Gli Usa trasformano il GNL nella nuova rendita d’oro energetica, mentre l’Europa sostituisce il gas russo con forniture più costose, legando la propria politica estera a Washington. Bollette in aumento, profitti record oltreoceano, corridoi energetici e nuove dipendenze strategiche ridisegnano i rapporti di forza.

I ricercatori di Rystad Energy (Rystad Energy – Navigare nel futuro dell’energia) parlarono, un anno fa, dell’inizio di una sorta di grande età dell’oro per il gas liquefatto statunitense, con i repubblicani le energie non rinnovabili avrebbero avuto il vento in poppa soppiantando le forniture russe. Una facile previsione se pensiamo che le due grandi lobby del paese si erano equamente divisi il sostegno ai due candidati presidenziali Usa, le rinnovabili stavano ai democratici quanto i fossili ai repubblicani. Ovviamente la situazione era, ed è molto più complessa di come la stiamo dimostrando ma questa semplificazione, pur veritiera, ci aiuta a sviluppare un ragionamento.
A inizio autunno, le esportazioni Usa erano pari a più di 10 milioni di tonnellate metriche (mmt) di gas liquefatto, il tre quarti delle quali destinate all’Europa. I costi, 4 o 5 volte tanto il gas russo, per la UE un grande rincaro di spesa, per gli Usa invece una enorme fonte di profitto.
Basterebbe questo esempio per spiegare la ragione dell’embargo Usa ai prodotti russi, meno spiegabile in termini economici e strategici che il Vecchio continente segua su questa strada gli Usa quando i danni economici sono evidenti. Teniamo conto che le esportazioni di gas liquefatto Usa sono destinate ad aumentare e in misura ancora maggiore i profitti, nel 2025 gli incassi erano dieci volte tanto quelli del 2024.
La politica estera Usa ha generato successi dopo successi rispetto alla competizione con gla Ue che si sobbarca parte della spesa militare, deve difendersi dal FMI che chiede tagli al welfare per eccessivo debito, mentre tace sul debito pubblico assai maggiore degli Usa, la Commissione UE s’è impegnata a un ammontare folle di acquisti nel settore energetico Usa: 750 miliardi di dollari in tre anni.
E intanto si vanno ridefinendo i corridoi energetici che sappiamo generano guerre, conflitti e fanno la fortuna di alcuni paesi.
Si guarda al gasdotto trans-balcanico sperando che il Governo di destra greco possa fare da traino alla vendita di GNL a tutto l’est europeo, nei fatti il capolinea del gas russo potrebbe mantenere lo stesso ruolo per il gas liquefatto Usa con un aumento vistoso dei costi anche a livello infrastrutturale.
E sembra paradossale che un paese alle prese con l’ennesima crisi, con orari di lavoro da semi schiavitù oggi possa divenire il punto di riferimento, in funzione anti Ue, degli Usa.
Intanto ci sono due fatti incontrovertibili: il Gnl costa di più, le bollette elettriche aumenteranno per le famiglie e le industrie.
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