPALI GUERRE: UCRAINA, SUDAN E MYAMMAR
A giugno, il conflitto ucraino supererà per longevità la Prima Guerra Mondiale.
Le trattative del 2026 avranno al centro il ritiro ucraino dal Donbass ed il controllo della centrale nucleare di Zaporiggia, sul fiume Dnieper.
L’altro tema sarà quello dell’elezioni in Ucraina, richieste da Trump a Zelensky.
Oltre all’Ucraina, il Sudan e Myanmar saranno ancora i maggiori conflitti del 2026.
Da aggiungere, le tensioni in aumento nello Yemen, gli scontri tra Etiopia ed Eritrea, i progressi delle forze jihadiste nel Sahel, la fragilità degli accordi di pace tra il Rwanda e la Repubblica Democratica del Congo e la possibilità di nuove ostilità tra la Cambogia e la Thailandia e tra l’India e il Pakistan.
4 ELEZIONI IN EUROPA E IN AMERICA LATINA
Nella UE il principale evento elettorale avverrà in Ungheria dove il primo ministro Viktor Orbán cercherà il suo quinto mandato consecutivo dal 2010.
Aggiungo che in Francia e nel Regno Unito alcune elezioni locali potrebbero mettere in discussione la continuità dei governi nazionali.
Ciò non avverrà con il referendum sulla giustizia in Italia dove, stante la sua scarsità e scarsa unità, difficilmente le opposizioni potranno approfittare della eventuale sconfitta governativa.
Nell’America Latina ci saranno tre elezioni importanti: Perù, Colombia e Brasile. Potrebbero consolidare la decisa svolta a destra della regione oppure indicare l’inizio di una reazione.
5 IL FUTURO POLITICO DI NETANYHAU E LA QUESTIONE PALESTINESE
In Israele sono previste elezioni nel 2026, ancora non calendarizzate.
Le inchieste, da prendere con le pinze, vedono la coalizione al governo molto lontana dalla maggioranza assoluta.
Oltre alla rielezione, Netanyahu vuole ottenere l’indulto dal presidente Isaac Herzog per liberarsi dalle accuse di corruzione che lo porterebbero dritto nelle patrie galere, se perdesse le elezioni.
La questione palestinese non sembra destinata a trovare soluzione nel breve periodo.
Continueranno gli attacchi dei coloni in Cisgiordania e la discussione sulla prospettiva immobiliarista a Gaza prospettata dalla premiata ditta Trump-Blair.
Lo scopo del progetto è una nuova Nabka, e cioè un esodo di massa dei palestinesi.
Ciò pone un’ovvia domanda: verso quali territori si potrebbero espellere i milioni di palestinesi ancora sopravvissuti?
Finora, a questo scopo Netanyahu ha identificato il Somaliland, un pezzo della Somalia storica che Israele ha recentemente riconosciuto come Stato indipendente.
Inoltre, per la cronaca deve ricordarsi che si parla da tempo di alcune regioni della Patagonia argentina alle quali potrebbe aggiungersi parte di quella cilena in seguito alla elezione di José Antonio Kast, che assumerà la presidenza a marzo.
Il futuro politico di Netanyahu definirà comunque il divenire del Vicino Oriente nel 2026 perché la sua eventuale permanenza al governo condizionerà:
– la viabilità di qualsiasi piano di pace a Gaza;
– il disarmo degli Hezbollah nel Libano;
– la possibilità di nuovi attacchi israeliani contro l’Iran e le tensioni con la Siria per i territori occupati;
– infine, avrebbe effetti sulla normalizzazione dei rapporti tra Israele ed il mondo arabo come da desiderata trumpiana.
6 LA CINA TRA L’AUTOSUFFICIENZA TECNOLOGICA E TAIWAN
Nel 2025 la Cina ha dimostrato di poter resistere con successo ai dazi imposti dagli USA.
Ad aprile, Trump dovrebbe visitare Pechino.
