L’Italia dei disastri
L’economia globale e quella europea stanno alla finestra sperando che la guerra in Iran non continui per settimane, dal Golfo Persico dipendono le sorti di tanti paesi.
L’economia globale e quella europea stanno alla finestra sperando che la guerra in Iran non continui per settimane, dal Golfo Persico dipendono le sorti di tanti paesi.
L’arrivo al porto di Matanzas della petroliera russa Anatolij Kolodkin, con 100.000 tonnellate di greggio, offre un sollievo temporaneo alla crisi energetica cubana e conferma il sostegno di Mosca all’isola nel pieno dell’assedio imposto dagli Stati Uniti.
La chiusura dello Stretto di Hormuz travolge la retorica trionfalistica di Donald Trump: l’aumento dei prezzi del petrolio arricchisce pochi colossi energetici, ma scarica sui lavoratori e sull’economia globale i costi di una guerra che Washington non controlla più.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, innescata dall’aggressione imperialista-sionista contro l’Iran, ha riaperto una crisi energetica globale. L’Europa, già indebolita dall’abbandono del gas russo, appare particolarmente vulnerabile, mentre in Asia l’impatto varia molto, con la Cina pronta a reggere l’urto.
L’Europa sconta la rinuncia al gas russo a beneficio del GNL Usa e del Qatar.
Un’analisi geopolitica comparata che legge Iraq e Venezuela attraverso la leva del petrolio: tra sovranità energetica, de-dollarizzazione e pressioni statunitensi, il documento di Martina Paiotta ricostruisce analogie strategiche tra Baghdad nel 2003 e Caracas oggi, mettendo in luce il ruolo del dollaro e del controllo delle risorse.
La presidente incaricata ha sottolineato che i fondi ricavati dalla vendita del petrolio saranno utilizzati per il benessere della popolazione.
C’è così tanto petrolio che è difficile collocarlo tra gli acquirenti. Diverse spedizioni di petrolio greggio in Medio Oriente sono rimaste invendute. L’AIE prevede un surplus maggiore per il 2026 rispetto a quello registrato durante la pandemia.
Mentre l’economia mondiale già alle prese con forti incertezze, l’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran agita i mercati dell’energia, della finanza e delle catene di approvvigionamento, spingendo alla ricerca di contromisure strutturali e allertando sulla necessità di strategie difensive globali.
Un colpo di stato (vero o presunto) in Turchia ha occupato per alcuni giorni le prime pagine dei giornali nostrani: questo fatto, da solo, è sufficiente a far capire l’importanza che questo Paese ha nello scacchiere geopolitico mondiale, visto che per tanti altri casi simili o anche più importanti l’esposizione mediatica è stata decisamente minore o nulla. Al di là delle considerazione sul golpe e sulle politiche di Recep Tayyip Erdoğan, quest’oggi vogliamo concentrarci sulla posizione e sull’importanza che queste terre, situate al confine tra Occidente ed Oriente, hanno avuto sin dall’antichità ed hanno tutt’ora ai nostri giorni.