Sud America

L’Argentina di Mauricio Macri sull’orlo del baratro

L’Argentina di Mauricio Macri sull’orlo del baratro

Mentre la stampa nostrana è impegnata nella campagna di diffamazione nei confronti del Venezuela di Nicolás Maduro, dovrebbero essere ben altre le preoccupazioni riguardanti il continente sudamericano. Pensiamo, ad esempio, alle elezioni presidenziali colombiane, delle quali abbiamo parlato in diversi articoli, e che proprio in queste ore hanno visto l’ennesimo omicidio politico ai danni di un attivista sociale, oppure all’incarcerazione dell’ex presidente brasiliano Ignacio Lula, impossibilitato a ripresentarsi per la prossima tornata elettorale. Non meno grave, poi, è la situazione in Argentina, dove il presidente liberista e filostatunitense Mauricio Macri sta trascinando il Paese, ancora una volta, sull’orlo della crisi economica ed istituzionale.

Colombia, Presidenziali 2018: un confronto tra i programmi di Duque e Petro

Colombia, Presidenziali 2018: un confronto tra i programmi di Duque e Petro

Dopo il primo turno, tenutosi domenica 27 maggio, i cittadini della Colombia saranno nuovamente chiamati alle urne per il secondo turno delle elezioni presidenziali, previsto per il 17 giugno, quando a sfidarsi saranno Iván Duque Márquez (membro del Partido Centro Democrático e candidato per la coalizione Gran Alianza por Colombia) e Gustavo Petro (membro del Movimiento Progresistas e candidato sotto l’egida della coalizione Lista de la Decencia). Proviamo ad effettuare una panoramica sulle divergenze tra i programmi dei due possibili successori di Juan Manuel Santos.

Isole Malvinas/Falkland: le elezioni rilanciano la disputa tra Londra e Buenos Aires

Isole Malvinas/Falkland: le elezioni rilanciano la disputa tra Londra e Buenos Aires

Giovedì 9 novembre si sono tenute le elezioni generali nell’arcipelago dell’Oceano Atlantico meridionale noto come Isole Falkland o Isole Malvinas, in base rispettivamente alla denominazione britannica ed a quella argentina. Le poche migliaia di abitanti presenti, quasi tutti scozzesi trapiantati per permettere al Regno Unito di avere un arma in più nella disputa con Buenos Aires, sono stati dunque chiamati ad eleggere gli otto rappresentanti dell’Assemblea Legislativa. Tutti i candidati si sono presentati senza affiliazione partitica.

Argentina: l’iperliberista Mauricio Macri ed i suoi crimini silenziosi

Argentina: l’iperliberista Mauricio Macri ed i suoi crimini silenziosi

In carica dal dicembre 2015 in qualità di Presidente dell’Argentina, il cinquantottenne Mauricio Macri gode dell’appoggio delle potenze occidentali ed in particolare degli Stati Uniti, che dopo gli di Néstor Kirchner e di sua moglie Cristina Fernández de Kirchner sono tornati a dettar legge in uno dei Paesi più importanti dell’emisfero australe. Ciò ha permesso al Presidente in carica di attuare politiche repressive ed antipopolari, godendo però del sostegno dei mass media, che hanno così passato sotto silenzio questo aspetto. Fatto sta che Macri è riuscito a vincere anche le elezioni legislative dello scorso 22 ottobre.

Venezuela: la rivoluzione ha vinto ancora. E piomba il silenzio

Venezuela: la rivoluzione ha vinto ancora. E piomba il silenzio

Per mesi, i mass media occidentali ci hanno mostrato l’immagine propagandistica di un Venezuela al collasso, di un presidente, Nicolás Maduro, incapace di governare il Paese, di un opposizione (rigorosamente liberista e filostatunitense) pronta a prendere le redini della potenza petrolifera ipoteticamente più grande del mondo. I cantori ditirambici della fine della rivoluzione bolivariana ci hanno poi venduto un referendum fasullo come atto di democrazia, ma sono stati messi a tacere in successione dalle elezioni per la Costituente, volute dallo stesso Maduro, e dai recenti risultati delle elezioni regionali. Bene, vuol dire che ne parleremo noi.

Ecuador: Lenín Moreno sta tradendo la Revolución Ciudadana

Ecuador: Lenín Moreno sta tradendo la Revolución Ciudadana

Cinque mesi fa, nella giornata di domenica 2 aprile, i cittadini dell’Ecuador sono stati chiamati ad eleggere il nuovo presidente del Paese sudamericano. In ballo c’era la successione al cinquantaquattrenne Rafael Correa, giunto oramai alla fine del suo terzo mandato. Tra i leader progressisti più amati dell’America Latina, Correa aveva infatti deciso di rispettare fino in fondo i dettami costituzionali, che gli vietavano di chiedere agli elettori un nuovo mandato presidenziale, essendo già stato eletto in tre occasioni (2006, 2009 e 2013), posizione ribadita anche quando i suoi sostenitori si sono mobilitati per raccogliere le firme al fine di indire un referendum costituzionale per modificare questo limite.