Per la Cina, oltre alla guerra commerciale, il 2026 è un anno di transizione e dell’avvio del nuovo piano quinquennale incentrato su tre cardini:
– autosufficienza tecnologica,
– industria ad alto valore aggiunto,
– aumento del consumo interno.
Tutto ciò in vista del XXI Congresso del Partito Comunista convocato per il 2027 dove, salvo sorprese non prevedibili ora, Xi dovrebbe essere confermato per un quarto mandato.
Aggiungo: nel 2027 l’esercito cinese sarà pronto per invadere Taiwan. Avverrà?
Per ora si può segnalare che la priorità di Trump per l’America Latina, combinata con la sua ambiguità riguardo la difesa di Taiwan, incentivano le attività militari di Pechino nelle vicinanze dell’isola.
II LE MIE 5 PREVISIONI
1 MOLTO PROBABILMENTE GLI USA ATTACCHERANNO IL VENEZUELA PER ROVESCIARE MADURO
In un recente articolo sul “Foglio Quotidiano” Pino Arlacchi, ex vicesegretario generale dell’ONU per il controllo del traffico di droghe (UNODC), ha scritto che la portaerei Ford è una bara galleggiante. Da non specialista in questioni militari ne deduco che l’assioma dominio navale = egemonia militare è messo seriamente in dubbio dopo oltre 2 secoli. Purtroppo, lo verificheremo presto.
Per ora si può dire che il
concentramento di forza militare nei Caraibi e la nuova “Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti” -che attribuisce priorità al suo dominio sull’emisfero occidentale e difende l’interventismo nelle Americhe (come già accaduto in questi giorni nell’Honduras) – rendono pressoché inevitabile un’operazione statunitense nel Venezuela il cui solo scopo non può che essere il rovesciamento del governo. A ciò si aggiunge la recente e inedita escalation provocata dall’attacco diretto sul suolo venezuelano.
Probabilmente, l’offensiva consisterà in una serie di attacchi veloci e precisi contro obiettivi militari concreti, non in una invasione terrestre poiché il Venezuela non è il Panama, invaso dai marines nel 1989. In ogni caso, l’eventuale caduta di Maduro aprirebbe uno scenario incerto per il Paese sul quale tornerò presto per parlare delle opzioni che potrebbero aprirsi nel Venezuela.
2 TRUMP ACCELERERÀ LA SUA DERIVA AUTORITARIA MA PERDERÀ IL CONTROLLO DEL CONGRESSO
Trump continuerà ad erodere la democrazia liberale statunitense con le sue politiche.
Il suo interesse immediato si concentrerà su due temi: il controllo della Federal Reserve – la banca centrale degli USA – e le elezioni di midterm. Trump farà pressioni sui suoi fedeli per ridisegnare i distretti elettorali e rendere più difficile l’accesso al voto.
Tuttavia, malgrado i suoi sforzi, le sue aspettative elettorali sono peggiorate per diverse ragioni:
– l’obiettivo peggioramento delle condizioni di vita interne,
– la stagnazione sia dell’inflazione che dell’occupazione,
– lo scandalo legato agli archivi di Jeffrey Epstein.
La mia previsione è che i repubblicani perderanno il dominio del Congresso pur se, probabilmente, potranno conserveranno la maggioranza al Senato.
3 IN UCRAINA NON CI SARANNO NÉ PACE NÉ ELEZIONI
Malgrado i tentativi di Trump è improbabile che si arrivi ad un accordo tra la Russia e l’Ucraina.
La questione territoriale sarà insormontabile. Mosca non rinuncerà alla sua esigenza di controllare il Donbass, Zelensky rifiuterà ogni cessione territoriale non approvata da un referendum.
Né un referendum né le elezioni sono ora possibili perché la Costituzione vieta la realizzazione di comizi sotto legge marziale.
Lo si potrebbe teoricamente realizzare con una previa sospensione delle ostilità, ma il Cremlino (e Trump) la rifiutano.
