Un attacco all’assetto costituzionale dei diritti individuali e collettivi

Il ddl 1660, ora in discussione al Senato, propone una visione autoritaria dei rapporti tra Stato e cittadini. Esso si concentra sull’inasprimento delle pene e dei controlli, penalizzando il dissenso e riducendo le libertà democratiche, soprattutto in ambito penale, migratorio e penitenziario.

Il ddl 1660 licenziato dalla Camera dei deputati ed oggi in discussione al Senato (n. 1236) esprime una “visione” dei rapporti tra Stato e consociati di tipo autoritario sotto diversi profili:

a) coltivando l’ambizione di risolvere – con l’inasprimento di pene, l’introduzione di nuovi reati, l’ampliamento dei poteri degli apparati di pubblica sicurezza, i privilegi per le forze di polizia – problemi sociali che potrebbero e dovrebbero trovare più efficaci risposte in ambiti diversi da quello penale;

b) mutuando un concetto poliziesco di sicurezza a scapito delle indicazioni contenute nel catalogo dei diritti e doveri dei cittadini fornito dalla prima parte della Costituzione repubblicana, cancellando la sicurezza intesa in senso sociale e solidaristico;

c) agendo per il tramite di una politica della paura, che si inserisce nella lunga scia dei ‘pacchetti sicurezza’ degli ultimi 20 anni, per la quale le leggi sulla sicurezza non intervengono per rispondere a una domanda che viene dal basso, ma al contrario corrispondono e rispondono a campagne politico-mediatiche essenzialmente finalizzate ad ottenere visibilità o legittimazione politica, se non ad irrigidire il quadro delle libertà e delle garanzie democratiche;

d) criminalizzando il dissenso verso le politiche di governo, come quando si introduce il reato di “blocco stradale”, chiaramente rivolto alle associazioni ambientaliste o ai lavoratori di determinati settori (ad es. quello della logistica), o l’ulteriore circostanza aggravante dei delitti di resistenza a pubblico ufficiale se il fatto è commesso al fine di impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica, anch’essa chiaramente rivolta alle manifestazioni contro la realizzazione di grandi opere come la TAV o il Ponte sullo Stretto;

e) sanzionando in modo esageratamente severo gli autori di reati commessi nel corso di manifestazioni pubbliche o di iniziative di protesta contro la realizzazione di c.d. grandi opere ed aggiungendo a tale inasprimento sanzionatorio l’ampliamento del catalogo di misure di prevenzione atipiche, con attribuzione del potere al Questore di vietare a determinate categorie di persone l’accesso ai luoghi ove si realizzano le c.d. grandi opere, con un super sviluppo del c.d. diritto amministrativo punitivo;

f) ricorrendo sempre di più al c.d. diritto penale del nemico e costruendo norme incriminatrici o comunque punitive disegnate sul “tipo d’autore” che sono finalizzate non tanto a punire ciò che uno fa ma soprattutto ciò che uno è;

g) veicolando nel discorso pubblico l’idea che la pubblica manifestazione di protesta è in sé un fatto da stigmatizzare, che la protesta di piazza è un luogo pericoloso da evitare perché in essa si compiono reati.

Questa linea di politica criminale si estende anche ad altri ambiti di repressione, quali:

(A) la materia penitenziaria, per il tramite di:

– interventi che potenzialmente renderanno possibile l’ingresso in carcere di bambini di età inferiore a tre anni (o la forzata rescissione dei legami con la madre);

– introduzione del reato di rivolta penitenziaria (che incrimina anche atti di resistenza passiva all’esecuzione di ordini, senza nemmeno avere la cura di specificare che tali ordini debbono essere almeno legittimi…);

– introduzione di ulteriori ipotesi di ostatività o di automatismi che rendono più arduo l’accesso a benefici penitenziari;

(B) la materia del trattamento e della condizione giuridica dei migranti, per il tramite di:

– interventi normativi che intendono rendere più difficile il soccorso (modifiche al codice della navigazione che introducono ulteriori ostacoli alle attività delle ONG impegnate nei soccorsi in mare) e più difficile le attività di accoglienza;

– l’introduzione del reato di rivolta pacifica nei CPR, nei CAS e nei centri di accoglienza;

– il divieto di acquisto di SIM per persone prive di permesso di soggiorno.

CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

Avatar di Sconosciuto

About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.