Mentre il mondo si concentra su conflitti recenti, come quelli in Ucraina e a Gaza, non possiamo dimenticare l’ingiustizia decennale del blocco imposto dagli Stati Uniti a Cuba. Una misura crudele che ha affamato milioni di cubani, minacciando la loro sopravvivenza e libertà. Di seguito vi proponiamo la lettera aperta del prof. Angelo D’Orsi, disponibile in italiano e spagnolo.

Fra le tante palesi ingiustizie di cui siamo testimoni attoniti, sempre più angosciati, sconvolti dalle notizie provenienti da Gaza e dai Territori Occupati, dall’Ucraina, dal Sud Sudan, e via seguitando di guerra in guerra, non dobbiamo dimenticarne una che dura da oltre sei decenni, il blocco di Cuba, “el bloqueo”. Una misura tanto feroce quanto iniqua, decisa unilateralmente dagli Stati Uniti, che non possono tollerare, fin dalla sua nascita, nel 1959, l’esistenza di uno Stato socialista nel “loro continente”: gli USA non hanno mai abbandonato la folle speranza di far ritornar Cuba, “la perla dei Caraibi”, nel loro privato “giardino di casa”. Il blocco ha affamato milioni di cubani, impoverito l’isola, provocato morti di bambini e anziani per carenza di farmaci e prodotti di alimentazione, causato danni gravissimi all’economia cubana, e problemi quasi insormontabili al funzionamento della macchina statale.
Come se non fosse sufficiente, sulla base di un grottesco elenco stabilito dalla CIA, e di nuovo unilateralmente approvato e diffuso dalle amministrazioni statunitensi, Cuba è stata inserita nel novero degli “Stati che sostengono il “terrorismo”. Gli USA si comportano, anche nei radicali mutamenti degli scenari mondiali, come un ente che ha il diritto di amministrare globalmente la giustizia, di discriminare tra “buoni” e “cattivi”, da giudice auto-nominato, che è però contemporaneamente lo sceriffo del mondo.
Cuba è uno Stato libero e ha diritto di essere considerato alla stregua di tutti gli altri. Il popolo cubano ha diritto di vivere, di viaggiare, di commerciare, di esercitare pienamente tutte le prerogative di cui godono i cittadini del resto del mondo. Bisogna fare pressione, bisogna mobilitarsi per chiedere la fine completa del “bloqueo”, e la eliminazione della lista dei “rogue States”, degli “Stati canaglia”, degli Stati che organizzano, aiutano, promuovono il terrorismo. E in tale lista, chiediamoci perché manca il principale Stato terrorista sulla faccia della Terra, ossia Israele? Inoltre, dato che sono proprio gli Stati Uniti a proteggere Israele, dato che sono gli Stati Uniti a fare guerre illegali, a esercitare azioni sotterranee o talora scoperte volte a rovesciare governi legittimi (il caso i “Euromaidan” del 2014, in Ucraina è emblematico), dovremmo inserire in quella lista famigerata proprio gli USA. Dunque dobbiamo impegnarci non solo a fare togliere Cuba dalla lista, ma a eliminare la lista stessa.
Intanto, ciascuno di noi, come può, aiuti l’economia cubana: andando come turista nell’Isola, comprandone i prodotti, difendendo i diritti della sua popolazione, il primo dei quali è quello di vivere in pace, e di non essere sottoposto a un crudele regime di privazioni che rende povere una società che potrebbe essere prospera. Riprendendo e rilanciando questo appello.
Noi sappiamo come quella gente ha resistito in tutti questi anni, con incredibile coraggio e forza d’animo, e sappiamo che continuerà a resistere, ma aiutiamola, sia con la campagna di propaganda che faccia rimuovere il blocco e tolga quella nazione dall’elenco dei “cattivi”, sia con aiuti concreti. Facciamo sentire tutta la nostra solidarietà: Cuba, proprio come la Palestina, non è sola. Tutti gli uomini e le donne di buona volontà, tutte le persone oneste e libere, devono battersi per la vita e la libertà dell’una, come dell’altra.
VIVA CUBA!
Ayudamos a Cuba: Carta abierta de Angelo D’Orsi
Entre las muchas injusticias flagrantes de las que somos testigos, cada vez más angustiados, conmocionados por las noticias que nos llegan de Gaza y los Territorios Ocupados, Ucrania, Sudán del Sur, y así de guerra en guerra, no debemos olvidar una que dura ya más de seis décadas, el bloqueo de Cuba, “el bloqueo”. Una medida tan feroz como inicua, decidida unilateralmente por Estados Unidos, que no puede tolerar la existencia de un Estado socialista en “su continente” desde su creación en 1959: Estados Unidos nunca ha abandonado la loca esperanza de devolver Cuba, “la perla del Caribe”, a su “patio trasero” particular. El bloqueo ha matado de hambre a millones de cubanos, ha empobrecido la isla, ha provocado la muerte de niños y ancianos por la escasez de medicinas y alimentos, ha causado gravísimos daños a la economía cubana y problemas casi insalvables para el funcionamiento de la maquinaria estatal.
Por si fuera poco, sobre la base de una grotesca lista elaborada por la CIA, y de nuevo aprobada y difundida unilateralmente por la administración norteamericana, Cuba ha sido incluida en la lista de “estados que apoyan el terrorismo”. EE.UU. se comporta, incluso en los cambios radicales de los escenarios mundiales, como una entidad que tiene derecho a administrar justicia globalmente, a discriminar entre ‘buenos’ y ‘malos’, como un juez autoproclamado, que es al mismo tiempo el sheriff del mundo.
Cuba es un Estado libre y tiene derecho a ser tratado como cualquier otro. El pueblo cubano tiene derecho a vivir, a viajar, a comerciar, a ejercer plenamente todas las prerrogativas de que gozan los ciudadanos del resto del mundo. Hay que presionar, hay que movilizarse para exigir el fin completo del “bloqueo”, y la eliminación de la lista de “Estados canallas”, de Estados que organizan, ayudan, promueven el terrorismo. Y en esa lista, preguntémonos ¿por qué falta el principal Estado terrorista sobre la faz de la tierra, es decir, Israel? Es más, dado que es precisamente EEUU quien protege a Israel, dado que es EEUU quien libra guerras ilegales, quien lleva a cabo acciones clandestinas o a veces manifiestas destinadas a derrocar gobiernos legítimos (el caso del “Euromaidán” de 2014 en Ucrania es emblemático), deberíamos incluir a EEUU en esa infame lista. Así que debemos esforzarnos no sólo para que Cuba sea eliminada de la lista, sino para eliminar la lista misma.
Mientras tanto, cada uno de nosotros, como pueda, ayude a la economía cubana: yendo como turistas a la isla, comprando sus productos, defendiendo los derechos de su pueblo, el primero de los cuales es vivir en paz, y no estar sometido a un cruel régimen de privaciones que empobrece a una sociedad que podría ser próspera. Retomemos y relancemos este llamamiento.
Sabemos cómo ha resistido ese pueblo todos estos años, con increíble valor y entereza, y sabemos que seguirá resistiendo, pero ayudémosle, tanto con la campaña de propaganda que haga que se levante el bloqueo y se elimine a esa nación de la lista de “malos”, como con ayuda concreta. Hagamos sentir toda nuestra solidaridad: Cuba, al igual que Palestina, no está sola. Todos los hombres y mujeres de buena voluntad, todas las personas honestas y libres, debemos luchar por la vida y la libertad de una, como de la otra.
¡VIVA CUBA!
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