Inoltre, quasi un terzo della popolazione si trova in esilio, spostata internamente, sotto l’occupazione russa o combattendo. Ciò rende obiettivamente difficile la sua partecipazione.
Naturalmente, queste difficoltà aprono spazio all’ipotesi di un cambiamento di governo e, secondo me, spiegano non poco della durissima lotta interna al regime sviluppatasi sotto forma di scandali e corruzione.
4 ISRAELE CONTINUERÀ LA SUA POLITICA INCENDIARIA NEL PROSSIMO ORIENTE
Il governo israeliano approfitterà della debolezza dell’Iran per attaccare nuovamente Teheran usando come pretesto il suo programma missilistico.
Rinnoverà la sua offensiva contro gli Hezbollah per accelerarne il disarmo. Appoggerà gruppi insorgenti nel sud della Siria per mantenere la sua occupazione e per contenere l’influenza della Turchia sul nuovo regime siriano.
Soprattutto, Israele saboterà la seconda fase del piano di pace a Gaza e consoliderà la sua occupazione militare della striscia.
Di fatto, probabilmente l’esercito israeliano tomerà ad operare a Gaza con la scusa di un possibile riarmo di Hamas.
Inoltre, una nuova offensiva in territorio gazawi potrebbe servire a Netanyahu come giustificazione per rimandare le elezioni o, quantomeno, per condizionare la campagna elettorale.
5 AUMENTERÀ L’INSTABILITÀ POLITICA ED ECONOMICA GLOBALE
L’impatto dei dazi e la scelta di un presidente della Federal Reserve di fiducia di Trump avranno ripercussioni negative sull’inflazione e sul costo del debito degli USA, danneggiando la fiducia nella loro economia.
Ciò provocherà un indebolimento del dollaro e aumenterà la volatilità dei mercati dei buoni del tesoro. Aggiunto agli interrogativi riguardo la bolla provocata dall’intelligenza artificiale, rallenterà la crescita.
L’incertezza economica sarà accompagnata da una maggiore instabilità politica. I conflitti bellici, la guerra commerciale e la lotta per le risorse si aggiungeranno
alla ripresa della corsa al riarmo nucleare, la cui certificazione certa arriverà già a febbraio, quando si esaurirà il Nuovo START, e cioè l’ultimo trattato che limita le armi nucleari tra la Russia e gli USA.
E cioè, Trump potrebbe riprendere già quest’anno le prove con armi nucleari sul territorio statunitense.
CONCLUSIONE
2026 sarà un altro anno caratterizzato dall’aumento delle tensioni internazionali.
È il neoliberismo bellezza!
Quando l’1% s’impossessa di oltre la metà delle risorse del pianeta, il pane scarseggia e il circo campeggia.
Le regioni che avranno il dubbio privilegio di essere o restare come principali teatri mortali dell’attività di lor signori saranno 4: l’Ucraina, il Vicino Oriente, i Caraibi e il Sahel.
Diversamente detto, la guerra mondiale continuerà ad essere una guerra diffusa, a pelle di ghepardo.
L’Europa, che ufficialmente non è in guerra con nessuno, nel 2026 continuerà a non essere minacciata da nessuno malgrado l’attivismo frenetico dei non pochi affetti della “Sindrome Ursula”: Finché c’è profumo di guerra, c’è speranza”.
Infine, sorda alle preghiere e alle danze propiziatorie, la catastrofe ambientale non si ferma, l’acqua diventa sempre più scarsa e piove di meno..
Elon Musk ed associati sviluppano i piani per sbarcare su Marte e dare origine alle invasioni extraplanetarie. Ovvio: saranno pacificamente condotte da robot combattenti.
A questo scopo, sono già in rampa di lancio i progetti per raccogliere i soldi dei pensionati e trasferirli a Rockerduck e zio Paperone.
Non sarà anno noioso, anzi.
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