Analisi del voto referendario
Trenta per cento dei votanti tra gli aventi diritto, era forse questo il risultato atteso?
Trenta per cento dei votanti tra gli aventi diritto, era forse questo il risultato atteso?
Partendo dalla notizia della giovane maschera del Teatro alla Scala di Milano licenziata per aver urlato «Palestina libera», affronteremo anche la delicata vicenda dei lavoratori e lavoratrici del teatro Puccini di Torre del Lago (PI).
Tra repressione delle proteste operaie a Los Angeles e una riforma fiscale che favorisce i più ricchi, cresce il paradosso: le classi popolari sostengono politiche contro i loro interessi. Un trasferimento di ricchezza verso l’alto che interroga gli USA, ma anche l’Italia.
Mentre i datori studiano da tempo i cambiamenti per imporre scelte già strutturate, i lavoratori subiscono una realtà senza risposte: pensioni ritardate e assegni ridotti, part-time forzati, welfare aziendale presentato come conquista. La difficoltà operaia è frutto di strategie pianificate.
La manifestazione di Roma ha il merito di chiedere la fine del genocidio palestinese, ma rappresenta allo stesso tempo un evento preelettorale del “campo largo” (PD-AVS-M5S) in funzione anti-Meloni e anti-Trump, lontano da una vera alternativa socialista.
A ridosso del voto, rompiamo il silenzio non per indicare come votare ma per smascherare le menzogne tossiche sul referendum. Dalla “lobby” ai “giovani che odiano il posto fisso”, analizziamo le fake news più virali e ribadiamo il valore democratico di questa battaglia.
Dal rapporto CNEL emerge la debolezza sindacale nella gestione del welfare aziendale, mentre gli accordi di secondo livello, con sgravi fiscali e deroghe, svuotano salari e welfare pubblico.
Un piccolo problema di matematica da scuola elementare è più utile di 1000 ore di tv per dimostrare l’erosione del potere d’acquisto dei salari.
Qual è la nozione di sicurezza esterna per Banca d’Italia stando a quanto scritto nella Relazione annuale presentata lo scorso 30 maggio?
L’economia italiana: il quadro di insieme. Nel 2024 il PIL dell’Italia, valutato a prezzi concatenati e senza correzione per le giornate lavorative, è cresciuto dello 0,7% come nel 2023 e sostanzialmente in linea con le attese di inizio anno; all’aumento hanno contribuito in misura analoga la domanda nazionale e quella estera netta.